II restauro della chiesetta di San Martino: intervista a PugliArte

san-Marino29

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Dell’antica chiesetta di San Martino a Bari vecchia molti conoscono a malapena il nome e intravisto, incuriositi il suo portale settecentesco incastonato nel palazzo Bianchi-Dottula, e solo perché è collocato di fronte a un noto panificio sempre affollato nelle serate di movida cittadina. È una delle tante chiesette chiuse dagli anni ‘50 e ormai dimentiche. Ma ora, finalmente, grazie all’impegno dell’Associazione PugliArte, da tempo operante sul territorio per far conoscere il complesso patrimonio culturale pugliese, è partito il lungo processo di restauro e recupero di questo antico gioiello che presto, si spera, venga restituito alla fruizione dei barese e dei sempre più numerosi turisti attratti dalle nostre bellezze architettoniche e storiche.

Palazzo Bianchi-Dottula
Ingresso principale della chiesetta
Secondo ingresso

La prima apertura della chiesetta è avvenuta quasi in sordina,  lo scorso 19 dicembre, ed è stata riservata a un numero limitatissimo di visitatori. Noi ci siamo stati e prima della visita, abbiamo intervistato il presidente dell’Associazione, Alessandro De Luisi.

Allora com’è nata l’idea di “riaprire” la chiesa di San Martino?

«L’iniziativa di restaurare e rendere fruibile la chiesetta di San Martino nasce nel 2012 dopo una visita guidata, organizzata da PugliArte, nell’ambito del progetto Bari Nostra: tra arte e leggende. Attraverso la disponibilità della famiglia Mitolo – attuale proprietaria del luogo –, riuscimmo ad entrare nella chiesa. La chiesa versava, e versa tuttora, in grande degrado e di abbandono. Decisi allora di contattare un’associazione con cui avevo avuto delle collaborazioni, il CPES (Centro Promozione Edilizia Sud), per il quale lavorano imprese, architetti, ingegneri, diagnosti, insomma tutte le figure professionali necessarie per questo lavoro». 

Cosa si è fatto finora?

«Abbiamo iniziato a recuperare informazioni storiche, purtroppo poche, e quelle archeologiche, al fine di ricostruire il disegno della struttura originaria del tempio sepolta nei diversi strati della sua storia. Successivamente abbiamo chiesto e ottenuto la disponibilità della famiglia Mitolo alla concessione del bene per il suo recupero. Abbiamo seguito tutte le fasi di analisi, condotte con grande professionalità ed esperienza, dall’architetto Gerardo Milillo, già progettista, tra le tante del restauro della Cattedrale di Conversano. Questa lunga fase è culminata con  l’approvazione del progetto da parte della Sovrintendenza». 

Cosa manca? 

«I finanziamenti per partire con i lavori. Aspettavamo la riapertura del bando regionale “Radici e Ali”, che però ha chiuso con grande anticipo rispetto alla scadenza vera e propria, e malgrado le rassicurazioni dell’assessorato di riferimento, il nostro progetto è stato tagliato fuori. Ma non ci siamo fatti abbattere e continuiamo la nostra ricerca di bandi e di finanziatori per ridare luce finalmente all’unica chiesa non restaurata della città vecchia di Bari».

Cosa sappiamo in realtà della sua origine?

«La prima menzione della chiesa si ritrova in una pergamena del 1104 che la data al IX secolo. In un altro documento del 1309 si specifica che annesso c’era un locale dove i capitani tenevano i prigionieri. Le testimonianze artistiche che confermerebbero il IX -X secolo sono: un bassorilievo, purtroppo scomparso, rappresentante la discesa di Cristo agli inferi che sarebbe stato presente sul pianerottolo della scala interna, e la lastra tombale del sacerdote Smaragdo. L’iscrizione relativa a questo sacerdote è estremamente elogiativa. Smaragdo è detto rettore e non fondatore. Era attivo nell’insegnare ai bambini e fanciulli il canto, come pure nell’intervenire con i suoi beni ad alleviare le difficoltà dei poveri». 

E poi?

«Arriviamo gli anni 1684–86. Un altro documento cita la chiesa in riferimento alla visita del vescovo Ruffo. Da esso risulta essere già sotto il patronato dei Dottula. E infatti nel 1716 furono proprio i Dottula a promuovere il restauro della chiesa, così come si può ancora leggere nell’epigrafe posta sul portale».

Perché fu dedicata a San Martino?

«La dedicazione al vescovo di Tours, “il martello degli eretici”, si deve alla diffusione del suo culto già a partire dal VI secolo, soprattutto con la riconversione degli edifici teodoriciani dal culto ariano, molto praticato dai Longobardi, a quello cattolico. L’epoca longobarda sarebbe confermata da uno scavo, di cui non abbiamo dei riferimenti precisi, in cui fu trovato ad una profondità di 3 metri rispetto al piano di calpestio attuale, un sepolcro formato da una lastra a croce patente, inscritta in una ghirlanda stilizzata e da una epigrafe funeraria del già citato Smaragdo».

Cosa sappiamo della pianta della chiesa?

«La professoressa Bertelli identifica la struttura ecclesiastica come una chiesa ad aula unica con orientamento est–ovest, su cui nel corso del XVIII secolo è stato edificata un’altra a circa 2,5 metri sopra, con lo stesso orientamento. L’origine greca (seconda metà dell’XI) si potrebbe dedurre dall’analisi delle rappresentazioni sacre: la Deesis (= supplica, icona di Cristo tra Maria e Giovanni Battista) inserita nella piccola absidiola e della figura maschile in abiti vescovili, non identificato, posta davanti, con i tipici drappeggi».

Dopo aver contemplato il timpano acuto e un cartiglio sorretto da volute, varchiamo il portale

Sull’ingresso della chiesa…
… c’è un timpano acuto…
… con un cartiglio

«La stanza rettangolare mostra sul lato sinistro alla profondità di 3 metri, un ambiente dove è collocata una lastra sepolcrale con una croce greca inscritta in un cerchio, paragonabile all’epigrafe di San Nicola. Sul lato destro c’è un piccolo ambiente dove è collocata una iscrizione. Sul lato sinistro è presente un altare recente sormontato da un quadro della Madonna del Rosario. Sul gradino ci sono tracce di pavimentazione maiolicata (San Giacomo e Santa Scolastica) con motivi vegetali».

Altare laterale
Ambiente laterale dove si effettuano scavi
Scavi alla profondità di 3 metri
Pietra sepolcrale
Croce greca…
… resti di affresco

«Accanto all’altare vi è un secondo vano, molto probabilmente questi vani erano stati adibiti a cappelle.

Stanza interna alla chiesa

Entrando, a destra, si nota l’affresco di una Madonna con Bambino».

Secondo altare…
… con l’affresco di una Madonna con Bambino

«Sull’altare maggiore vi è un quadro raffigurante San Martino che dona il mantello XVII ignoto».

Altare maggiore…
… il dipinto sull’altare…
… raffigura San Martino

Il piano è percorribile su tavole da ponteggio che sovrastano gli scavi archeologici. A quando risalgono i vari saggi?

«Il primo scavo archeologico fu compiuto negli anni ’70 su volontà della sovrintendenza ed eseguito dal prof. Nino Lavermicocca. Si compone di due trincee realizzate in prossimità degli ingressi. Dallo scavo archeologico emersero strutture preesistenti di un’altra chiesa più antica e il già citato sepolcro di Smaragdo. Dal successivo scavo dell’ingresso secondario non emerse nulla, Pertanto lo si utilizzò per consolidare le strutture dell’estradosso della volta della cappella ovest».

«I secondi scavi archeologici furono realizzati nel 1994 sempre per conto della Sovrintendenza, sancirono la presenza di 4 fasi cronologiche di sviluppo della chiesa:

  1. IX – XI secolo
  2. XVI – XIX secolo
  3. Seconda metà XIX – prima metà XX secolo
  4. Seconda metà del XX secolo».

«Gli ultimi saggi effettuati tra il 2020 e il 2021 in prossimità dell’altare laterale, hanno evidenziato tracce di affreschi al momento non databili, ma che potrebbero riferirsi alla seconda fase cronologica di sviluppo della chiesa».

La chiesetta di San Martino non è un corpo isolato. Cosa resta della Bari bizantina?

«Tra il 970 e il 975 Bari divenne la sede del Catapanato d’Italia retto da un nuovo funzionario d’alto rango, il Catapano. Tracce della bizantinocrazia barese sono conservate nel Museo Diocesano. Nel palazzo Bianchi Dottula possiamo ammirare i resti di quello che fu il Monastero di San Nicola dei Greci…».

Che progetti per il futuro?

«Innanzitutto il totale ripristino della chiesa con lo svuotamento della pavimentazione per la creazione di un camminamento sotterraneo che sia spendibile nei percorsi turistici della città vecchia di Bari. Nella parte superiore della chiesa prevediamo la realizzazione di mostre temporanee, attività didattiche musicali, una piccola biblioteca storica della città di Bari. Auspichiamo che il recupero di questo diventi presto fruibile da tutti».


Galleria foto interni:

Particolari… degli altari…
… dove sono ancora visibili…
degli altari…
… stemmi…
… e degli interni…
… e affreschi
Sovrasta…
… la stanza…
… un antico lampadario
Fra le sue mure…
… sono ancora presenti…
… tanti tesori…
… che pian piano…
… i nuovi scavi…
… stanno portando…
… alla luce

Galleria foto piano superiore:

Tramite una ripida scalinata…
… saliamo al piano di sopra…
… in una piccola stanza…
… scopriamo materiali ancora da restaurare e…
… osserviamo la stanza dall’alto

Foto: Nicola Antonio Imperiale


Bibliografia

  • Archeologia di una città, Bari dalle origini al X secolo, a cura di G. Andreassi e F. Radina, pp. 524 -25, Edipuglia, Bari 1988
  • Bari Sotto la Città, a cura di M.R. Depalo e F. Radina, pag 68, Adda Editore, Bari 2008
  • Le chiese di Bari Antica, a cura di G. Barracane e G. Cioffari, pag. 207, Adda Editore, Bari 1989

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