Il primo telefono arriva in città nel 1886 – Ministoria della telefonia barese
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Dovettero passare pochi anni, dal 1881 – anno di autorizzazione ministeriale per la concessione di reti telefoniche urbane a concessionari privati –, perché i primi investitori facessero capolino a Bari.

Infatti, in occasione della Fiera Enologica del 1886, negli spazi del Mercato in Ferro, alla “Chiazze de Fìirre Fuse” (oggi Camera di Commercio), appare un chiosco pubblicitario dell’Impresa Barese dei Telefoni, immortalato da Enrico Bambocci.
L’impresa Barese Telefoni dei Fratelli Barone: era attiva infatti in quell’anno la prima postazione di telefonia urbana in via Abate Gimma. Nel 1902 il primo abbonamento annuale costava 150 Lire. Ma le cose non andarono molto bene.
Nel 1914 il testimone fu preso dalla “Zurighese”. E bisognerà attendere il 1924 per la prima vera organica riorganizzazione delle concessioni, che nella zona meridionale, venne affidata alla SET (Società Esercizi Telefonici).
Come tutte le cose italiane, anche questo decisivo cambiamento tecnologico fu accompagnato da ritardi, indecisioni e da curiosi avvenimenti. A tal proposito, riportiamo un emblematico, divertente aneddoto, ricordato da Alfredo Giovine del 1982:
Nel 1884 un nuovo ritrovato del progresso scientifico e tecnico, il telefono, apriva l’animo dei baresi a nuove speranze. I fratelli Barone e Giovanni Diana fondarono l’Impresa Barese dei Telefoni, per curare il servizio cittadino. La quota di abbonamento era di 150 lire annue. Però, scarsa efficienza del servizio, personale impreparato e difettose apparecchiature, provocarono la riduzione del discreto numero di abbonati, tanto da indurre la società a cedere i suoi diritti alla “Zurighese”, che ridusse l’orario di esercizio anticipandone la chiusura dalle ore 24 alle 21.
In tale sconfortante situazione il collegamento telefonico tra Bari e Napoli venne accolto con notevole soddisfazione come una prova da parte dello Stato di voler gestire al posto dei privati l’importante servizio.
A mezzogiorno del 19 dicembre 1904, sotto gli sguardi attenti di numerose autorità, l’ispettore delle costruzioni Montella si collega col centralino di Napoli e un applauso accoglie l’avvenimento tanto atteso.
Il progresso aveva fatto un altro passo avanti, ma alcuni episodi grotteschi, verificatisi durante le prove, fanno ricordare il proverbio barese ‘No nge stà muèrte sènza rise, no nge stà zite sènza chiànde’ (Non c’è funerale senza risa, non c’è matrimonio senza pianti).
Il cav. Clesi invita le autorità a provare di persona l’efficienza della linea telefonica appena inaugurata ed il gen. Lamberti chiama il Corpo d’Armata di Napoli; ma dall’altro capo dell’apparecchio si viene a sapere che non c’è nessuno. La centralinista chiama quello di Roma. Squilla il telefono e giunge la risposta: ‘Sono tutti a colazione’. Il generale barese non molla e va al contrattacco: ‘Chiamatemi il Ministero della Guerra’, ordina con autorità.
Manco a dirlo, anche lì non c’è nessuno. Il generale nasconde a malapena la sua contrarietà e borbotta qualche moccolo. E, come se il caso volesse vendicarsi giuocando un cattivo scherzo, squilla il telefono. Il Presidente della Camera di Commercio-di Napoli desidera conferire con il collega barese.
Ebbene il presidente della Camera di Commercio di Bari è assente!
Come si vede, ‘il dottore è fuori stanza’ non è un prodotto soltanto dei nostri tempi!.
C’era una volta Bari

Attingendo alle pubblicazioni dei primi elenchi telefonici, possiamo ricostruire la ministroia delle telefonia barese.
Nel 1905 il posto di Telefono interurbano era in via A. Gimma 32/40, sede della società di Antonio Barone e F.llo, mentre le postazione dei Telefoni di Stato erano due: una collocata nel Porto Nuovo, l’altra presso la Camera di Commercio. Per tre minuti di conversazione tra Bari e Foggia, o Avellino, Benevento, Brindisi, si pagava 1 Lira, mentre per conversazioni con Roma, Messina, Reggio Calabria, il costo era di 2 lire.
Nel 1913 (Guida di Bari del Cav. Tinti), appare il primo elenco telefonico alfabetico che registra 379 abbonati.
Nel 1914 gli abbonati passano a 470. Di seguito i primi 20 nomi:
N. 1 e 2 Marstaller, Hausmann (commercio olio, Estramurale e via Cairoli); con il 3, Boccasile Francesco (Estramurale); con il 4, Mincuzzi A e P. (Pastificio, via Capurso); con il 5, Roth G. e C. (vini); il 6 era assegnato a Sorrentino Antonio (Fonderia, Estramurale); il 7, Istituto Tecnico e Nautico (Ateneo); 8, Ferrovie dello Stato; 9, Lindemann Guglielmo (stabilimento, Estramurale 98); 10, Romanazzi marchese Giuseppe (Estramurale); 11, Abbatescianni (Fabbrica astucci); 12, Convitto Nazionale (Ateneo); 13, 14, Dazio (Estramurale e via Bitritto); 15, De Filippis Pasquale (Fabbrica mattoni); 16, Favia Nicola (Rappresentante); 17, Cattedra ambulante di Agricoltura (via Sparano); 18, De Risi F.lli (Fabbrica mobili); 19, Granata V.zo (Ag. Marittima); 20, Banca Commerciale (direttore); ecc. ecc.
A seguire gli abbonati crescono: nel 1919 sono 534; nel 1921: 643 e nel 1923: 1198.
Nel 1924, si costituisce la Società Telefonica delle Puglie e costruisce un proprio stabile dove impiantare le centraline. Esso era ed è in via Dante, angolo Marchese di Montrone e pubblica il primo “vero elenco telefonico”.
In esso vi sono, in ordine alfabetico e numerale, 1278 abbonati. Nel 1925 diventano 1309; nel 1931: 2900; nel 1946: 14.800, e così via. Nel 1988 la Puglia aveva oltre un milione di abbonati.

Il telefono, nel dopoguerra, era diventato ormai un mezzo di comunicazione importantissimo tanto da indurre la “Società” a metterlo a disposizione di tutti, a pagamento, in posti pubblici. Già nel 1945 apparvero i primi apparecchi a gettoni che ebbero un’evoluzione sempre più tecnologicamente progredita.
Negli anni Settanta apparvero le prime carte telefoniche prepagate, che ebbero, nei vent’anni successivi, un successo strepitoso. Divennero oggetti da collezionare, creando un mercato vivace e surclassando i filatelici (francobolli), i numismatici (monete e cartamoneta) e i cartofili (cartoline d’epoca). Chi vi parla fu un discreto protagonista di tale settore (oltre che di cartoline antiche e libri di storia locale), tanto da editare, nel 1991, il primo catalogo di Telecarte italiane.
Avevo rapporti epistolari con collezionisti di tutto il mondo; una per tutte: raggiunsi un corrispondente dell’isola Pitcairn (quella dell’Ammutinamento).
Che altro dire? Solo un’amara considerazione: sarà il progresso, ma l’amore e la passione del collezionismo, oggi è in fase di stallo. Mi auguro che possa tornare a palpitare nell’animo di quanti hanno a cuore la salvaguardia delle memorie nostre. Il collezionismo è storia e, poi, fa buon sangue!
Foto [c]Archivio Alfredo e Felice Giovine
Link Wikipedia carte telefoniche:
https://it.wikipedia.org/wiki/Scheda_telefonica
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Felice Giovine è nato a Bari. Nel 1985 ha creato il Centro Studi Baresi, il Comitato per l’eliminazione del J (gei) dall’italiano e dal barese; nel 2009 ha pubblicato e diretto U Corrìire de BBare (fino a febbraio 2012); nel maggio 2012, l’Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine” (con Rino Bizzarro, Gigi De Santis e Gianni Serena). È figlio di Alfredo da cui ha ereditato l’Archivio delle Tradizioni Popolari Baresi e la Sezione Civiltà Musicale Pugliese, oltre a la crosce de mbarà a le barise a llègge e a scrive come se dève la lèngua noste.



