Tra memoria e contemporaneità: la sperimentazione artistica di Nicola Casile
Nell’interstizio segreto tra candore e rimpianto si incunea l’arte di Nicola Casile, giovane artista calabrese noto con lo pseudonimo di NCArtist che, attraverso una citazione esclusiva e una firma del tutto personalizzata della Pop Art e di icone del mondo dello spettacolo, della storia, dell’infanzia e della fede, regala allo sguardo dei propri spettatori una semantica dell’immagine autentica e una possibilità di sosta nel pensiero.
Formatosi in Arte e Restauro delle opere pittoriche e successivamente in Pittura presso l’Accademia delle Belle Arti di Reggio Calabria, Casile è stato coinvolto sin da giovanissimo in interventi conservativi di luoghi di culto e strutture di pregio, come quello che lo ha visto impegnato con la Chiesa di San Domenico a Castelvetrano.

Ha ottenuto le prime gratificazioni con alcune esposizioni personali a Sala e a Cardeto, per poi proseguire con vernissage a Reggio Calabria in occasione delle Giornate Cardio Metaboliche Reggine, a Scilla con una mostra in Piazza San Rocco, a Lucca presso il B&B La Stagione dell’Arte Affittacamere dove alcuni suoi quadri sono rimasti esposti per circa un anno, fino al momento ‒ per adesso ‒ apicale della sua carriera artistica: la partecipazione al Festival internazionale d’arte “L’Ucraina è unita. U.A. United”, occasione durante la quale si è aggiudicato il Grande Premio con l’opera Sogni interrotti, un monito figurativo ad opporsi alle barbarie della guerra e a far vincere la resistenza pacifica.
L’arte di Casile
Dedito all’uso di collage, acrilici, bombolette spray, stencil, acquerelli, tele e cartoncini e con uno stile che si fa sincretismo perfetto tra una Pop Art arguta, un Nouveau Réalism concettuale che diventa concime per la mente e un omaggio a grandi classici ‒ dall’iconografia religiosa al mondo Disney ‒ dal magnetismo antico, la sua cifra artistica lo ha portato a varcare anche i confini internazionali, attraverso la partecipazione alla fiera d’arte a Berlino unitamente alla galleria Tait Group, sancendo un’ulteriore fermata di un percorso creativo tra plurivocità, memoria, contemporaneità e sperimentazione le cui destinazioni sono ancora inattese e in continua evoluzione.
Abbiamo conosciuto Nicola Casile in occasione della sua selezione per il progetto corale Luoghi della Bellezza di LuoghInteriori, al quale ha scelto di destinare un’opera stregante: L’Odalisca. Oggi vi raccontiamo di lui su Sinestetiche.
Il suo amore per l’arte
Nicola, il tuo rapporto con l’arte nasce molto presto, già da quei primi schizzi realizzati da bambino. Che cosa ricordi di quel periodo e quando hai iniziato a percepire il disegno non più soltanto come una passione, ma come qualcosa che avrebbe potuto diventare il tuo percorso?
Il mio rapporto con l’arte è nato molto presto, quasi spontaneamente. Da bambino disegnare era un modo per osservare e raccontare ciò che mi circondava. All’inizio era semplicemente una passione, qualcosa che facevo per curiosità e piacere. Crescendo, però, ho capito che il disegno non era solo un passatempo: era il linguaggio attraverso cui riuscivo a esprimermi meglio. È stato proprio questo legame sempre più forte con l’arte a farmi pensare che potesse diventare il mio percorso.
C’è stato un momento o una persona che ha orientato in modo decisivo questa tua scelta? Penso anche all’insegnante di storia dell’arte che alle scuole medie ti incoraggiò a proseguire gli studi artistici: quanto hanno contato le persone incontrate nel tuo cammino?
Sicuramente l’insegnante di storia dell’arte delle scuole medie ha avuto un ruolo importante, perché mi ha incoraggiato a continuare gli studi artistici e a credere nelle mie capacità. Nel mio percorso, però, sono state fondamentali anche le persone incontrate negli anni: insegnanti, artisti e persone che hanno saputo darmi consigli e stimoli. Ognuno, in modo diverso, ha contribuito a farmi comprendere che l’arte poteva essere non solo una passione, ma una vera scelta di vita.
La formazione
La tua formazione passa dall’arte al restauro, fino alla pittura all’Accademia. Che cosa ti hanno lasciato il confronto diretto con le opere del passato e lo studio delle tecniche tradizionali, e quanto di quella formazione ritroviamo oggi nel tuo modo di lavorare?
Il confronto diretto con le opere del passato e lo studio delle tecniche tradizionali mi hanno dato una solida base. Il restauro, in particolare, mi ha insegnato a osservare con attenzione la materia, i colori e i procedimenti utilizzati dagli artisti. Anche oggi questa formazione è presente nel mio modo di lavorare: cerco di mantenere un’attenzione artigianale alla tecnica, pur utilizzando materiali e linguaggi contemporanei. Credo che conoscere il passato sia importante proprio per poterlo reinterpretare con maggiore consapevolezza.
Nel tempo hai costruito un linguaggio nel quale convivono memoria e contemporaneità: i grandi capolavori della storia dell’arte, la Pop Art, il Nouveau Réalisme, l’immaginario Disney e anche l’estetica dei vecchi manifesti pubblicitari. Che cosa ti affascina di questo dialogo tra immagini così diverse e che cosa cerchi di aggiungere attraverso la tua reinterpretazione?
Mi affascina soprattutto la possibilità di mettere in dialogo immagini appartenenti a epoche e mondi completamente diversi. Nei miei lavori possono convivere riferimenti alla storia dell’arte, alla Pop Art, al Nouveau Réalisme, all’immaginario Disney e alla grafica pubblicitaria del passato. Mi interessa prendere immagini che appartengono alla memoria collettiva e modificarle, creando nuovi significati. Attraverso questa reinterpretazione cerco di dare allo spettatore qualcosa di familiare, ma allo stesso tempo diverso da come lo ricordava.
La sperimentazione
Collage, acrilico, stencil, bombolette spray: quanto è importante per te la sperimentazione della tecnica e come nasce, concretamente, una tua opera? È la materia a suggerirti la direzione oppure parte sempre da un’immagine o da un’idea precisa?
La sperimentazione è una parte fondamentale del mio lavoro. Utilizzare collage, acrilico, stencil e spray mi permette di combinare tecniche differenti e di trovare ogni volta una soluzione espressiva nuova. Il processo non è sempre completamente programmato: spesso parto da un’immagine o da un’idea precisa, ma lascio che siano anche i materiali a suggerirmi come procedere. Mi interessa molto proprio questo equilibrio tra progettazione e casualità, perché spesso è durante la realizzazione che l’opera prende una direzione diversa da quella immaginata inizialmente.
Nei tuoi lavori il personaggio principale diventa spesso il centro dell’attenzione, quasi un richiamo immediato per lo sguardo. Che cosa cerchi in un’immagine prima di trasformarla e che cosa vorresti che accadesse nello spettatore quando incontra una tua opera?
Quando scelgo un’immagine cerco innanzitutto qualcosa che abbia una forte capacità comunicativa, un personaggio o un volto che possa catturare immediatamente lo sguardo. Successivamente intervengo sull’immagine trasformandola attraverso colori, materiali, sovrapposizioni e riferimenti provenienti da mondi diversi. Vorrei che lo spettatore fosse inizialmente attratto dall’opera, ma che poi si fermasse a osservarla più attentamente, scoprendo particolari e significati ulteriori. In questo modo l’opera non rimane soltanto qualcosa da guardare, ma diventa uno stimolo a riflettere e a interpretare.
Le prime mostre
Nel tuo percorso ci sono state esperienze molto diverse, dalle prime mostre nella tua Calabria fino alle esposizioni più recenti in contesti nazionali e internazionali. Quale di questi incontri con il pubblico o quale riconoscimento ha rappresentato per te un vero punto di svolta?
Le prime mostre in Calabria sono state importanti perché mi hanno permesso di confrontarmi per la prima volta con il pubblico e di capire come le mie opere venissero percepite dagli altri. Con il tempo, arrivare a esporre in contesti nazionali e internazionali ha rappresentato una conferma del percorso fatto e mi ha dato maggiore consapevolezza. Più che un singolo riconoscimento, considero un punto di svolta il momento in cui ho iniziato a vedere il mio lavoro uscire dal contesto locale e dialogare con un pubblico più ampio. È stata una spinta a continuare a credere nella mia ricerca.
L’opera Sogni Interrotti
Sogni Interrotti, con cui hai affrontato il dramma della guerra in Ucraina e ottenuto il Grande Premio al Festival-Concorso Internazionale d’Arte “L’Ucraina è Unita”, mostra anche un lato più impegnato della tua ricerca. Quanto senti il bisogno, attraverso la pittura, di confrontarti con ciò che accade nel mondo e trasformare un’emozione personale in un messaggio condiviso?
Sogni Interrotti è nata dall’esigenza di confrontarmi con una realtà drammatica come quella della guerra in Ucraina. Di fronte a eventi così dolorosi, sento che l’arte può avere il compito di non rimanere indifferente, ma di trasformare emozioni, pensieri e sofferenza in un messaggio che possa essere condiviso. La pittura mi permette di parlare di temi complessi attraverso le immagini, cercando di suscitare nello spettatore una riflessione e soprattutto un sentimento di partecipazione. Il riconoscimento ottenuto con il Grande Premio al Festival-Concorso Internazionale d’Arte “L’Ucraina è Unita” è stato per me importante, ma ancora più importante è stato sentire che un’emozione personale poteva diventare un messaggio comprensibile e condivisibile da altre persone.

L’opera più importante
Se dovessi scegliere tra le tue opere quella che senti più vicina al tuo percorso e alla tua sensibilità, quale sceglieresti? E c’è un’opera che, a posteriori, consideri particolarmente importante perché ti ha fatto capire di essere arrivato a un linguaggio realmente tuo?
Se dovessi scegliere un’opera particolarmente vicina al mio percorso, sceglierei quella in cui sento maggiormente l’equilibrio tra le immagini della memoria, la cultura popolare e la mia interpretazione personale. È difficile indicare un’unica opera, perché ognuna rappresenta un momento diverso della mia ricerca. Credo però che ci sia stato un momento in cui ho smesso di cercare semplicemente di riprodurre o reinterpretare immagini già esistenti e ho iniziato a utilizzarle come punto di partenza per costruire qualcosa di personale. E proprio lì ho capito di aver trovato un linguaggio che mi apparteneva davvero.
L’Odalisca
È proprio all’interno di questo percorso che arriva la selezione per Luoghi della Bellezza di LuoghInteriori, per il quale hai scelto L’Odalisca. Ci racconti quest’opera? Che cosa ti ha spinto a realizzarla e che cosa rappresenta per te, anche al di là dell’immagine che vediamo sulla tela? Perché hai sentito che fosse quella giusta per raccontare il tuo personale rapporto con la bellezza e con i luoghi interiori?
L’Odalisca nasce dal mio interesse per la storia dell’arte e, allo stesso tempo, dalla volontà di confrontarmi con un’immagine che appartiene alla memoria collettiva. Ho scelto questo soggetto perché rappresenta per me un incontro tra passato e presente: da una parte c’è la bellezza della figura e il riferimento alla tradizione pittorica, dall’altra c’è la possibilità di trasformarla attraverso il mio linguaggio contemporaneo. Al di là dell’immagine rappresentata, l’opera parla anche di un mondo interiore, fatto di emozioni, ricordi e percezioni personali. Ho sentito che fosse adatta a raccontare il mio rapporto con la bellezza proprio perché non considero la bellezza qualcosa di statico: è qualcosa che cambia a seconda dello sguardo, della sensibilità e del momento che stiamo vivendo.

Progetti futuri
Oggi, dopo le esperienze maturate e le nuove aperture verso il panorama internazionale, qual è il sogno che porti ancora con te? In quale direzione vorresti spingere la tua ricerca e quali sono i prossimi progetti ai quali stai lavorando?
Il sogno che porto ancora con me è quello di continuare a crescere e di portare la mia ricerca sempre più fuori dai confini nazionali, confrontandomi con realtà artistiche e pubblici diversi. Vorrei continuare a sviluppare il mio linguaggio senza perdere il legame con la tradizione e con quelle immagini che hanno accompagnato il mio percorso. Allo stesso tempo, sento il bisogno di sperimentare nuovi materiali, nuove tecniche e nuovi soggetti. Tra i progetti futuri c’è quindi soprattutto la volontà di continuare a produrre, esporre e creare occasioni di confronto, mantenendo sempre la curiosità e la libertà che hanno caratterizzato il mio percorso.
Profilo Instagram Nicola Casile:
https://www.instagram.com/casile1994
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Laureata in Filologia Moderna, scrivo per varie testate giornalistiche. Sono editor e correttrice di bozze per libri eterogenei. Appassionata di poesia, ho sempre pensato che scrivere sia una sonda ed io continuerò ad esplorare.








