Quando una popolana accese Bari: la Portapannère e i moti del 27 aprile 1898
Portapannère
Quelli che conoscono un po’ di storia di Bari sanno che con i cittadini baresi c’era poco da scherzare: erano soliti scendere in piazza, rovesciare governanti, bruciare castelli e mettere a ferro e fuoco la città quando il malcontento superava i limiti del tollerabile. Ricordiamo la rivolta contro i Normanni del 1079, quella contro gli Spagnoli del 1647 e quando scesero in strada per difendere la torre del Duomo nel 1784, fino ad arrivare, in tempi più recenti, alla rivolta degli operai edili del 1962. In realtà, queste situazioni si sono verificate così spesso nei secoli che, pur volendo fare un elenco dettagliato, dimenticheremmo sicuramente qualche episodio importante. Possiamo quindi dire che la popolazione barese si è sempre dimostrata una comunità orgogliosa e pronta alla lotta per difendere i propri diritti e non farsi soverchiare dal malgoverno.
Fra tutti questi episodi, uno in particolare ha colpito di recente la nostra attenzione: la rivolta del 27 aprile 1898, capeggiata dalla popolana “la Portapannère” (o “portabandiera”, traduzione dal dialetto).
La Portapannère
Ma chi era la Portapannère che ha ispirato cronache, racconti, poesie e perfino opere teatrali?
Si chiamava Anna Quintavalle, era nata nel marzo del 1875 e aveva sposato a 18 anni il ferroviere Francesco Loprieno. Era una donna del popolo, dall’aspetto comune, che portava sul volto i segni del vaiolo; per questo venne inizialmente soprannominata “la mosce”.
Lo storico Vito A. Melchiorre asseriva di averla conosciuta alle soglie dei sessant’anni e così la descriveva:
Era una donnetta di statura regolare, magra, vivace e col viso che, se privo di butteri, si sarebbe potuto dire simpatico.
Il negozio di pane e farina
Questa donna semplice e apparentemente anonima, quel fatidico giorno, si era recata al negozio di pane e farine di Onofrio Fanelli, detto “Vagghie Vagghie”, nei pressi della cattedrale.
Come riportato dal sito del Centro Studi Baresi, lo scrittore ed esperto di storia e folklore locale Felice Giovine specifica che questo fosse il soprannome del proprietario del negozio e non della moglie, ricordando quanto scritto da un giornalista della rivista settimanale Apulia, che aveva redatto le cronache di quei giorni di tumulto:
L’agglomerato massimo era presso il negozio di pane e farine di Onofrio Fanelli, detto Vagghh Vagghh, alle spalle del seminario.
Qui la moglie del negoziante iniziò un diverbio con le acquirenti, dando una notizia destinata ad accendere gli animi: il prezzo della farina era passato da nove a dieci soldi al chilo. All’epoca, infatti, a causa della grave crisi economica nazionale del 1897-1898, anche i generi di prima necessità subivano continui aumenti.
La lite che ne seguì fece perdere il controllo ad Anna Quintavalle, che si mise a capo di un piccolo gruppo di contestatrici per protestare contro il sindaco per quello che veniva percepito come un aumento ingiusto della farina.
Mentre il gruppo attraversava i vicoli della città, la compagnia cresceva in maniera esponenziale, trasformandosi in una vera e propria folla.

La rivolta
In testa al corteo c’era la Quintavalle, che da quel momento fu soprannominata “la Portapannère”. Con una bandiera improvvisata – le cronache non sono concordi e gli storici discutono ancora su cosa portasse come vessillo: forse uno straccio, un sacco di iuta o persino la bandiera di un altro Stato – guidò il gruppo prima verso la residenza del sindaco e poi fino al Palazzo di Città.
Il sindaco Giuseppe Re David provò inutilmente a calmare gli animi affacciandosi dal balcone. Le sue parole si persero nel fragore della folla ed egli stesso fu agguantato da alcuni cittadini inferociti riusciti a penetrare negli uffici municipali. Solo per un caso fortunato evitò il linciaggio.
I rivoltosi scaraventarono mobili dalle finestre, distrussero archivi e diedero fuoco ai locali utilizzando della benzina. Solo l’intervento della fanteria e della cavalleria evitò il peggio e la sommossa fu infine sedata.
Tutti tornarono alle proprie case, compresa l’irascibile Anna Quintavalle.
Nei giorni successivi giunsero in città circa 4.000 soldati e nel porto attraccò l’incrociatore Etruria, che con i suoi sedici cannoni puntati verso la città spense sul nascere ogni ulteriore velleità insurrezionale.
Nel mese di maggio il governo fu affidato al generale Luigi Pelloux, che riuscì a ristabilire l’ordine anche in Puglia, dove situazioni ancora più gravi si erano verificate a Minervino Murge, Molfetta, Bitonto e Foggia.
Nonostante il tempo trascorso, il ricordo del la Portapannère – una donna semplice ma una barese verace, capace di guidare una rivolta popolare – non è mai svanito e continua a riecheggiare nella memoria e nei racconti della città.
Copertina e immagine interna: Gemini Google rielaborazione grafica Nicola Antonio Imperiale
Fonti:
- Vito Antonio Melchiorre, Storie baresi, Levante Editori, 2010, Bari
- Michele Fanelli, Storie di Bari, Progedit, 2025, Bari
- http://www.centrostudibaresi.it
- Corriere delle Puglie, 29-30 aprile 04-05-06 maggio 1898
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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.