Il Manicomio Provinciale di Bari: un progetto mai realizzato
Manicomio
Abbiamo trattato spesso il tema dei palazzi e degli edifici storici baresi, interessante è scoprire come diversi progetti, realizzati sulla carta da ingegneri illustri, non siano mai diventati una realtà tangibile, fra questi abbiamo parlato della Casa del Fascio mai realizzata a Bari, ma c’è un altro progetto egualmente interessante che non ha mai “visto la luce”: il Manicomio Provinciale.

Il concorso nazionale per il Manicomio Provinciale
Nel 1923 l’Amministrazione Provinciale si pose il problema di realizzare a Bari un Manicomio Provinciale di notevoli dimensioni, infatti avrebbe dovuto ospitare 600 pazienti e doveva essere pensato con la possibilità di ampliarlo a 800, tipo villaggio con aule e laboratori. L’avviso di concorso apparve sul La Gazzetta di Puglia del 18 febbraio e recitava:
L’amministrazione della Provincia di Bari ha bandito il concorso nazionale per il progetto di un Manicomio provinciale capace di ricoverare 800 ammalati, con annesso istituto ortofrenico e casa di salute a pagamento. […]
Al progettista vincitore sarebbe andato un premio di lire 50.000 e 20.000 al secondo classificato. Il termine ultimo per consegna del progetto era fissato per il 30 settembre alle ore 12.

L’Associazione Nazionale degli Ingegneri Italiani protesta
Il bando fu subito accolto con parecchie critiche dalla locale sezione dell’Associazione Nazionale degli Ingegneri Italiani, che il 14 aprile sempre sul La Gazzetta protestava per i termini “troppo stretti” per la presentazione degli elaborati e dei documenti, cogliendo anche l’occasione per sottolineare come spesso a Bari fossero eseguiti progetti di edifici e opere, anche di una certa importanza, senza la direzione dei lavori da parte di “un ingegnere iscritto all’Albo esistente presso il Consiglio dell’Ordine”.
Nonostante il termine di consegna dei progetti fu effettivamente spostato 2 volte dalla Deputazione Provinciale di Bari, prima al 31 dicembre e poi al 29 febbraio 1924, le polemiche fra l’Associazione degli Ingegneri e l’Amministrazione Provinciale sembrarono non cessare minimante, anzi si infiammarono ancor di più, tanto che l’associazione di Bari invitò anche le altre associazioni sul territorio nazionale a boicottare il bando perché ritenuto carente.
Eppure qualcuno si iscrisse lo stesso al concorso e nonostante le difficoltà dovute alla tempistica, i progetti arrivarono alla giuria che li visionò e selezionò.
I vincitori
Vinsero tre giovani architetti associati: Gaetano ed Ernesto Rapisardi e Domenico Sandri.

Il progetto fu anche pubblicato su “Architettura e Arti decorative” la rivista ufficiale del sindacato nazionale fascista architetti, particolarmente importante all’epoca, che così riportò la notizia della loro vittoria:
Bari – Concorso per il Manicomio provinciale. In questa gara la vittoria ha arriso a tre giovani architetti i sigg. Gaetano ed Ernesto Rapisardi e Sandri (associati). È degna di nota la semplicità delle forme cui si sono attenuti i tre giovani artisti, che hanno assai curato la razionale sistemazione dei fabbricati e la chiarezza delle piante. […]

Nonostante gli elogi degli stessi colleghi, l’edificio però non fu mai realizzato e il progetto presto fu accantonato e dimenticato.
Ormai a distanza di più di un secolo, possiamo solo provare a immaginare quanto avrebbe cambiato il volto della città questa grandiosa opera architettonica.
Bibliografia:
- La Gazzetta di Puglia, 18 febbraio – 14 aprile 1923
- Architettura e Arti decorative, 1925 -1935
- Angela Colonna e Michele Lastilla, Storia e cultura di una città edifici pubblici a Bari 1900-1950, Regione Puglia – Assessorato Cultura, Unione Tipografica, 1987 Bari.
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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.