A Bari era il boato del cannone a segnare lo scoccare del mezzogiorno
cannone
Spesso le cronache della città di Bari riportano la presenza di un cannone nel fortino di S. Antonio Abate, usato per sparare colpi a salve in occasioni di feste, come la Vidua Vidue ad esempio, o altre celebrazioni ma grazie allo storico V. A. Melchiorre scopriamo che c’era addirittura un secondo cannone che con uno scoppio segnava il mezzodì ogni giorno.
I due cannoni
Il primo era un calibro 75, chiamato cannone piccolo che serviva a sparare colpi a salve durante le feste e il secondo, un obice da 149, denominato il cannone grande concesso dall’esercito regio al Comune per segnalare ogni giorno con il suo boato il mezzogiorno.
I due cannoni risalenti a un’epoca lontana in cui erano essenziali per tener lontani i nemici, erano chiaramente sempre bisognosi di continue manutenzioni per essere sempre in sicurezza e non scoppiare fra le mai degli armieri.
L’arrivo della prima guerra mondiale nel 1915 sconvolse non solo la vita ma anche le usanze dei baresi e il cannone grande smise di tuonare a mezzogiorno.
La tradizione del cannone di mezzogiorno riprende
Nel 1919 il sindaco Bottalico, dopo la fine de conflitto, decise di ripristina la vecchia usanza e di far sparare il cannone. Purtroppo dopo quasi 4 anni di inutilizzo ormai entrambe le bocche da fuoco erano ormai in condizioni pessime ed era impensabile riutilizzarle.
Così il sindaco che non voleva darsi per vinto, ne chiese uno nuovo alla direzione dell’artiglieria. Il 3 maggio venne consegnato il nuovo cannone con tanto di munizioni.

Quasi un anno dopo nel 1920 la tradizione dello sparo del cannone a mezzogiorno ricominciò. A fine 1921 si pensò bene di spostare la postazione alla punta del molo S. Antonio. Ma inaspettatamente nel 1922 il cannone smise nuovamente di sparare.
Scoppia la polemica
Pare infatti che le continue vibrazioni avessero causato il crollo di alcuni fabbricati fatiscenti e molto spavento nel vicinato, questo aveva anche creato una polemica fra chi era pro e chi era contro l’antica tradizione, come testimonia il Corriere delle Puglie del marzo 1922.

Come se non bastasse dei ladri avevano fatto “piazza pulita” di tutte le munizioni, lasciando solo il cannone troppo pesante e ingombrante per poterlo spostare senza essere notati.
Melchiorre ci racconta però che i baresi non riuscivano proprio a stare senza il boato del loro cannone e nel 1927 dal molo Pizzoli una nuova bocca di fuoco fece sentire la sua voce alle 12.

Per altri 11 anni il boato del potente obice a mezzodì scosse l’aria, finché nel 1938 la seconda guerra mondiale portò all’irrevocabile fine del rito dello sparo di mezzogiorno.
Fonte:
- Vito Antonio Melchiorre, Storie di Bari, Adda Editore, 2001 Bari
- Vito Antonio Melchiorre, Bari nella storia, Adda Editore, 2002 Bari
- Corriere delle Puglie, 28 marzo 1922
Link Centro studi baresi Vidua Vidue:
http://www.centrostudibaresi.it/la-vidua-vidue/
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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.

