Museo Diocesano di Bari: un luogo che custodisce storia e arte
Museo Diocesno
Pergamene antiche, quadri, manufatti finissima fattura, reperti scultorei, questo è molto di più è il tesoro custodito al Museo Diocesano di Bari, allestito al primo piano dell’Episcopio in strada Ronchi. Abbiamo deciso di visitare questo luogo così ricco di storia, posto nel cuore di Bari vecchia, sito proprio di fronte all’isolato 49.
L’ingresso del Museo Diocesano
Entriamo dall’ingresso dell’edificio e saliamo la scala fino al primo piano. Sui muri scorgiamo epigrafi e bassorilievi, quasi a dare un piccolo assaggio di quello che poi vedremo nel museo.
Varcata la soglia possiamo prendere due direzioni destra o sinistra, perché le sale espositive sono disposte per tutto il piano. Procediamo prima verso sinistra perché la nostra curiosità è subito attratta dai reperti scultorei appesi alle pareti.

La prima sala
Siamo nel Lapidario Medioevale, oltre agli stemmi dei vari vescovi che si sono succeduti nei secoli, ci sono frammenti di colonne, lastre, plutei, stipiti, architravi dal III al XV secolo, oltre a due capitelli e il cupolino del ciborio di Anseremo da Trani del XIII-XIV sec., che delineano la storia della Cattedrale di Bari e i suoi tanti restauri dovuti anche al passaggio dei popoli che hanno dominato la città e che di conseguenza hanno lasciato tracce della loro presenza nell’architettura dell’edificio.
Gli Exultet
La sala successiva contiene invece i documenti più famosi e importanti del museo: gli Exultet e il Benedizionale. Per meglio mettere in mostra questi importantissimi documenti, è stata allestita una sala multimediale con schermi che narrano la storia e l’importanza delle quattro pergamene divise nelle tre teche in vetro.
Il termine Exultet è preso dal primo verso della pergamena:
Exultet iam angelica turba caelorum
Ovvero
Esulti il coro degli angeli, esulti l’assemblea celeste
Questi testi risalgono all’ XI secolo ai tempi di una Bari florida e con un’intensa attività mercantile, già prima dell’arrivo delle spoglie di San Nicola. I quattro rotoli liturgici sono stati realizzati nello scriptorium barese e redatti con la scrittura beneventana nella sua tipizzazione barese, denominata per questo Beneventana Bari Type.
Durante la veglia pasquale, le pergamene venivano srotolate sugli amboni, le tribune rialzate dalle quali venivano lette le scritture, per dare la possibilità al popolo di seguire la preghiera grazie anche alle meravigliose miniature.
Guardando questi rotoli inestimabili, non è possibile non notare la raffinatezza e la vividezza dei colori e delle immagini contenute nelle pagine cucite fra loro che raccontano, ognuna con dovizia di particolari, una storia. Due particolarità attirano la nostra attenzione: la figura di Cristo al centro di una rosa dei venti e le annotazioni a “neumi”, delle notazioni musicali che l’officiante doveva tener presente durante la declamazione della celebrazione. Qualcosa di simile alle attuali note sul pentagramma.

Le altre sale del Museo Diocesano
Dopo essere rimasti affascinati da tanta bellezza, volgiamo la nostra attenzione all’altro lato del piano dove è posta la Pinacoteca, i paramenti e i manufatti liturgici. Queste sale sono forse un po’ sottovalutate dal pubblico ma al loro interno contengono delle opere di incredibile bellezza.

Appena entrati nella prima, la sala Tridentina, è il quadro del “Cristo risorto”, opera di Andrea Bordone del XVI sec., che ci colpisce con tutta la potenza evocativa, sulla parete altri capolavori ci stupiscono: un’effige di San Francesco, una Madonna Odegitria e un crocifisso e di fronte a queste opere il dipinto di Carlo Rosa: San Giovanni della Croce del XVII sec.
Oltre agli altri mirabili dipinti, notiamo teche con i paramenti liturgiche di cardinali e arcivescovi e una con calici e pissidi in argento di pregevole manifattura napoletana.
Lasciamo questa sala ed entriamo nell’ultima visitabile al momento, quella barocca, anche questa molto grande e piena di opere d’arte.

Dipinti, busti in argento e tanto altro
Il nostro occhio è subito attratto dal meraviglioso faldistorio con pedana in legno intagliato e dorato dell’Arcivescovo Michele Basilio Clery (1823-1858).
È impossibile poi non notare i quadri di Michele Lapegna, Antonio Miglionico, e altri artisti di grande rilievo. Scopriamo anche qui pregevoli paramenti liturgici, oltre a vetrine con calici, ostensori e reliquiari.
Da non dimenticare il bellissimo busto di San Sabino in argento della scuola napoletana dell’argentiere Andrea Finelli che spicca al centro della sala.
Ed è proprio di fronte a quest’opera che troviamo un altro dipinto dalla grande potenza evocativa: “la Pietà” di Andrea Vaccaro del XVII secolo. I colori cupi dello struggente dipinto hanno quasi un contraltare nel dipinto “L’estasi di San Giuseppe da Copertino“, posto a pochi passi dal primo, i cui colori sono invece molto vivaci.
La nostra visita finisce qui, ma il personale volontario del museo ci confida che presto apriranno al pubblico altre due sale, così appena usciti dal museo già non vediamo l’ora di ritornare per poterci immergere nuovamente nella storia e nell’arte che custodisce.
Link del Museo Diocesano:
https://www.arcidiocesibaribitonto.it/curia/museo-diocesano
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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.






























