La storia del rabbino Mosè da Bari: dimenticato dalla sua città ma noto all’estero
Mosè da Bari
Molti sono i personaggi che hanno riempito le pagine dei libri di storia barese, ma ancor di più sono quelli che sono stati dimenticati. Oggi, ripercorriamo la storia di un altro illustre personaggio della città che sembra essere stato dimenticato dai posteri: Mosè da Bari dotto rabbino del X secolo.
A guidarci alla riscoperta della vita avventurosa di questo conterraneo, questa volta, saranno le parole scritte dall’economista barese Salvatore Cognetti De Martiis (1844-1901).

La comunità di Mosè da Bari
È ben noto che in città esisteva fino al XVI secolo una comunità ebrea molto dinamica e attiva nel commercio e nel campo dei prestiti ed è perfino documentata a Bari una sinagoga, non più esistente, che si affiancava a quelle pugliesi fra cui c’erano anche quelle di Trani e Otranto. In questa comunità c’erano personaggi dalla grande reputazione, fra questi un ruolo di primo piano assunse il rabbi Mosè che, per la sua cultura e saggezza, godeva di grande reputazione perfino in Europa e in Asia.
La sua fama era destinata a crescere a dismisura anche se per farlo avrebbe dovuto affrontare disgrazie e privazioni e soprattutto lasciare le coste pugliesi.
Il viaggio del rabbi
Pare che nel 956, Mosè con moglie, figlio e altri tre rabbini s’imbarco per raggiungere le coste della Palestina e successivamente proseguire per la Samaria.
Le ragioni del viaggio non sono note ma l’esito sì.
Il bastimento fu abbordato da un gruppo di pirati voluti dal Califfo di Cordova Abd-ul-Rahman III e guidati dall’ammiraglio Ibn-Rumachis che spadroneggiavano nel Mediterraneo. Il carico fu depredato e i passeggeri ridotti a merce da vendere come schiavi.
La moglie di Mosè, per sfuggire alle non gradite attenzioni dell’ammiraglio cordovese, preferì buttarsi in mare, lasciando vedovo suo marito e orfano suo figlio che sbarcarono a Cordova. Qui, per loro fortuna vennero riscattati dalla comunità israelita ma vissero nell’anonimato e nella miseria più nera.
La loro vita sembrava ormai segnato da questa assurda disgrazia, quando il destino riservò per loro una nuova sorpresa.
Incontro fra Mosè e il rabbi Natan
Durante un incontro nella sinagoga cordovita dove il rabbi Natan, considerato gran conoscitore della Legge, spiegava il Talmud, il saggio Mosè non poté fare di muovere obiezioni ad una sua interpretazione. Chiaramente, le spiegazioni dei suoi dubbi erano accompagnate da dettagliate argomentazione e da un’ evidente padronanza di linguaggio e della materia.
Molte furono le domande che l’assemblea pose a quello straniero sconosciuto e le sue rispose dotte e precise, tanto da lasciare tutti sorpresi compreso lo stesso Natan. Il rabbi della sinagoga con grande umiltà, riconobbe che le virtù nel nuovo arrivato erano molto al di sopra di quello che si poteva presumere dai suoi abiti di straccione e dichiarò pubblicamente di aver trovato il suo maestro.
Mosè da Bari diventa il capo della sinagoga
In poco tempo, Mosè da Bari divenne il successore di Natan come capo della sinagoga cordovita e la sua fama crebbe a dismisura superando i confini spagnoli e divenendo un punto di riferimento per le Sinagoghe di Levante. In quegli anni fondò anche una scuola talmudica a Cordova.
La fama del rabbino giunse alle orecchie dell’uomo che aveva distrutto la sua vita: l’ammiraglio Rumachis. Questi, rendendosi conto che rispetto al suo valore lo aveva venduto ad un prezzo modico, ebbe l’ardire di chiedere un’ ulteriore somma di denaro alla comunità israelita per la loro nuova guida spirituale.
La sua richiesta fu respinta dal Califfo e Mosè fu confermato maestro e giudice della sinagoga di Cordova, trasformando il Califfato nel punto focale della scienza ebraica.
La morte di Mosè
Mosè per il resto della vita fu un uomo umile e non assunse mai il titolo di Gaon, cioè capo della Sinagoga babilonese.
Morì nel 963 e a lui successe suo figlio Enoch che si dimostrò degno figlio di suo padre.
Di Mosè da Bari restano molte prove documentali e consulti legali nella comunità ebrea, ma la scarsa memoria dei baresi ha consegnato all’oblio un altro dei suoi figli che, come spesso è accaduto, in altri lidi ha goduto di onori e fama.
Bibliografia:
- Salvatore Cognetti de Martiis, Barinon, numero unico pel monumento a Niccolò Piccinni, Stabilimento Tipografico Cannone, Bari 1881
- Pasquale Sorrenti, I Baresi, Tipolitografia Mare, Bari 1980
Link Treccani Salvatore Cognetti de Martiis:
https://www.treccani.it/enciclopedia/cognetti-de-martiis-salvatore_%28Dizionario-Biografico%29/
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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.
Una dimenticanza abbastanza ovvia, vista la sua partenza per altri lidi.
Storia interessante in ogni caso.