La Madonna di Costantinopoli: l’icona amata dai baresi che arriva dall’Oriente

Madonna di Costantinopoli

Madonna di Costantinopoli

Da secoli attira fedeli da tutto il mondo ed è uno degli oggetti di culto più amati dai credenti baresi, parliamo dell’icona della Maria Santissima di Costantinopoli chiamata anche “Madonna della Odegitria”, “La Madonna di Costantinopoli”, e in dialetto barese “La Madonna ggnore” (La Madonna nera) e “La Madonne d’u u-acìidde” (La Madonna dell’augello). Se visitate la cattedrale di Bari non ci si può sottrarre dallo scendere nella sua cripta e osservare su un altare barocco questa famosa raffigurazione della Madonna Odegitria: Maria con Gesù bambino al suo fianco che tiene fra le dita un uccellino.

Se visitate il Duomo…
… dovete visitare la cripta

La storia della Madonna di Costantinopoli

La storia di questa icona è molto travagliata. Nell’antico manoscritto risalente all’892, scritto da un certo padre Gregorio e scoperto dall’abate Calefati (alcuni dicono addirittura scritto dallo stesso), si narra di come due monaci nel 733 abbiano trafugato da Costantinopoli l’icona di una Madonna della Odegitria (colei che mostra la via), dipinta secondo al tradizione da san Luca, per sottrarla dalla follia iconoclasta dell’imperatore Leone III Isaurico. Il loro scopo era consegnarla a papa Gregorio III a Roma.

La Madonna Odegitria

Tutto cambiò, quando a causa di una tempesta in mare, i due monaci bizantini, che nel frattempo si erano imbarcati su un veliero diretto a Ravenna, trovarono riparo nella città di Bari. Dalla Puglia nei piani iniziali avrebbero dovuto poi proseguito il loro viaggio fino ad arrivare in Vaticano.

Purtroppo per loro, scoperto l’importante carico l’arcivescovo Leone Bursa, seguito dal clero e dal popolo barese, convinsero (forse meglio dire costrinsero) i monaci a cambiare piani e lasciare la raffigurazione mariana a Bari.

Nella città pugliese, la Madonna di Costantinopoli fu portata in processione e trattata con tutti gli onori. Addirittura per l’immagine sacra fu anche costruito un altare sorvegliato giorno e notte dai due monaci che l’avevano portata nel capoluogo pugliese e da sacerdoti scelti dall’arcivescovo.

L’altare barocco dell’icona nella cripta della cattedrale

I miracoli e la festività

Molti furono i miracoli attribuiti all’icona: dalle guarigioni miracolose alle piogge abbondanti. E in poco tempo ottenne così tanto valore agli occhi dei baresi che l’arcivescovo decise di fissare una festività per venerare l’icona: così dal primo martedì di marzo per gli otto giorni successivi si celebra la liturgia mariana.   

È bene ricordare che Maria SS. di Costantinopoli il 17 aprile 1818, con Decreto della Sacra Congregazione dei Riti è stata dichiarata Patrona e Protettrice di Bari e della provincia, insieme a San Nicola.

Una copia amata come l’originale

A dire il vero però la sacra raffigurazione presente in cattedrale non è l’originale, distrutta probabilmente durante la conquista turca quella attuale risale infatti alla metà del 1500 e forse è un’opera del pittore Onofrio Palvisino da Monopoli, ma questo non diminuito in alcun modo la venerazione che ne hanno attualmente i fedeli.

L’icona originale era verosimilmente più grande e la Madonna della Odegitria era seduta su un trono. Comunque, per preservarla all’immagine cinquecentesca già dal 1700 è stata soprapposta una copertura metallica, oggi la riza in questione è in argento.

L’icona nella sua riza in argento

I restauri della Madonna di Costantinopoli

Il quadro ha ricevuto diversi riconoscimenti da parte del Capitolo Vaticano e dal papa. Ha inoltre subito vari restauri che hanno addirittura portata alla scoperta di una diversa posizione della mano della Vergine nell’immagine del 1500. Originariamente era infatti deposta sulle ginocchia e non sul petto, come invece appare oggi ai fedeli.

Un’icona sacra molto amata dai baresi e da tutti i fedeli in pellegrinaggio, che pur arrivando da lontano ribadisce, se ce ne fosse ancora bisogno, i profondi legami commerciali, culturali, storici e chiaramente anche religiosi della città di Bari con l’Oriente.


Bibliografia:

  • Nino Lavermicocca, Bari. Le chiese della città vecchia, Adda Editore, 2005
  • Vito Antonio Melchiorre, Storie di Bari, Adda Editore, 2001

https://www.arcidiocesibaribitonto.it/

Link Wikipedia Odigitria:

https://it.wikipedia.org/wiki/Odigitria

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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.

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