Accadde a Bari – La tragica strage di via Niccolò dell’Arca (1943)

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Correva l’anno 1943. Mercoledì 28 luglio, i militari aprono il fuoco su una pacifica manifestazione antifascista.

Il 25 luglio il regime fascista cade. Il giorno successivo, il 26, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Mario Roatta, invia tramite fonogramma al IX Corpo d’armata e alle prefetture di Bari e Lecce un’importante circolare riguardo l’ordine pubblico, qui i punti più importanti:

Comando Supremo ordina:

1. nella situazione attuale, col nemico che preme, qualunque perturbamento dell’ordine pubblico anche minimo, e di qualsiasi tinta, costituisce tradimento e può condurre, ove non represso a conseguenze gravissime; qualunque pietà e qualunque riguardo nella repressione sarebbe pertanto delitto

2. poco sangue versato inizialmente risparmia fiumi di sangue in seguito. Perciò ogni movimento deve essere inesorabilmente stroncato in origine

Pur fortemente sconsigliata dal prefetto e dal questore, la mattina del mercoledì parte una manifestazione pubblica a sostegno della liberazione dei prigionieri per ragioni politiche.

La tragedia avvenuta durante la manifestazione

Un corteo di 200 manifestanti “armati” di sole bandiere si divide in due gruppi: il primo si dirige verso corso Vittorio Emanuele alla sede del IX Corpo d’Armata, mentre il secondo prosegue verso via Niccolò dell’Arca dove c’è la sede della Federazione del disciolto Partito Fascista. Se la pacifica manifestazione del primo gruppo si conclude con qualche scaramuccia e cinque arresti a seguito dell’accusa di danneggiamento e dell’appropriazione indebita di una macchina da scrivere, il secondo gruppo incorre in conseguenze molto più gravi. Un reparto formato da uomini del Regio Esercito, Reali Carabinieri e militanti del partito fascista disposti davanti alla palazzina per ragione di ordine pubblico apre il fuoco sui manifestanti. A terra rimasero 20 morti e più di 38 feriti (numero mai accertato).

La lapide commemorativa nei Giardini di Piazza Umberto I
Alcune delle vittime, i cui nomi sono riportati sulle pietre di inciampo nei giardini,…
… erano giovanissime

Alla strage seguirono diversi arresti, non solo dei manifestanti ma anche, il giorno successivo, di coloro che erano stati individuati come gli organizzatori della manifestazione: l’avv. Loizzi Domenico, De Secly Luigi, prof. Canfora Fabrizio, Colella Carlo. In seguito saranno tutti rilasciati.

Della sparatoria fu accusato il Sottufficiale Carbonara Domenico quale unico responsabile della tragica fine degli antifascisti baresi. Secondo la ricostruzione dei fatti, il sergente Carbonara si trovava alle spalle del corteo e aveva sparato alcuni colpi di pistola sulla folla. In realtà le prove portavano a credere che i colpi fossero arrivati da più direzioni anche dai piani superiori dell’edificio. A causa delle numerose discrepanze e l’insufficienza di prove il Tribunale Militare Territoriale di Guerra di Taranto il 7 gennaio 1944 assolse l’imputato da ogni accusa.


Fonte:

  • Archivio di Stato di Bari
  • Archivio Ipsaic

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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.

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