Storie di Puglia – La signura Leta: la leggenda nera delle campagne di Mesagne
Leta
Torniamo a parlare di storie e leggende pugliesi, oggi viaggiamo nelle campagne di Mesagne alla scoperta di una storia da brividi che ha per protagonista il fantasma di una giovane donna che si aggira disperata nella notte: la signura Leta. Questa storia di folklore locale è così famosa che oltre ad aver ispirato scrittori e narratori, nel 2004 i fratelli Gabriele e Vittorio Magrì ne hanno tratto un film: “Bianco scarlatto”, girato alla periferia di Mesagne con la partecipazione dell’attore Franco Nero.

Ma di cosa parla questo racconto?
Iniziamo con il dire che il nome Leta non è chiaro da dove derivi, forse dallo storpiamento di un nome o di un termine dialettale, inoltre ci sono più versioni della storia, perché ogni narratore ha aggiunto negli anni qualche particolare più o meno rilevante per creare ancora più suspense al racconto.
La storia della “signura Leta”
Quella più conosciuta narra della figlia di un ricco proprietario terriero che si innamora ricambiata di un povero ciabattino.
È inutile dire che l’amore di questi Romeo e Giulietta salentini è assolutamente contrastato dal padre di lei che non vuole come genero un poveraccio. Così l’uomo incarica i suoi figli maschi di sorvegliare la sorella. Come nelle migliori tragedie, i giovani innamorati testardi e immaturi, sotto la spinta del loro amore, sfidano il destino e pensano che la fuga sia la soluzione migliore.
Forse, in cuor loro, sperano che il tirannico genitore, trovandosi davanti al fatto compiuto di un’offesa all’onore familiare, li lasci vivere le loro vite.
Ma chiaramente le cose non vanno in questa direzione. I due amanti si incontrano in una masseria in campagna (in alcune versioni masseria La Calana, in altre masseria Lu Macchiu), lei addirittura vestita con un abito bianco da sposa per suggellare davanti a Dio e al mondo il loro legame.

Il triste destino dei due amanti
Tuttavia, i due giovani vengono scoperti dai parenti di lei. Il ciabattino coraggioso cerca di proteggere se stesso e la sua amata, ma finisce accoltellato dai fratelli della ragazza e muore. Lei, in preda al panico, scappa disperata per tutta la masseria inseguita dagli assassini che, come animali feroci, ormai sentono solo l’odore del sangue.
Il finale tragico è ormai alle porte: la fanciulla malauguratamente pensa di nascondersi in un forno in disuso e nel farlo, proprio davanti all’imbocco, perde una “scarpetta”.
Questa però non è una tenera favola Disney, non ci sono fatine premurose e la scarpetta non è di cristallo ma è una semplice scarpa di stoffa bianca, che nell’oscurità della masseria, rivela come un faro la posizione della fuggiasca.
E qui il racconto diventa ancora più crudo e inquietante. Secondo la tradizione, i fratelli ormai completamente preda della furia omicida, invece di tirare fuori dal suo nascondiglio la giovane “disonorata”, pensano bene di punirla. Bruciano così le copiose fascine poste all’imboccatura del forno.

Per la ragazza non c’è scampo e muore arsa viva fra urla disperate, maledicendo i suoi aggressori.
Il fantasma della giovane
La sua storia avrebbe potuto finire così, consumata dal tempo come tante altre leggende popolari, e invece, secondo molti, non è mai davvero finita. Ancora oggi, nelle campagne di Mesagne e tra gli edifici abbandonati, c’è chi giura di aver visto una giovane donna vestita da sposa, con ai piedi una sola scarpa, aggirarsi nella notte come in cerca di qualcosa che le è stato strappato per sempre.

Forse sono solo suggestioni, giochi di luce tra gli alberi e silenzi che amplificano la fantasia. Oppure no. Di certo, per quanto ci riguarda, se capita di passeggiare tra quelle campagne, preferiamo farlo alla luce del giorno.
Copertina e immagini: Gemini Google e ChatGpt + Photoshop rielaborazione grafica Nicola Antonio Imperiale
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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.