Una storia dell’arte riscritta al femminile – Il libro di Emanuele Triggiani
Emanuele Triggiani - L'arte in rosa
Emanuele Triggiani, L’arte in rosa. La donna nella storia dell’arte, Edizioni Di Pagina
L’autoritratto di Artemisia Gentileschi sulla copertina de L’arte in rosa, rappresenta per noi una fatale attrazione alla quale non sappiamo resistere, “costringendoci” ad acquistare il libro. Mai costrizione fu più salutare perché è bastato sfogliarlo per trarre piacevole e voluttuoso interesse dalla ricca documentazione iconografica e dalla godibile scrittura di Emanuele Triggiani, che in altri tempi forse sarebbe stata considerata sovversiva.
L’autore si pone infatti su una barricata per rivendicare la visibilità paritaria del mondo artistico femminile. Una parità di genere negata da secoli di critica d’arte che ha relegato la donna a ruoli marginali, quasi folcloristici, con le dovute classiche eccezioni che però confermano la regola.
Se numericamente l’universo artistico della donna appare di gran lunga inferiore a quello maschile è conseguenza di quella mentalità che relega da sempre la donna a ruoli di sudditanza maschile e di cura nel focolare domestico, anche nei confronti di sovrani e imperatori.
Per fortuna la letteratura sta recuperando il ruolo al femminile nelle arti e nelle scienze. Prova recente il caso di Melania Gaia Mazzucco che nell’Architettrice, ha collocato nell’affresco della Roma barocca dominata dalle figure di Bernini e Borromini, quella di Plautilla Bricci, donna architetto.
Nella nostra epoca sicuramente il rapporto uomo/donna, maschio/femmina non è più così marcato come nei vecchi tempi, ma a ben guardare esiste ancora, e neppure tanto sotterraneo. Ci limitiamo a un esempio: la quotazione dell’arte contemporanea. Le valutazioni per gli artisti maschi sono da capogiro. Un Jeff Koons è valutato oltre cinquanta milioni di dollari, cifre inimmaginabili per un’arte al femminile. Una rapida passeggiata sulla rete ci dice che opere d’arte femminili difficilmente raggiungono i dieci milioni – e parliamo di artiste non contemporanee!
Il libro di Triggiani cerca di far giustizia con una rilettura del percorso storico attraverso l’età classica, il Medioevo, il Rinascimento e i secoli di età moderna che valorizza le biografie delle artiste, a cominciare a cominciare da Sofonisba Anguissola e da Artemisia Gentileschi. Seguono un gran numero di figure di artiste per lo più forestiere, con le poche eccezioni della settecentesca veneziana Rosalba Carriera, a noi, ammettiamo completamente sconosciuta, e della “oriunda” Gina Pane, francese di origini italiane.
Non manca il ritratto di Frida Kahlo, forse la più nota a livello mondiale. Frida è un’icona globale nota e riconosciuta, oltre che per la sua arte, per l’impegno sociale e politico che le ha consentito – virtualmente – di essere protagonista di avvenimenti mediatici, compresa la cinematografia.
Il repertorio si conclude con un’altra icona dell’arte “di genere” la performer serba Marina Abramovic. La Abramovic è una sorta di dark lady dell’arte contemporanea, attiva già da quasi cinquant’anni con le sue manifestazioni estreme. Ad esse il libro dedica numerose immagini del suo ricco apparato iconografico.
Dobbiamo ringraziare l’autore per aver offerto una ampia rassegna di un universo femminile poco noto nonostante il diffuso sviluppo attuale dei media e dei social. E un doveroso plauso alla barese “Edizioni Di Pagina“, per l’accurata presentazione editoriale e per l’impegno che da anni dedica alla conoscenza e alla diffusione della cultura e dei talenti del nostro territorio.
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Francesco Quarto è nato e vive a Bari. Da poco in pensione dopo tanti anni di vita da bibliotecario durante i quali ha “supportato” generazioni di studenti e non solo: docenti, ricercatori, accademici e continua a mantenere relazioni e contatti. Sviluppa le sue ricerche sulla storia della tipografia antica in Puglia scoprendo numerose edizioni ignote. La storia della città di Bari è l’altro ambito privilegiato dei suoi interessi. Da due anni ha una rubrica sui nostri quotidiani, molto apprezzata dai baresi e anche da viandanti e viaggiatori di passaggio nella città.