Trasfigurare il quotidiano: le “Visuali” baresi di Sante Diomede

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SANTE DIOMEDE, Visuali, Edizioni Ensemble, Roma 2021

 “Se Dio veder tu vuoi, guardalo in ogni oggetto” (P. Metastasio, Betulia liberata, p. II, v. 1-2): così il Metastasio (1698-1782) esprimeva il meravigliato stupore dinanzi al divino miracolo della Natura. 

Nel mondo contemporaneo dopo l’abbuffata psicanalitica che ha portato al narcisistico solipsismo di molti sedicenti “poeti” (e poetesse) centrati unicamente sul proprio “Io” freudiano la poesia, intesa come visione del mondo, potrebbe sembrare un concetto del tutto superato. Eppure, dall’oraziano “ut pictura poesis” fino alle vivide descrizioni naturalistiche delle pascoliane Myricae e della dannunziana Alcyone, la poesia si struttura sul nesso tra “visione” e “riflessione”, ossia tra l’osservazione della realtà e l’introspezione dell’animo.

Sante Diomede (Bari 1986) non si sottrae a questa regola, e fin dal titolo Visuali si pone nel solco di tali illustri predecessori. Egli, poeta giovane ma non acerbo, ha già partecipato a più di un certamen letterario (classificandosi talora ai primissimi posti a livello nazionale), ed ha già pubblicato Paròle. Poesie in dialetto barese con traduzione a fronte (2019). Mentre nella sua opera prima emerge prepotente il suono delle “paròle” in vernacolo barese, in questa sua seconda silloge poetica Diomede offre al Lettore “visuali” della realtà quotidiana, trasfigurate attraverso la propria sensibilità immaginativa.

È la descrizione della realtà quotidiana (eppur mai banale) il tema predominante dei componimenti: una Natura che s’insinua persino nelle terse descrizioni urbane della “sua” Bari, laddove troviamo i leoni che vegliano su Largo Adua e l’Acqua nel Palazzo dell’Acquedotto Pugliese (Madonnella), zampillante nelle decorazioni di un grande artista del Novecento, Duilio Cambellotti (1876-1960). Il medesimo tema è presente anche nei due haiku brevi componimenti poetici di soli tre versi, mirabile creazione della cultura nipponica ma praticati anche da poeti occidentali come Rilke ed Ungaretti che, attraverso il “non detto”, svelano stati d’animo nascosti tra le pieghe della percezione del reale.

Non mancano infine liriche legate ad episodi del “grande fluttuare della vita” dell’Autore, come la reminiscenza infantile d’una serie di disegni animati giapponesi (Bruce Harper) o l’incontro dapprima sperato ed alfine avveratosi con un “gran Maestro” da poco scomparso (A Ennio Morricone).

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Simone de Bartolo – Architetto e storico dell’arte, ha al suo attivo la pubblicazione di vari libri e numerosi articoli sull’Arte italiana, con particolare riguardo alle città pugliesi tra Ottocento e Novecento. È Socio Fondatore del Centro Studi “Araldo Di Crollalanza” di Bari.

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