“I Negativi” di Daniele Morgese: una recensione peritestuale

Daniele-Morgese-I-Negativi

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Esordendo nella rubrica “Nomi di vie” dichiarai l’intento dei miei elzeviri che dovevano essere occasione per recensioni di libri di difficile reperimento in libreria di autori “attenzionati” dalla toponomastica cittadina.

Recensioni quindi per lo meno anomale in quanto non destinate a sollecitare l’acquisto, bensì la pura lettura, magari frequentando una biblioteca… non avevo ancora pienamente elaborato che le biblioteche sono ancora e per lo più zona minata e inaccessibile, chissà perché anche in fase post o trans-pandemica.

Questa, però, sarà una recensione con tutti i crismi del caso. Autore vivente, anzi giovanissimo, casa editrice operante, distribuzione in libreria assicurata.

Daniele Morgese, I Negativi, Giulio Perrone editore

Solo che il mio Dna mi impedisce di scrivere una recensione “con tutti i crismi”, e devo necessariamente deviare e divagare su altri territori semantici e su diverse osservazioni e considerazioni.

Innanzitutto l’antefatto. Lessi casualmente, non ricordo dove né quando, di questa opera prima di un giovane autore di provenienza conterranea (originario di Terlizzi). Nome e titolo mi resero curioso e subito ordinai una copia a Marina, la mia libreria preferita, e presi a leggere.

Immediata partecipazione: scrittura fluida, sintassi ineccepibile, padronanza della articolazione in capitoli. Le prime pagine erano già affascinanti.

Ma ahimè, dovetti abbandonare la lettura per aver dimenticato il libro in una delle mie dimore presso le quali cerco di nascondermi, esiliato o eremita, dalla pandemia.

Quando finalmente l’ho ritrovato e ripreso a leggerlo, ho “voluto” nuovamente abbandonarlo, questa volta per tutt’altro motivo: preso dall’entusiasmo volevo assolutamente condividere con altri la lettura, prima ancora di vedere dove andavano a parare le oltre 350 pagine.

Un libro imponente, non di genere. Non è un giallo né tanto meno un noir. Per cui questa recensione sarà “peritestuale” (cfr. Gerard Genette, Soglie: i dintorni del testo. Einaudi, 1989) e mi affiderò a suggestioni non sempre ortodosse.

La mia divagazione è andata per il primo Samuele Bersani, quello di Chicco e Spillo. Una canzone perfetta, un testo ineccepibile, maturo, apparentemente incongruo in un giovanissimo come era a quell’epoca. La prima perla di un canzoniere che si è mostrato nel tempo sempre più evoluto, sempre più sgomento di un male di vivere inesorabile.

Ma passando al filone letterario propriamente detto, ho pensato agli Altri Libertini di Pier Vittorio Tondelli e a Jack Frusciante è uscito dal gruppo di Enrico Brizzi.

Due romanzi inquieti e inquietanti, forse romanzi di formazione, come non mi pare però sia I Negativi: un protagonista giovanissimo, e già inasprito da una vicenda familiare confusa, vive con una madre che pare ignorare e trascurare le pur palesi prese di posizione del figlio, al quale è stata negata una paternità pur necessaria alla definizione di un carattere, alla decisione, sia pure azzardata, di un traguardo esistenziale…

Tutto qui. Questi i primissimi rilievi che mi sento di fare sul romanzo. Ora devo smettere, perché è tornata l’urgenza della lettura. Chiudo così, senza una conclusione, ma con l’invito a prendere tra le mani il libro di Morgese e lasciarsi condurre nella trama di una storia di cui non ho alcun sentore sentore di come andrà a finire, augurando al nuovo lettore altrettante felici divagazioni peritestuali.

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Francesco Quarto è nato e vive a Bari. Da poco in pensione dopo tanti anni di vita da bibliotecario durante i quali ha “supportato” generazioni di studenti e non solo: docenti, ricercatori, accademici e continua a mantenere relazioni e contatti. Sviluppa le sue ricerche sulla storia della tipografia antica in Puglia scoprendo numerose edizioni ignote. La storia della città di Bari è l’altro ambito privilegiato dei suoi interessi. Da due anni ha una rubrica sui nostri quotidiani, molto apprezzata dai baresi e anche da viandanti e viaggiatori di passaggio nella città.

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