Piazza Cesare Battisti: chi era il geografo e irredentista ricordato a Bari
Passeggiando nel cuore del quartiere Murat, tra via Crisanzio e via Nicolai, si incontra piazza Cesare Battisti, un importante punto di riferimento della vita universitaria e cittadina di Bari. Qui si trovano infatti l’Università di Giurisprudenza, il Palazzo Ateneo e l’ex Palazzo delle Poste e Telegrafi, oggi sede del Centro Polifunzionale Studenti dell’Università.

Come è ormai prassi, dopo aver osservato la targa e il busto che ricordano Cesare Battisti ci informiamo su chi fosse il personaggio a cui è intitolata la piazza.

La vita di Cesare Battisti
Nacque a Trento il 4 febbraio 1875 da una famiglia di commercianti, quando la città faceva ancora parte dell’Impero austro-ungarico. Proprio il luogo di nascita di Battisti che fu geografo, giornalista, politico socialista e irredentista, segnò tutta la sua vita personale e politica che si sviluppò intorno ai temi della condizione sociale dei lavoratori e la questione nazionale del Trentino.
Dopo gli studi compiuti tra Graz, Vienna e Firenze, si dedicò alla geografia sotto la guida di uno dei più noti studiosi della disciplina all’epoca: Giovanni Marinelli. Nel 1897 conseguì la laurea a Firenze con una tesi sul Trentino, pubblicata l’anno successivo con il titolo “Il Trentino: saggio di geografia fisica e di antropogeografia”.

Alla sua attività intellettuale si affiancarono presto quella politica e giornalistica. Nel 1895 fondò la “Rivista popolare trentina”, subito sequestrata dalle autorità austriache. Non contento e per nulla intimorito, fondò la sezione trentina del Partito socialista austriaco e solo l’anno successivo creò il settimanale socialista “L’Avvenire del lavoratore”. Nel 1898, insieme al geologo Giovanni Battista Trener e il geografo Leonardo Ricci, fondò la rivista scientifica “Tridentum”.
Nel 1899 sposò Ernesta Bittanti, intellettuale, insegnante e giornalista, dalla quale ebbe tre figli. Abbandonata ogni velleità di intraprendere la professione di insegnante, visto che le lauree italiane non erano riconosciute in Austria, rilevò una piccola tipografia trentina, ora nota come l’editore “Società Tipografica Editrice Trentina” (STET), e fondò il giornale “Il Popolo” e il settimanale “Vita Trentina”.
Ma Battisti non fu solo un intellettuale socialista ma fu anche un acceso propugnatore dell’irredentismo. Sostenne con fermezza l’autonomia amministrativa del Trentino all’interno dell’Impero austro-ungarico e la difesa dell’identità culturale e linguistica italiana. Nel 1911 la sua attività politica lo portò a rappresentare il collegio di Trento al Parlamento di Vienna. Nel 1914 entrò anche nella Dieta di Innsbruck.
Battisti si schiera con l’Italia
Lo scoppio della Prima guerra mondiale fu una svolta nella vita di Cesare. Il giornalista che fino a quel momento si era schierato solo politicamente contro l’Austria-Ungheria, nell’estate del 1914 lasciò l’amato Trentino e si trasferì in Italia a Milano, dove sostenne apertamente l’intervento italiano contro l’Austria-Ungheria.
Nel 1915, quando anche l’Italia entrò in guerra, Cesare si arruolò volontario nell’esercito italiano, prima nel Battaglione alpini “Edolo”, e poi, dopo essersi distinto in battaglia ed essere stato promosso al grado di tenente, fu trasferito al 6° Reggimento Alpini, Battaglione “Vicenza”.

Purtroppo neanche un anno dopo durante la sanguinosa battaglia del Monte Corno di Vallarsa, il 10 luglio 1916, fu preso prigioniero insieme al sottotenente Fabio Filzi.
Ricondotto a Trento, fu sottoposto a processo per alto tradimento. Durante il breve processo, non rinnegò la sua azione politica-intellettuale a favore dell’annessione del Trentino all’Italia prima della guerra e la sua attività militare contro l’Austria-Ungheria durante il conflitto.
La condanna
Dopo solo due giorni dalla cattura, il 12 luglio 1916, Battisti e Filzi furono impiccati nel Castello del Buonconsiglio.
La sua esecuzione fece grande scalpore in Italia e lo trasformò in un eroe della patria, assurgendo Cesare a simbolo dell’irredentismo italiano.
Il 2 gennaio 1919 gli fu conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare con la presente motivazione:
Esempio costante di fulgido valore militare, il 10 luglio 1916, dopo aver condotto all’attacco, con mirabile slancio, la propria compagnia, sopraffatto dal nemico soverchiante, resistette con pochi alpini, fino all’estremo, finché tra l’incerto tentativo di salvarsi voltando il tergo al nemico ed il sicuro martirio, scelse il martirio. Affrontò il capestro austriaco con dignità e fierezza, gridando, prima di esalare l’ultimo respiro: “Viva l’Italia!” e infondendo così con quel grido e col proprio sacrificio, sante e nuove energie nei combattenti d’Italia. Monte Corno di Vallarsa, 10 luglio 1916.
Un patriota che il Comune di Bari ha voluto ricordare nella sua toponomastica e con il mezzo busto dei primi anni 20 del 1900 opera dello scultore molfettese Luigi De Candia, collocato prima in corso Cavour e poi spostato anni dopo nella piazza dedicata all’eroe.

Una curiosità sulla piazza
Prima di lasciarci però riportiamo qui una piccola curiosità rivelata da Vito Antonio Melchiorre (1922-2010) riguardante la piazza. Lo storico così scrive:
Nei secoli passati, la località ove è ubicata questa piazza si chiamava Ponte di Garzo. A proposito di questo luogo, va ricordato che Giosuè de Ruggiero, l’infedele tesoriere della duchessa Isabella d’Aragona, quando fu cacciato da Bari nell’aprile del 1524, fu fatto uscire dalla porta del Castello e accompagnato con dileggi e sassate fino al ponte di Garza.

Bibliografia:
Vito Antonio Melchiorre, Le strade di Bari, Periodici Locali Newton, 1995, Bari
Link Treccani Cesare Battisti:
https://www.treccani.it/enciclopedia/cesare-battisti_(Enciclopedia-Italiana)
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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.

