L’antico e dimenticato edificio di Bari ormai rifugio di senzatetto: Villa Isabella
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Abbandonata, dimenticata e immersa nella natura selvatica, non parliamo di un posto esotico e lontano, bensì di una signorile e ottocentesca dimora posta nel quartiere Picone: Villa Isabella. I libri degli storici baresi non ne fanno menzione e finora nessuno ha saputo darci informazioni sull’edificio, eppure è lì, a dispetto del suo perduto ricordo, del tempo e delle pessime condizioni. Solo i clochard che ci vivono sembrano apprezzare la sua esistenza.
Come raggiungere Villa Isabella
Prendendo in direzione sud su strada Santa Caterina, a soli 200 metri dalla rotatoria che la divide da San Giorgio Martire, sulla destra il muretto a secco all’improvviso è sostituito da due colonne laterali in pietra con sopra impressa la scritta “Villa Isabella” e dove al loro centro un tempo c’era un cancello metallico, ora c’è una parete di mattoni. Oltre il cemento e gli alberi, s’intravede un edificio “nascosto” in piena vista che il viaggiatore non nota mentre passa con la sua auto per la lunga strada senza marciapiede.
Questo capolavoro dell’architettura però non è sfuggito al nostro sguardo e l’abbiamo esplorato per voi.
Entriamo nel giardino
Attraverso un accesso nel muro di cinta, entriamo in un giardino dove la natura ha preso il sopravvento e cresce ormai spontanea e indisturbata. Non è facile arrivare alla costruzione sebbene disti al massimo 40 metri dall’ingresso: piante ed erbacce di varia altezza ostacolano i nostri passi. Ma con un po’ di attenzione e cercando di non inciampare, giungiamo all’edificio.
Descrizione della costruzione
«È una costruzione di fine 800, inizi 900 in stile neoclassico», ci spiega l’architetto Antonio Giannoccaro. «La facciata è simmetrica, divisa in cinque parti ed è costituita da un corpo centrale tripartito, scandito da lesene e sviluppato su due livelli, a cui si allineano solo al piano terra le due ali laterali – e indica un punto sul lato del palazzo – il prospetto al primo piano arretra per lasciare spazio a due piccole terrazzine».
E prosegue: «Il piano terra è lavorato a bugnato lasciando a vista i soli giunti orizzontali. È costituito da un alto portone d’ingresso arcuato centrale, due finestroni laterali e due aperture ad arco ribassato alle estremità».
Poi volge la sua attenzione al primo piano e continua la descrizione: «Il piano nobile è invece ritmato da lesene scanalate con capitello corinzio, si caratterizza per un balconcino a cui si accede da un’alta porta finestra sormontata da un timpano semicircolare nella campata centrale e due finestroni nelle campate laterali sulla cui cornice spiccano due medaglioni decorativi contenenti dei volti a bassorilievo». Nei quali ci sembra di scorgere le rappresentazioni di due divinità greche: Ermes e Venere.
E conclude: «La composizione della facciata si chiude con un cornicione sporgente dai richiami rinascimentali».
Guardiamo all’interno
Il grande portone in legno della villa è serrato, ma dalle finestre senza imposte riusciamo a scrutare il suo interno, la presenza di un materasso e un copriletto rosso ci fanno sospettare che la palazzina sia abitata abusivamente. Oltre a questo la presenza di rifiuti è una costante. Non ci perdiamo d’animo e troviamo un ingresso laterale grazie al quale finalmente superiamo la soglia. Incrociamo i resti di una vasca ed entriamo in un cortile interno completamente ricoperto di rifiuti: scarpe e indumenti. Chiaramente, come avevamo già intuito. il posto è abitato da senzatetto, anche se i suoi ospiti al momento sembrano assenti. In una stanza intravediamo bottiglie, lenzuola e un altro materasso.
Saliamo al piano superiore
Decidiamo di salire al piano superiore e anche qui la situazione non migliora, incontriamo solo sporcizia, muri diroccati, erbacce e rami verdi che spuntano addirittura dalle finestre. Attraversiamo un locale dopo l’altro trovando solo macerie. Ogni segno che potesse darci un’idea delle fattezze del luogo è sparito, tutto è stato depredato e devastato. La scala che portava al terrazzo non esiste più, forse asportata dai proprietari, e di conseguenza non possiamo salire fino al terrazzo. In una stanza un passeggino rosso accanto alla finestra, attrae il nostro sguardo. È il segnale della possibile presenza di bambini in quel luogo deturpato dall’uomo e dall’incuria.
Le condizioni di Villa Isabella
Prima di andar via, facciamo un giro della palazzina. La magione pur nel suo stato di profondo degrado resta maestosa per le sue dimensioni e affascinante per la sua attuale condizione quasi simbiotica con la natura circostante.
Guardando oltre le mura ci soffermiamo un attimo sull’amata ironia della situazione: mentre i palazzi moderni si stagliano alti e robusti alla luce nel giorno, nel suo giardino l’antica villa carica di storia, sembra pian piano destinata a crollare sotto il flagello del tempo e dell’indifferenza.
Foto e testo: Nicola Antonio Imperiale
Foto aerea: Lino Fortunato
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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.























Grazie per regalarci questi inediti di una città che va solo ripulita al meglio per far emerge il bello nascosto.
Certo che hanno avuto un bel coraggio ad entrare in una proprietà privata, recintata e delimitata, scattare foto, anche col drone, e pubblicarle addirittura in un un’articolo giornalistico, senza aver minimamente chiesto una autorizzazione ai proprietari, quasi fosse suolo pubblico.
Caro lettore, in realtà all’epoca (sono passati 5 anni) ci fu segnalata la presenza di un gruppo di clochard in una villa abbandonata, che sembrava preoccupare alcune persone della zona. Come da procedura, cercammo di contattare i proprietari ma non riuscimmo a sapere chi fossero o se fossero ancora in vita (anche i vicini sembravano ignari della loro esistenza) e visto l’evidente stato di abbandono, entrammo (difatti l’immobile è fatiscente e pericolante… e vista la bellezza, aggiungerei: purtroppo!). C’è da dire che si può (o forse poteva, non passo da anni) entrare tranquillamente, senza scavalcare il muro, cancello o recinzione, infatti c’è (o c’era) un ingresso che permetteva di entrare tranquillamente (non specifico il punto per evitare altre “visite”). All’interno della villa (vedi foto sia per l’entrata che per la presenza di estranei) era evidente l’occupazione illegale dell’immobile. Sottolineo che la foto con il drone non è nostra. Un lettore ha prestato alla redazione la foto (di questo ti posso dire solo questo, perché l’anno scorso è cambiato il management del giornale e non ho molte informazioni in proposito). In ogni caso, se sei uno dei proprietari o un loro conoscente, siamo assolutamente disponibili a raccontare la storia della villa. Magari se vogliono vendere il terreno, questo tipo di articolo può aiutare a trovare acquirenti interessati. E’ già successo in passato. La nostra @ è reperibile sul sito. Anche se piccato, ti ringrazio per il tuo commento e per l’attenzione. E’ importante per la crescita del giornale.