Contro il rumore della guerra, il profondo suono del silenzio: la Cappella Kamppi a Helsinki
finlandia
Ero in Finlandia, la mattina del 24 febbraio scorso. Un brutto risveglio, già nella notte avevo appreso con angoscia da internet che era cominciata l’invasione dell’Ucraina. Päivi e Teuvo Ahopelto, gli amici che ospitavano me e mio figlio Dario, erano già davanti al televisore quando scesi in soggiorno per salutarli. I loro sguardi erano incupiti, angosciati davanti alle prime immagini. Di lì a poco sarebbe iniziata la conferenza stampa del presidente Sauli Niinistö e della prima ministra Sanna Marin, una conferenza scioccante nel 2022. Quel clima sarebbe continuato per tutti i giorni che sono rimasto nella mia terra d’adozione culturale, dove molti anni fa vissi a lungo per studiare e fare gavetta. Ne avevamo discusso a lungo la sera prima, a cena, dell’imminente folle invasione, vagamente immaginando quanto sarebbe poi accaduto nei giorni successivi.
Gli amici mi raccontarono come stessero vivendo quell’attesa, nel ricordo trasmesso dai genitori della tragica guerra del 1939-40, allorchè Stalin cercò, ventidue anni dopo l’indipendenza, di riprendersi l’intera Finlandia. Quella guerra fu estremamente sanguinosa, da parte finlandese morirono 22.000 persone, ma da parte russa almeno 125.000, per la tenacia e l’eroismo con cui la libertà fu difesa. Nel compromesso che pose fine alle ostilità venne ceduta la Carelia, corrispondente a circa il 10% del territorio finlandese.

Ascoltai con attenzione la conferenza stampa, per poi far colazione e approfittare di un passaggio fino alla vicina stazione di Espoo, da dove in venti minuti saremmo arrivati a Helsinki. Avevamo in programma di incontrarci con l’amica Tea (nipote del grande presidente Urho Kekkonen) e la figlia Minerva a Kamppi, il grande centro commerciale sorto nell’area che un tempo era il parcheggio dei bus extraurbani e che ora trovano accoglienza lì in una grande stazione interrata più simile ad un aeroporto. Il percorso per raggiungerlo era breve e benchè tutto il centro di Helsinki abbia un livello pedonale sotterraneo di collegamenti e spazi commerciali, decidemmo di camminare in superficie, sfidando freddo e neve. Fu così che all’improvviso ci venne incontro la cappella Kamppi.

Difficile raccontarla a parole. Realizzata lungo uno dei percorsi più frequentati della capitale, fisicamente è un edificio ellittico, quasi a uovo, non grande, ma maestoso nel suo significato. All’esterno l’avvolge totalmente un rivestimento in listelli piegati di abete rosso e anche l’interno è in legno. La chiesa non è parrocchiale, ma un luogo ecumenico, uno spazio per l’anima, per tutte le anime. Venne realizzata nel 2012 su progetto di Kimmo Lintula, Niko Sirola e Mikko Summanen dello Studio K2S Architects, un luogo di silenzio e pace in uno dei punti in cui si va più di fretta. Davvero strana la posizione, quasi a costringerti a entrare e con la grande piazza Narinkka disponibile a pochi passi. E noi ci siamo entrati. Ho pregato, per me, per mio figlio e mia moglie, per noi tutti, per la martoriata e sfortunata terra di Ucraina, per il mondo che nulla ha saputo o potuto fare fino ad oggi. In quei momenti, si sia o non si sia credenti, un luogo così ci invita a fermarci, a interrogarci, a cercare la parte migliore di noi. O la meno peggiore.
Uno spazio di una intimità disarmante, assoluta, in cui il principale suono, forte come il rombo di un tuono, è il silenzio. Si entra quasi con circospezione non sapendo cosa attendersi e allora ci si guarda intorno, alla ricerca di qualcosa, di un aiuto visivo, come siamo abituati a fare nelle nostre chiese ricche di immagini e distinte in precise gerarchie volumetriche. Nella cappella Kamppi l’unica cosa che puoi fare, che devi voler fare, è guardare in avanti, verso il mistero, che è davanti a te e in te stesso. Tutto è sconcertante, tutto è elementare: dal grande catino in rame riempito di sabbia per le piccole candele, alle scarne panche che accolgono con benevolenza chi voglia vivere quel tempo guardando in avanti, verso la piccola croce posta al centro con semplicità. Un percorso che senti di voler penetrare nel profondo, danzando fra i sospiri delle anime pure che hanno anticipato il divenire e attendono serene che l’alito divino ci accolga nel suo abbraccio. Sono momenti senza tempo, in cui ci facciamo piccoli, quasi a voler tornare nel grembo materno che ci accolse avvolti nel soffio di un amore infinito.


Quando ci siamo stati c’erano poche persone, ma so che in tanti ci sono già stati e ci tornano. Avevo già vissuto in Finlandia una simile esperienza spirituale, con la cappella progettata a Otaniemi da Kaija e Heikki Sirèn. Lì una grande vetrata sullo sfondo absidale fa penetrare la foresta nella chiesa, in una intima simbiosi tra natura e spiritualità. Diversa, invece, è la scelta per la cappella Kamppi, dove l’architettura ti invita, ti costringe a tagliarti fuori, a recuperare il dialogo con l’infinito. Quando esci, ti riavvolge la frenesia, l’ansia di andare, di cercare, di incontrare e parlare. I suoni sono diversi, sono suoni fisici a ricordarti dove ti trovi. All’interno, è il mistero ad avvolgerti e a farti compagnia.
[c]Foto di Eugenio Lombardi
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Eugenio Lombardi è un architetto barese specializzato in Progettazione Partecipata e Psicologia Urbana all’Accademia di Belle arti di Copenaghen e con lunghi anni di studio e attività professionale a Helsinki. Ha diretto a Bari il primo Laboratorio Urbano in Italia, promuovendo diversi progetti culturali in Bari vecchia e di riqualificazione urbana: recupero ex Macello comunale, molo di Sant’Antonio, ex Ospedaletto dei Bambini. Ha diretto a Palese il Laboratorio Urbanistico di Quartiere e costituito l’Ecomuseo Urbano del Nord Barese. Attualmente coordina la rete Civica Urbana di Palese ed è direttore artistico del Festival Ecomuseale delle Arti.