Scampata al genocidio e accolta nel campo profughi di Bari: la storia di Trudy
torre tresca
“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario” scriveva Primo Levi. In occasione dell’annuale celebrazione della giornata della memoria sentiamo la necessità di raccontarvi la storia di Trudy Bandler vittima cecoslovacca delle persecuzioni razziali contro gli ebrei che riuscì a ricongiungersi, alla fine della seconda guerra mondiale, con la sua famiglia proprio a Bari.
Scenario di questa felice riunificazione che pose fine ad anni di sofferenze e separazione fu il barese campo profughi di Torre Tresca, chiamato dagli alleati Campo Transit n. 1, collocato nel quartiere Picone dove ora sorge isolata in un terreno incolto l’abbandonata chiesa detta di San Vito. Un luogo della memoria dimenticato e poco noto che da anni l’Istituto pugliese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia Contemporanea (IPSAIC), segnatamente nella persona del direttore Vito Antonio Leuzzi, tenta di far riemergere e recuperare.
Dopo l’8 settembre 1943 Bari divenne all’improvviso un centro nevralgico di accoglienza e rifugio per i profughi di diversa nazionalità scampati a persecuzioni e internamenti. La Commissione alleata (UNRA in seguito IRO) riadattò ex campi di prigionia del regime, come quello di Torre Tresca, ospitando masse di sradicati.
Tra questi ci fu la famiglia Bandler che la tredicenne Trudy nel 1946 riuscì finalmente a raggiungere dopo esserne stata strappata all’età di soli 5 anni. Ed è per questo che l’IPSAIC l’ha scelta come testimone della giornata della memoria per l’incontro di martedì 26 gennaio alle 16 presso la sede della Presidenza del consiglio regionale della Puglia promosso dalla Prefettura di Bari.
Trudy Bandler nasce l’11 luglio 1933 a Praga e cresce nella non distante città ceca di Pilsen dove la famiglia ha avviato una fiorente attività di pelletteria. Ma la scure delle leggi razziali naziste incombe e alla bimba nel maggio del 1939 viene detto che deve lasciare città e famiglia per mettersi in salvo. La salvezza è rappresentata dal Kindertransport, un’organizzazione volontaria che tra il dicembre 1938 e il maggio 1940 mise in salvo quasi 10.000 minori non accompagnati, prevalentemente ebrei, provenienti dalla Germania nazista e dai territori occupati, sistemandoli presso famiglie affidatarie, ostelli e fattorie nel Regno Unito.
A 5 anni la bimba, che fatica a comprendere la forzata e lacerante separazione, si ritrova sola a Londra in una città tanto diversa dalla sua e dove non conosce nessuno. Le avevano detto che si sarebbe trattato solo di una vacanza di quindici giorni e invece trascorsero sette lunghi anni. “Gli inglesi erano convinti che tutti dovessero essere forti, non solo fisicamente ma anche mentalmente, quindi piangere era visto come una vergogna, come una debolezza. E non eravamo molto felici, ci mancavano i nostri genitori, i nostri giocattoli, gli amici, il cibo ceco. Ma ci abbiamo provato”, dichiara Trudy in una sua testimonianza conservata presso l’archivio del Consolato Onorario della Repubblica Ceca per la regione Toscana. E aggiunge: “I miei genitori mi hanno portato sul treno quando avevo quasi sei anni e li ho incontrati di nuovo quando avevo tredici anni”.
La sua famiglia riesce a sopravvivere alla seconda guerra mondiale e a trovare ospitalità nel campo di accoglienza allestito a Torre Tresca a Bari dagli alleati. Nel 1946 la madre va a riprendersela a Londra per portarla a Bari. Trudy parla solo l’inglese e la madre non la capisce. L’incontro non è semplice anche perché la ragazza non ha superato il trauma dell’allontanamento: “Solo molti anni dopo, quando sono diventata madre, mi sono resa conto che la decisione di mandarmi via era un sacrificio molto più grande del mio”, dichiara.
E così per Trudy inizia una nuova difficile fase e si trova ancora una volta a ricominciare tutto. Bari rappresenta per lei un mondo completamente diverso. Sole, caldo, cibo e stile di vita differenti. Trudy non conosce una parola di italiano e si sente isolata ma trascorre un anno a casa, prendendo lezioni private di italiano e sostenendo gli esami per continuare i suoi studi. Sceglie un corso di scienze e tecnologia al liceo perché, come spiega, le è sempre piaciuta la matematica. Trudy ricorda che i suoi compagni la trattavano molto bene e che riesce a integrarsi tanto da divenire un membro della squadra di basket femminile, la prima a essere fondata a Bari.
Quando Trudy decide di andare a Roma all’età di diciannove anni per iniziare a vivere in modo indipendente, i suoi genitori si preoccupano per lei. Ma la nonna Olga sentenzia: “Mandatela a Roma almeno non sposerà qualcuno del posto qui a Bari “. E come è andata a finire? Che Trudy a Roma conosce e si innamora di Gaetano Scaramuzzi: barese. Trudy ricorda: “La sorella di mio marito ha detto che questo matrimonio non funzionerà, che non è possibile per un italiano barese sposare una straniera, una ragazza nata in un altro paese e di religione diversa. Eppure ha funzionato e funziona ancora, siamo insieme da 63 anni “.
Oggi Trudy ha 88 anni e vive a Roma con suo marito, tre figli e sette nipoti. Si è diplomata con successo alla scuola per segretarie di Londra e ha lavorato come segretaria del regista della compagnia cinematografica Paramount Pictures di Roma. Tuttavia il legame con il capoluogo pugliese non si è mai spezzato, non si può dimenticare la città che ti ha ospitato e ricongiunto alla tua famiglia. In passato Bari è stata la città dell’accoglienza ma oggi questo non lo rammentiamo più.
Foto di copertina: campo di Torre Tresca, Bari
Fonti:
https://www.pametnaroda.cz/cs/magazine
Archivio digitale del Consolato Onorario della Repubblica Ceca per la regione Toscana
La Gazzetta del Mezzogiorno, 26/01/2016
“Bari rifugio dei profughi nell’Italia libera – Campi e centri di raccolta tra emergenza e normalizzazione (1943-1951)” di Vito Antonio Leuzzi, Edizioni dal Sud 2018
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Docente di letteratura e storia, laureata in lettere e diplomata in archivistica, ha collaborato per 5 anni con la Soprintendenza archivistica e ha scritto per 4 anni per la testata online Barinedita. Appassionata di fotografia ha seguito corsi di fotografia e fotoreportage e ama viaggiare con una Nikon al collo