Sempre stimolati da telefono, cibo, rumore: i rischi per la salute e una possibile soluzione
stimolati
Controlliamo il telefono anche quando non suona, mangiamo guardando uno schermo, teniamo la radio accesa “per compagnia”. Tutte azioni che non ci servono davvero, ma che compiamo perché stare senza stimoli ci mette a disagio. I dati più recenti mostrano che passiamo gran parte della giornata immersi in notifiche, immagini e interruzioni continue, con una capacità di attenzione sempre più frammentata.
Le ultime ricerche dello Scientific Reports
In uno studio pubblicato su Scientific Reports, è emerso che la sola presenza di uno smartphone nelle vicinanze può ridurre le prestazioni attentive, persino quando il cellulare non viene usato attivamente. Il dispositivo “consuma” risorse cognitive e interferisce con la concentrazione. Questo fenomeno è stato denominato “brain drain” (da non confondere con il fenomeno della fuga dei cervelli all’estero ma come riduzione delle capacità cognitive a causa dell’uso dello smartphone. ndr).
Altre ricerche mostrano che le notifiche degli smartphone possono diminuire l’attività neurale associata al controllo cognitivo, rendendo più difficile reindirizzare l’attenzione su un compito dopo un’interruzione.
Questi studi non parlano di tecnologia come “nemico” — né negano il valore sociale e lavorativo dei dispositivi digitali — ma evidenziano che l’attenzione umana è biologicamente vulnerabile alle interruzioni rapide e frequenti, tanto da essere modificata dal semplice contatto con stimoli esterni ripetuti.
Vogliamo essere sempre stimolati
Spiegando in modo semplice un concetto scientifico, potremmo dire che tutto ciò avviene perché il nostro cervello ama le novità. Ogni volta che arriva qualcosa di nuovo, un suono, un’immagine, una notifica, si attiva come se dicesse: “Attento, potrebbe essere importante”. È un meccanismo automatico, non una scelta consapevole.
Ne consegue che facciamo fatica a stare nel vuoto. Aspettiamo in fila e prendiamo il telefono. Mangiamo e guardiamo qualcosa. Siamo stanchi, ma invece di fermarci, cerchiamo altro da fare.

Col tempo, il cervello si abitua a questo riempire continuo. E più lo facciamo, più il silenzio ci mette a disagio.
Il problema è che, mentre siamo sempre occupati a guardare fuori, smettiamo di ascoltare dentro. Non ci accorgiamo subito di avere fame, o di essere sazi, di sentirci stanchi o di avere energia disponibile per fare, scegliere, muoverci. Il corpo manda segnali, ma l’attenzione è altrove.
I rischi per mente e corpo
Nel tempo, questo sovraccarico può avere effetti sul benessere. A livello mentale può aumentare la difficoltà di concentrazione, la sensazione di affaticamento e l’irritabilità. A livello emotivo può rendere più difficile gestire lo stress e le emozioni. Anche il corpo ne risente: tensioni muscolari, respiro corto, sonno disturbato e stanchezza persistente sono segnali frequenti.
Mente e corpo, infatti, sono profondamente collegati.
Quando l’attenzione è sempre frammentata, il sistema nervoso fatica a rilassarsi davvero.
Diversi studi collegano l’uso eccessivo di smartphone e social media a maggiore stress, ansia, sensazione di sovraccarico e ridotta soddisfazione di vita, specialmente nei giovani, con conseguente insonnia e difficoltà di autoregolazione emotiva.
Non solo. La tendenza ad interrompere compiti in corso per rispondere a stimoli esterni può ridurre la qualità del lavoro, degli studi e persino delle relazioni personali: ogni interruzione richiede tempo per riprendere il filo mentale e questo, nel complesso, può generare un senso di inefficienza o frustrazione.
La Mindfulness come risposta al sovraccarico
La Mindfulness (disciplina della piena presenza) non propone di eliminare gli stimoli, ma di accorgerci di come li usiamo. Ci aiuta a svolgere un allenamento dell’attenzione che aiuta a interrompere gli automatismi e a tornare in contatto con l’esperienza presente.
Ciò diventa particolarmente utile quando: ci accorgiamo di vivere gran parte della giornata in modalità automatica; usiamo stimoli esterni per evitare sensazioni interne (noia, tensione, stanchezza); facciamo fatica a “staccare”, anche nei momenti di riposo; sentiamo il corpo rigido o affaticato senza un motivo evidente.
Esercizi semplici da inserire nella giornata
Non servono lunghe meditazioni né cambiamenti drastici.
Spesso sono i micro-gesti ripetuti a fare la differenza.
- La pausa senza stimoli
Una volta al giorno, fermarsi intenzionalmente senza telefono, musica o schermi. Sedersi e portare l’attenzione al respiro o alle sensazioni corporee. Un solo minuto è sufficiente per dare al sistema nervoso un segnale di tregua.
- Notare l’impulso
Prima di prendere il telefono, mangiare o accendere qualcosa, fare una breve domanda interna: “Sto cercando piacere o sto evitando una sensazione?” Non serve cambiare comportamento, basta notarlo. L’osservazione riduce già l’automatismo.
- Mangiare con presenza
Scegliere almeno un momento della giornata per mangiare senza distrazioni. Notare sapori, consistenza, ritmo. Questo semplice gesto migliora la relazione con il cibo e aumenta la consapevolezza dei segnali di fame e sazietà.
- Tornare al corpo
Più volte al giorno, portare l’attenzione a: come sono appoggiate le spalle, se il respiro è corto o profondo, se la mandibola è contratta. Il corpo è il primo luogo in cui il sovraccarico si manifesta.
Benefici
Queste semplici pratiche sono associata a: maggiore capacità di concentrazione, miglior regolazione emotiva, riduzione dello stress percepito, maggiore consapevolezza dei bisogni corporei, miglior qualità del riposo, minor reattività agli stimoli esterni. Ma soprattutto, aiuta a ricostruire un rapporto più sano con il silenzio, la pausa e l’attesa, elementi preziosi ma sempre più rari nella vita quotidiana.
In un mondo che ci spinge a essere sempre attivi, connessi e stimolati, la Mindfulness ci ricorda qualcosa di semplice ma essenziale: possiamo fermarci. Non per rinunciare alla tecnologia o alla vita moderna, ma per tornare ad ascoltarci. A volte basta spostare l’attenzione su di sé, anche solo per un minuto, per ritrovare spazio, respiro e presenza. Ed è spesso da lì che inizia il vero benessere.
Copertina: ChatGpt.
Link The University of Texas at Austin studio sul brain drain:
https://repositories.lib.utexas.edu/items/20c55045-e212-4623-91b0-8899e81159dd
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Maria Bruno è redattrice, scrittrice e dottoressa in Educazione Socio Culturale e Interculturale. In passato ha collaborato con le testate giornalistiche "Il quotidiano italiano" e "Barinedita". Dal 2021 è insegnante Mindfulness (protocollo MBSR e protocolli personalizzati) e coach personale e spirituale. Da luglio 2020 è impegnata in svariati progetti a supporto delle persone vittime di abuso e violenza. Ha uno spirito nomade e il suo posto nel mondo è il mondo.