Accadde a Bari – Inaugurazioni di case popolari nel quartiere Madonnella (1911)
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Correva l’anno 1911. Lunedì 20 marzo, un nuovo edificio di case popolari viene inaugurato in via Mola.
A seguito delle agitazioni della classe operaia del 1901 e della disastrosa alluvione del 1905 che aveva danneggiato e reso inabitabili molte case della città, l’Amministrazione Comunale, per far fronte alla evidente carenza di abitazioni, propose al Consiglio Comunale la creazione di un “Ente autonomo” per la realizzazione di case popolari.
Con Decreto Regio del 7 giugno 1906 n. 241, venne riconosciuto il suddetto ente. Dopo la successiva costituzione degli organi dell’ente, gli ingegneri Mauro Amoruso e De Vincentiis Michele, facenti parte del comitato esecutivo, scelsero di creare un grande casamento con molte abitazioni e a più piani che, oltre ad essere più economico nella costruzione, presentava anche ottimi requisiti dal punto di vista dei servizi igienici.
L’aria concessa dal Municipio all’Istituto era di circa mq 9680.
L’edificio di forma rettangolare, inaugurato in via Mola, era composto da un piano terreno e due superiori.

Lo stabile ospitava 24 famiglie, con la possibilità, secondo i regolamenti dell’epoca, di costruire un ulteriore piano superiore. La costruzione aveva quattro portoni con altrettante scale di pertinenza che portavano agli appartamenti.
Le abitazioni erano semplici: un primo ambiente all’ingresso che portava alla cucina, alla stanza da pranzo e alle stanze da letto (una, due o tre a seconda della metratura). I bagni erano due per piano e per scala.
Oltre l’edificio sopra descritto, in progetto c’era anche la realizzazione di altre sette costruzioni simili, oltre all’edificazione di uno stabilimento per i bagni e lavatoi pubblici.
Fonte:
- Corriere delle Puglie, 20 marzo 1911
- Regio Decreto n. 241 del 07 giugno 1906
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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.
Bravo, occorre che i baresi abbiano memoria del loro passato