Accadde a Bari – Carlo I d’Angiò finanzia la flotta per il Principato d’Acaia con le tasse della Terra di Bari (1270)

Carlo I d'Angiò fra la sua corte

Correva l’anno 1270. Lunedì 30 giugno, Carlo I d’Angiò (1226-1285) dopo aver preteso un’ingente somma per allestire la flotta da mandare in difesa del principato d’Acaia, richiama aspramente il giustiziere della Terra di Bari.

La dinastia angioina, dopo la vittoria su Corradino nella battaglia di Tagliacozzo del 1268, aveva di fatto sostituito gli Svevi ormai in rotta. Ma le mire espansionistiche di Carlo I non si fermavano alla semplice conquista delle regioni meridionali, l’angioino puntava al Mediterraneo e alla riconquista dell’Impero Latino di Costantinopoli. Per fare ciò aveva già stretto alleanze e firmato nel 1267 il trattato di Viterbo con l’imperatore latino Baldovino II (1217-1273), ormai da tempo spodestato da Costantinopoli dai bizantini, Guglielmo II di Villehardouin (1211-1278), principe d’Acaia (il Principato d’Acaia occupava gran parte del Peloponneso, nell’attuale Grecia) e con la benedizione di papa Clemente IV (circa 1200-1268).

Le difficoltà del Principato d’Acaia

In particolare, Guglielmo II fiaccato dalla lotta continua contro le forze sempre più pressanti dei bizantini di Michele VIII Paleologo (1223-1282), essendo rimasto nella regione l’unico ostacolo all’espansionismo bizantino, aveva accettato di divenire vassallo di Carlo I, che avrebbe ereditato il principato alla sua morte in assenza di figli maschi, cosa che avvenne nel 1278.

Per soccorrere l’Acaia ormai allo stremo, Carlo I decise di mettere insieme una grossa flotta e ne riversò il costo sui giustizieri della Terra di Bari, di Otranto e di Basilicata che avrebbero dovuto versare le somme richieste a Filippo di Santacroce protontino di Barletta e Monopoli.

La seconda spedizione

Già per la prima spedizione fu un problema mettere insieme la somma di denaro richiesta, ma quando Carlo decise di inviare subito una seconda spedizione, essendo venuto a conoscenza dell’arrivo in Acaia di una grossa flotta composta da turchi, greci e cumani al comando del nipote di Michele VIII, pensò bene di riversare questa incombenza quasi interamente sulle spalle del giustizierato della Terra di Bari.

Il quale si trovò in difficoltà non solo per l’allestimento di oltre una ventina di ulteriori imbarcazioni, ma anche per il reperimento in Puglia dell’equipaggio.

Per trovare una soluzione a questi problemi, il giustizierato prese l’iniziativa di richiedere anche al clero la subventio generalis, un’imposta sui beni da cui solitamente era dispensato, così come i baroni e altri privilegiati.

La cosa chiaramente non piacque al clero barese, che fece subito istanza al re. Carlo I, che già si preparava a seguire il fratello Luigi IX (1214-1270) nell’Ottava crociata, richiamò severamente il giustiziere di Bari, ribadendo il rispetto delle prerogative fiscali del clero. La decisione si collocava inoltre in una fase di sede vacante, apertasi con la morte di Clemente IV.


Copertina: Gemini Google rielaborazione grafica Nicola Antonio Imperiale

Fonte:

Gian Luca Borghese, Carlo I d’Angiò e il Mediterraneo: politica, diplomazia e commercio internazionale prima dei Vespri, Ecole Française de Rome, 2008.

Link Wikipedia Principato di Acaia:

https://it.wikipedia.org/wiki/Principato_d%27Acaia

© 2026 Tutti i diritti riservati

foto
+ posts

Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *