A Bari si cammina sulle acque. Ma il vero miracolo sarà ricucire il rapporto della città con il suo mare

PanePomodoro-Bassamarea

PanePomodoro-Bassamarea

In clima di neorealismo, il buon Vittorio De Sica non si sarebbe lasciato  sfuggire l’occasione di un film su quanto accaduto nei giorni scorsi a Bari: si camminava sulle acque!

È accaduto che la bassa marea ha fatto emergere una bella striscia di sabbia che a Pane e Pomodoro, la popolare spiaggia cittadina, ha consentito a qualche primo  passante mattutino di provare l’ebbrezza del cammino fino al frangiflutti lungo un percorso tra le acque: novello Mosè! Sono bastate le prime foto pubblicate sui social e nell’arco della giornata una folla di baresi si è riversata sulla spiaggia incuriosita ed esaltata da questa improvvisa esperienza. E fra questi lo stesso Sindaco, sempre molto bravo nel cavalcare i social, quasi che questo evento fosse stato voluto e coordinato dalla sua Amministrazione. Qualcuno si è subito affrettato a fare paragoni con quanto accade alla baia di Mont Saint Michel, in Francia, dove la bassa marea consente periodicamente di raggiungere a piedi l’isolotto.

Non è la prima volta che la bassa marea fa emergere la sabbia, ma questa volta l’evento è stato più massiccio e duraturo, tanto da proseguire nei giorni successivi. E allora qualche domanda forse è il caso che venga posta. Al di là della marea più bassa del solito, come mai lì si è formata quella striscia di sabbia, chiudendo un tratto di mare destinato l’estate alla balneazione? Un frangiflutti è destinato a tamponare la forza delle onde affinché queste non giungano a riva troppo impetuose distruggendo il bagnasciuga, come accaduto negli ultimi anni all’appena realizzato lungomare di San Girolamo. Ma in questo caso il frangiflutti sta facilitando l’accumulo di sabbia e non penso che fosse questa la sua funzione.

C’è spazio di riflessione, sulla situazione e sul comportamento dei baresi. Innanzi tutto: la posizione del frangiflutti venne attentamente valutata da esperti meteomarini? Non sarebbe la prima volta! La memoria corre alle leggendarie fontane a mare di alcuni anni fa che costarono tantissimo sia nella realizzazione e ancor più nella manutenzione, finchè furono eliminate. Diversi gli errori di progettazione che finiscono per nuocere all’ambiente. Considerando che quella spiaggia è stata periodicamente interessata a eventi di pesante inquinamento causato dalla fuoriuscita di liquami di fogna, sapere che lo specchio d’acqua non ha più a disposizione un libero ricambio favorito dalle correnti, dovrebbe preoccupare non poco. 

Il secondo punto di riflessione riguarda il comportamento dei baresi. È certamente comprensibile la curiosità, il tam tam mediatico riesce a smuovere folle e la narrazione istituzionale negli ultimi anni ha molto condizionato i baresi nell’esaltarsi per ogni cosa fatta passare come straordinaria, bellissima, che accade solo qui o così viene fatto credere. Ma se un evento episodico e improvviso riesce a far tanto, potrebbe allora essere messo in campo un programma di interventi che davvero riesca a ricucire il rapporto della città con il suo mare in forme più naturali, spontanee, quasi passionali, rispetto a quello che si sta ora facendo?

Il rapporto con il mare è così: piace o non piace e qui sembra piacere. Si definisca allora quale debba essere il destino della spiaggia pubblica cittadina e si intervenga appropriatamente. Se una passeggiata sul mare esalta tanto (e vedere la città dal mare è sempre molto bello) si programmi allora la realizzazione di qualche lungo pontile che consenta collegamenti permanenti, in questo caso, con quel frangiflutti. Credo che più gli interventi sono semplici e non troppo elaborati e migliore sarà il risultato. Una costa metropolitana lunga decine di chilometri può offrire tanti punti ideali per proporre spazi di sosta e di relax, senza immaginare di costruire, come accaduto proprio a San Girolamo, strutture destinate al degrado e all’abbandono. In fondo, Pane e Pomodoro è piaciuta proprio perché non eccessivamente pensata, rendendosi disponibile sia per chi semplicemente vuole stare steso al sole, sia per chi cerca qualcosa in più. In tempi di sostenibilità nel confronto con la natura, meno si interviene e più questa ci sarà grata.

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[c]Foto di copertina di Loredana Orlanducci

[c]Foto in galleria di Vito Sacco


Eugenio Lombardi è un architetto barese specializzato in Progettazione Partecipata e Psicologia Urbana all’Accademia di Belle arti di Copenaghen e con lunghi anni di studio e attività professionale a Helsinki. Ha diretto a Bari il primo Laboratorio Urbano in Italia, promuovendo diversi progetti culturali in Bari vecchia e di riqualificazione urbana: recupero ex Macello comunale, molo di Sant’Antonio, ex Ospedaletto dei Bambini. Ha diretto a Palese il Laboratorio Urbanistico di Quartiere e costituito l’Ecomuseo Urbano del Nord Barese. Attualmente coordina la rete Civica Urbana di Palese ed è direttore artistico del Festival Ecomuseale delle Arti.

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