Open Data: un bene collettivo per la conoscenza e lo sviluppo globale

Open data

Open data

È un concetto che nasce principalmente nella Pubblica Amministrazione e si riferisce ad una regolamentazione che ha l’intento di rendere libere e accessibili a tutti i cittadini le informazioni conservate nelle banche dati degli enti pubblici, rendendole disponibili e diffondibili in formati standard per essere riutilizzate e condivise, parliamo chiaramente degli Open Data (Dati Aperti).

Ma cosa sono esattamente e come funzionano? In pratica, tutte le amministrazioni sono quotidianamente alle prese con grandi quantità di informazioni “divulgabili e condivisibili” provenienti da svariati contesti, dal settore sanitario, economico, anagrafico, geografico, scientifico, ambientale, trasporti e così via. Molti di questi dati vengono archiviati in imponenti banche dati e messi a disposizione di chi voglia usufruire di questo enorme patrimonio informativo per implementare applicazioni, formulare studi, statistiche, e in generale sviluppare strumenti di elaborazione dati incrociando anche più fonti.


Tra gli enti italiani che oggi rilasciano la maggiore quantità di informazioni aperte si contraddistingue l’Istat che grazie alle rilevazioni ottenute dai costanti censimenti è in grado di rendere pubblici elementi rilevanti provenienti da molteplici settori, da quello socio-economico, a quello industriale, agricolo, ambientale e territoriale.


Queste informazioni sono generalmente pubblicate sui siti web delle istituzioni stesse e liberamente accessibili secondo la licenza “Italian Open Data License v2.0”, che rappresenta una sorta di vademecum al riuso e pubblicazione dei dati. Il principio alla base di questo progetto è la cooperazione delle comunità nell’ottica dello sviluppo e del beneficio alla scienza e alle attività legate alla conoscenza. Dunque il più grande esempio di collaborazione a livello globale.

In questo modo, molte aziende private, cittadini, università e ricercatori hanno a disposizione un potente strumento per sviluppare siti web specialistici, estrarre indicatori, realizzare app per smartphone e tablet.


A titolo di esempio, incrociando dati relativi ai servizi presenti in un’area urbana (come supermercati, farmacie, uffici pubblici) con dati geografici e informazioni patrimoniali, sarà possibile supportare il mercato immobiliare in processi decisionali o analisi statistiche. Oppure elaborando dati aperti legati a particolari settori ambientali (acqua, cibo, alimentazione, meteorologia, suolo) sarà possibile realizzare applicazioni a supporto dell’agricoltura e delle filiere alimentari.

L’esperto Andrea Borruso, presidente di OnData, Associazione italiana che promuove l’apertura dei dati pubblici, ci spiega come si sta diffondendo questo fenomeno in Italia: «E’ ancora essenziale fare divulgazione, perché sia per i titolari dei dati, sia per gli utenti, gli open data sono visti troppo spesso o come un formalismo/obbligo o come “cose da nerd”. Un errore è tenerli “a parte”, come se dati e “dati aperti” fossero cose molto separate. In realtà al più è soltanto una diramazione di quello che è molto più interessante chiamare patrimonio informativo del settore pubblico, e fare open data vuol dire essenzialmente valorizzare questo patrimonio ». E spiega: «la norma europea sui dati aperti è dedicata alla “valorizzazione del patrimonio informativo pubblico”. Questa terribile pandemia ci ha reso in ogni caso tutti più consapevoli su come sui dati si prendano decisioni e come questi possano (nel bene e nel male) diventare informazione».

E come risponde la Puglia a questa tendenza?
A dicembre 2021 si è tenuta la prima edizione dell’Open Data day 2021 della Regione Puglia, incentrata sul tema fondamentale del “Raccogliere i dati per cogliere nuove opportunità“. L’evento si è tenuto interamente online e ha visto l’intervento di diversi esperti del tema a livello nazionale e regionale, da OnData, all’Università degli Studi di Bari, Università del Salento, Regione Puglia ed Enti ad essa connessi come InnovaPuglia e PugliaPromozione.

Open Data Day 2021

A tal proposito Andrea Borruso aggiunge: «Questa prima edizione tutta pugliese ha rappresentato un ottimo evento. Molta cura nella scaletta e molta cura nella scelta dei relatori hanno portato a un esito di sicuro interesse con evidente obiettivo di stare sul tema a 360°. La realtà pugliese si rivela una comunità locale attiva in cui le persone rispondono».

La Regione Puglia già da diversi anni è impegnata nella diffusione dei propri Dati Aperti riconoscendone il valore aggiunto della condivisione con il pubblico del web e l’utilità della combinazione di più fonti informative. Il sito degli Open Data della Regione Puglia presenta un alto contenuto informativo costantemente aggiornato che fornisce uno scenario completo del contesto storico e attuale di gran parte delle attività e servizi pubblici regionali.

L’Italia e in particolare la Puglia dunque si collocano in un’ottima posizione nell’ambito di questo complesso ecosistema. Se ogni realtà locale credesse nella cooperazione e contribuisse attivamente allo sviluppo di un approccio sempre più coordinato e strutturato, tanti “pezzi separati” cesserebbero di esistere in favore di una fervida e più fruttuosa collaborazione globale.

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Nata a Canosa di Puglia, vive a Bari da circa 30 anni dopo una Laurea in Informatica e Comunicazione Digitale presso l'Università degli Studi di Bari.
Ha iniziato la sua carriera lavorativa come Web Developer per poi spostarsi nel settore geospaziale grazie al ruolo di Product Specialist per il mercato dei dati satellitari presso la società Planetek Italia.
Appassionata di enigmistica, faidate (ogni oggetto abbandonato, nelle sue mani riprende vita), natura, Spagna e Cammino di Santiago.

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