Operette “misteriose”. Il giallo del primo libro stampato a Bari
Frontespizio-Cornice-diversa
Grazie al lungimirante interessamento di Gennaro De Gemmis, grande personaggio della cultura – oggi, ahinoi, del tutto dimenticato –, il 7 dicembre 1956, l’Ente Provinciale di Turismo acquistava quello che è considerato il primo libro stampato a Bari:
Operette del Parthenopeo Suauio in uarij tempi & per diuersi subietti composte, et da Siluan Flammineo insiemi raccolte, et alla amorosa & moral sua calamita intitulate. Stampato in Bari per mastro Gilliberto Nehou francese in le case de santo Nicola, 1535 a di 15 de ottobre.
Certamente una bella notizia il recupero di tale opera, di cui la città ora può fregiarsi. Tuttavia ben pochi sanno che queste Operette costituiscono un vero enigma. Molteplici sono i misteri che le avvolgono. Dissiparli o semplicemente enumerarli è fatica improba. Possiamo dire che essi sono sorti prima ancora che il libro venisse stampato.
Proviamo a raccontarne qualcuno, ponendoli in una sorta di sequenza temporale e distinguendoli per generi.
Innanzitutto il tipografo. Tale Giliberto Nehou è un ambulante che, nel corso del suo peregrinare, venne a Bari in quel fatidico anno 1535 per ricevere l’incarico di stampare una raccolta di liriche ispirate ai viaggi di Bona Sforza, da uno sconosciuto Partenopeo Suavio. I cataloghi italiani registrano solamente un’altra sua edizione nel 1544. Nessun’altra pubblicazione, né prima né successivamente a tali date!
E poi il libro stesso, sorto nel contesto di opere similari. Chi abbia conoscenze anche solo basilari di storia dell’Arte della Stampa potrà riconoscere una quantità di elementi comuni tra le Operette e altre edizioni veneziane dell’epoca.
Nel 1507 il poeta Antonio Tebaldeo pubblicò le sue Opere, decorate da figure tra le quali il Liutista Innamorato. Il frontespizio delle Operette è chiara derivazione dalla figura del flautista.
Nel 1516 le Cose Vulgare di Messer Colantonio Carmignano presentano un frontespizio che è evidente modello per quello delle Operette, elemento che determinò la convinzione che il Partenopeo Suavio non fosse altro che il Carmignano, gentiluomo napoletano.
Gli specialisti sanno che è esistito un continuo scambio, di attrezzature e componenti tecnologici tra i tipografi; per compravendita, per trasmissione ereditaria, i piombi, i decori, le xilografie, viaggiavano da una bottega all’altra ed è quindi plausibile che l’altrimenti ignoto Nehou sia venuto in possesso delle matrici di quelle stampe, forse svendute perché usurate dalle continue inchiostrature e impressioni sulla carta e sul torchio.
Ma anche lo stesso frontespizio delle Operette presenta varianti tra gli esemplari sopravvissuti. Un esemplare barese presenta una cornice diversa da quella che adorna gli altri, come si può notare dalle figure qui accluse.
Nonostante il restauro, piuttosto maldestro, non è possibile capire se la cornice è costituita da applicazione di strisce di carta sulla superficie a risarcimento di una qualche imperfezione già antica, oppure se è prodotta per impressione di una matrice sul foglio di stampa.
Le due figure riproducono il medesimo esemplare a distanza di anni e si percepisce chiaramente la progressione del degrado occorso sul libro, anche a causa di inadeguate modalità di conservazione.
Non è mai stata fatta una collazione multipla degli esemplari e quindi il dubbio continua a persistere.
La “lettura” del libro è stata finora appannaggio degli studiosi di Letteratura italiana che hanno mirato piuttosto a stabilire il valore artistico, letterario, poetico dell’opera e non l’analisi autoptica della “manifattura” da parte della bottega tipografica.
Ultimo mistero: la sorte delle copie. Una diversa valutazione dei misteri del libro è legata alla sua trasmissione. Esiste un esemplare presso il Museo Storico del Bari, ed è quello che fu donato dallo studioso Francesco Bonazzi il 29 novembre 1919, come recita una dedicazione applicata sul volume.
Nell’anno 1956, grazie al lungimirante interessamento di Gennaro De Gemmis – come già ricordato – fu acquisito un nuovo esemplare per la biblioteca dell’Ente Provinciale di Turismo.
Nel 1982 infine l’esimio Vito Antonio Melchiorre ne realizzò una utile ristampa anastatica, indicando nella sua introduzione il sito di conservazione degli esemplari di cui era a conoscenza, ma oggi è stata accertata l’esistenza di altre copie diffuse in biblioteche di tutto il mondo.
Di quelli notificati dal Melchiorre, mancano tuttavia all’appello almeno due. Uno di essi era quello presso l’associazione turistica non più operante, e l’altro addirittura nel possesso della Famiglia Laterza.
E qui inizia il giallo. Quando i Carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico avviarono indagini per ritrovare i vari esemplari più o meno dispersi, avemmo modo di dar loro le informazioni che qui abbiamo raccontato. In particolare ricordando che nell’anno 1951, in occasione di una grande mostra dedicata al progresso delle arti e delle scienze nella nostra città, fu messo in esposizione proprio l’esemplare laterziano, con la notifica del prestatore sul relativo catalogo.
La caccia a questo esemplare è ancora in corso. Sarebbe un vanto per la città di Bari il recupero e il rientro in possesso del prezioso cimelio bibliografico.
Bibliografia
Mostra documentaria del pensiero economico-politico pugliese dei secc. 16.-20. Catalogo. Bari, Cressati, 1951.
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Francesco Quarto è nato e vive a Bari. Da poco in pensione dopo tanti anni di vita da bibliotecario durante i quali ha “supportato” generazioni di studenti e non solo: docenti, ricercatori, accademici e continua a mantenere relazioni e contatti. Sviluppa le sue ricerche sulla storia della tipografia antica in Puglia scoprendo numerose edizioni ignote. La storia della città di Bari è l’altro ambito privilegiato dei suoi interessi. Da due anni ha una rubrica sui nostri quotidiani, molto apprezzata dai baresi e anche da viandanti e viaggiatori di passaggio nella città.





