Purgatorio di Dante: la generosità di San Nicola ci salverà dal malcostume della politica

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Nel giorno della festa di San Nicola, in quest’anno commemorativo dei 700 anni della morte di Dante, non potevamo esimerci dal ricordare la presenza del Patrono di Bari nella Divina Commedia. 

Siamo nel XX canto del Purgatorio. Dante e Virgilio camminano lungo la Quinta Cornice tenendosi schiacciati alla facciata della montagna. Le anime sono stese con il volto per terra, le mani e i piedi legati, e gemono declamando un versetto del Salmo 118: «Tutti dicean: ‘Benedictus qui venis’» (v.19). E’ il loro modo per riparare il peccato di avarizia, cagione di tutti i mali del mondo. Durante il giorno le anime penitenti gridano esempi di altruismo e di povertà, durante la notte esempi di avarizia punita.

Si tratta di un canto politico, giacché l’avarizia è per Dante la ragione prima dei mali che tormentano il mondo civile. Al di sopra di questa Quinta Cornice, infatti, i peccati saranno tutti dell’ambito personale, gola, lussuria…. Non a caso, Dante, nelle prime terzine di questo canto, rievoca, con una certa veemenza verbale, e con un’espressione solenne, la rappresentazione della lupa, centrale nel primo Canto dell’Inferno, l’animale feroce che lo ricaccia indietro nella selva e che non gli permette di salire la collina. E con tono profetico e con una solenne implorazione indirizzata al Cielo, domanda l’intervento Divino che metta termine al potere della lupa simbolo dell’avidità, affinché sia allontanata dalla terra.

Mentre i due poeti proseguono adagio, Dante ode le anime degli avari e prodighi che sussurrano con voce triste gli esempi di Maria, che visse umilmente da partorire Gesù in una povera stalla e di Gaio Fabrizio Luscinio, il console romano che scelse di vivere umilmente con virtù anziché da ricco accondiscendendo al vizio. Questi esempi sussurrati spingono Dante ad avvicinarsi all’anima che pensa le abbia pronunciate: Ugo Capeto, re di Francia tra il 987 e il 996, che Dante, per sbaglio, presenta come il fondatore dei Capetingi. 

E qui Dante ode il riferimento all’esempio di san Nicola di Myra, patrono di Bari, la cui venerazione era diffusissima sin dal Medioevo sia in Oriente che in Occidente. 

Questa la terzina 31-33:

Esso parlava ancor del la larghezza / che fece Niccolò a le pulcelle, / per condurre ad onor lor giovinezza.

San Nicola di Bari, La dote delle tre fanciulle (www.basilicasannicola.it)

Il riferimento è al famoso episodio in cui il Santo si era distinto per la sua “larghezza”, cioè il dono generoso che fece in favore delle fanciulle (pulcelle), perché convogliassero nozze onorate. 

Ancora giovinetto, infatti,  Nicola, avendo saputo di una nobile famiglia caduta in miseria e del sconsiderato proposito del padre di indurre alla prostituzione le sue tre figlie, non potendo più assicurare loro una vita onorevole, decise di aiutare le giovani sfortunate: si recò di notte, in modo anonimo per ben tre volte presso la loro abitazione e dalla finestra della loro casa, gettò di nascosto tre sacchi di monete bastanti a valere come corredo nuziale per le tre ragazze. Tuttavia la terza notte, san Nicola trovò la finestra serrata e senza darsi per vinto, salì sul tetto e lanciò l’ultimo sacco di monete d’oro attraverso il camino, restituendo alle tre giovani “pulcelle” una vita onesta e dignitosa.

Oggi, come 700 settecento anni fa, la politica è dominata dall’avidità e dall’avarizia, e gli interessi personali prevalgono sulla ricerca del vero bene comune. Sarà San Nicola a salvarci? Dante ci suggerisce di sì, se come Ugo Capeto sapremo invocarlo.

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Diacono della Chiesa cattolica di rito bizantino dell’Eparchia di Lungro (CS) degli Italo-albanesi dell’Italia continentale, vive a Bari, con sua moglie Magda Pacillo, dove insegna Religione Cattolica al Liceo Classico Statale “Socrate”. È Dottore in Sacra Teologia, laureato in Scienze Storico-Religiose all’Università “La Sapienza” di Roma. Maestro iconografo, dipinge icone secondo la tradizione bizantina che ha appreso dai suoi numerosi viaggi nei monasteri di Russia, Romania, Grecia e Monte Athos.

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