Bari: la caserma Picca apre le sue porte al pubblico
Caserma Picca1
Con l’arrivo dell’autunno la Fondazione Fai ha pensato bene di mostrare ai suoi associati e ai tanti turisti curiosi luoghi che finora non erano mai stati aperti al pubblico. Dopo aver aperto i cancelli della caserma Rossani qualche mese fa, nelle giornate di sabato 16 e domenica 17 ottobre, ha rivelato un luogo di cui i baresi hanno sempre sentito parlare ma che, se non appartenenti a un corpo militare, non avevano potuto liberamente visitare: parliamo della caserma Picca in Piazza Luigi di Savoia Duca Degli Abruzzi.
La sua storia inizia con la sua edificazione nel lontano 1873 dopo che il terreno su cui è costruito fu tolto al vicino convento di francescani. Cambia nome tre volte: “Sant’Antonio”, “Puglie” e infine “Domenico Picca”, in onore del capitano omonimo che dopo un decoroso servizio ha dato la sua vita in battaglia durante la Prima guerra mondiale. Un’epigrafe nell’androne d’ingresso ne celebra le gesta.
L’edificio si presenta in stile neoclassico con quattro colonne sulla facciata d’ingresso. L’opera è dell’ingegnere barese Michele Lofoco. La caserma dal 1983 è sottoposta al vincolo dalla Soprintendenza per il suo valore architettonico. Il complesso è a pianta rettangolare con tre piani e due corpi di fabbrica, con quattro cortili di cui uno coperto per far posto al cineteatro, purtroppo non visitabile. Attualmente è sede del Comando Militare Esercito Puglia.
Dall’ingresso di Piazza Luigi di Savoia entriamo nel cortile principale.
Prima di iniziare la visita vera e propria, ci viene offerta la possibilità di visitare l’archivio storico dell’edificio. Qui sono presenti i fascicoli dei militari baresi degli ultimi quarant’ anni, con l’aggiunta dei fascicoli riguardanti prigionieri di guerra e tantissimi documenti militari risalenti alle due guerre.
Usciti dall’enorme archivio, torniamo nel cortile interno, il campanile della vicina chiesa fa capolino sopra le mura della struttura.
Sul lato est notiamo il monumento ai caduti con il tricolore che si erge imperioso al di sopra.
Più al centro schierati ci sono quattro mezzi militari. Osserviamo un blindato adibito ad ambulanza e un veicolo tattico, a fianco c’è un’imbarcazione posata su una rete mimetica e un miniscavatore.
Più avanti scorgiamo una postazione dove i militari ci mostrano armi e droni all’avanguardia.
La vera sorpresa però è il concerto che la banda musicale militare dedica agli ospiti e che stempera l’aria severa dell’edificio.
Mentre passiamo dal cortile principale a un secondo cortile più piccolo, alcuni figuranti in bicicletta ci passano davanti: indossano le uniformi d’epoca dei bersaglieri in bicicletta.
Dal secondo cortile, accediamo alla Sala Azzurra della caserma.
In onore del centenario della traslazione della salma del milite ignoto che ricade quest’anno, in questi locali è stata allestita una mostra con cartoline satiriche e di propaganda, uniformi, medagli, equipaggiamenti, documenti e cimeli risalenti per lo più alla Prima guerra mondiale.
Interessante omaggio è dato da alcune cartoline che invece ritraggono il ruolo importantissimo delle donne durante le guerre, spesso non solo arruolate come crocerossine ma anche impegnate a sostituire gli uomini al fronte in tutti i lavori.
Entriamo poi nella seconda e ultima sala aperta al pubblico, dove sono esposte alcune opere di artisti locali e c’è l’ingresso per la biblioteca della caserma.
Purtroppo, dobbiamo fermarci sulla soglia e non abbiamo modo di poter toccare quel tesoro di libri. Riusciamo solo a scorgere velocemente le tante librerie illuminate da lampade verdi tipiche delle sale da biliardo.
La nostra visita è quasi finita, mentre ci apprestiamo ad uscire, lanciamo un ultimo sguardo all’epigrafe dedicata al generale Pasquale Mirabella e al busto del sergente maggiore Antonio Mendolicchio, entrambi insigniti della medaglia a valor militare. Oltre questo notiamo una seconda epigrafe del bollettino di guerra firmata del generale Armando Diaz, uguale a quella all’ingresso e una lastra che ricorda San Martino patrono dell’arma di fanteria.
Attraverso il portale posteriore usciamo all’esterno della struttura e ci ritroviamo in Piazza Nicola Balenzano, lasciandoci alle spalle quel luogo che fino a pochi giorni fa avremmo definito semplicemente “austero” e invece si è rivelata uno scrigno di storie e di vite.
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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.










































