Riedita “La più ricca e organica trattazione grammaticale barese” di Alfredo Giovine
Il Dialetto di Bari
“L’opera fondativa, primigenia e imprescindibile che il dialetto della città di Bari non aveva mai avuto”. Così il professore Daniele Giancane dell’Università di Bari, nella sua prefazione, definisce la seconda edizione postuma de
“Il dialetto di Bari. Grammatica scrittura lettura”, di Alfredo Giovine, a cura di Felice Giovine, Centro Studi Baresi
Il libro, che uscirà il prossimo 10 luglio, è accompagnato da un lusinghiero saluto del sindaco di Bari Antonio Decaro e dall’introduzione del dialettologo Giovanni Manzari, che ricorda come questo lavoro costituisca “fin dalla prima edizione (2005) […] la più ricca e organica trattazione grammaticale barese”
Nell’attesa di poterla leggere e studiare con attenzione, per gentile concessione del curatore, Felice Giovine, abbiamo il piacere di pubblicare di seguito l’introduzione.
DUE PAROLE DEL FIGLIO
Il Barese: grammatica del dialetto spiegata al popolo, titolo provvisorio del dattiloscritto di mio padre Alfredo, datato 1964.
L’idea era nata con l’intento di dare uniformità e semplicità alla scrittura barese, suggerendo metodi per renderla più accessibile e comprensibile, fissando alcuni punti importanti non solo morfologici, tra cui:
– aver aggiornato il suono di ‘ìe’ in ‘ìi’ (da “gardìedde” in “gardìidde”, da “cìele” in “cìile”, ecc.);
– aver chiarito l’inutile uso del ‘j’, inesistente nell’alfabeto italiano e latino;
– suggerito l’utilizzo di alcuni espedienti grafici, per meglio esprimere la grafìa e facilitarne la lettura (vedi: Due parole ai lettori).
Il lavoro, durato alcuni anni, fu terminato nel 1964; una copia fu sottoposta al parere e ai suggerimenti del prof. Oronzo Parlangèli, con il quale Alfredo Giovine intratteneva quotidiani contatti (telefonici, s’intende), per questioni inerenti non solo il dialetto barese e pugliese.
Dalle annotazioni si evince che Oronzo Parlangèli, avendo compreso lo spirito, pur da linguista e glottologo, condivise e lo giustificò.
Lo scopo precipuo di Alfredo Giovine era realizzare una guida semplice e snella, per leggere e scrivere il barese, evitando inutili segni diacritici, incomprensibili ai più e uniformando alcuni criteri che riteneva ormai superati, dal tempo e dall’uso con il quale il popolo e il popolino barese (distinguendo l’abitante della città nuova e quello della città vecchia) avevano trasformato termini, pronuncia e parlata.
Ma il pregio di questo lavoro consiste nell’aver esaminato e spiegato i diversi fonemi e fenomeni della nostra parlata, non pochi dei quali ritroviamo nella lingua italiana, dato che noi, il barese, lo parlavamo prima di Dante.
Questa seconda edizione ricalca il sentimento che avevo espresso alla prima edizione: “La decisione sofferta di darlo alle stampe, perché in un certo senso, contravvenivo alla volontà di mio padre, è stata sollecitata da amici e cultori, ma spinto soprattutto, per far conoscere il frutto di tanti anni di lavoro”.
Determinante è stata la constatazione che, ancora oggi, si verifica quanto in passato: coloro che hanno scritto e scrivono in dialetto barese, proprio per mancanza – da sempre – di una guida di riferimento, hanno attinto e attingono da questo o quell’autore, ognuno con un proprio dialetto e, ognuno, con un proprio sistema di scrittura, non riuscendo a rendere comprensibile la loro grafìa, avvalorando e aderendo al suggerimento di qualche “superficiale”: “ma scrive come uè”, provocando nocumento alla dignità della lingua barese e ad una maggiore e corretta divulgazione.
Seguiranno discussioni e osservazioni? Me lo auguro, perché dimostreranno vitalità e interesse, per il bene di Bari e della ‘lingua nostra’, che non merita di essere maltrattata e inquinata, condividendo, con mio padre, l’amara riflessione:
“ci non ganòsce a BBare le cose de stu paìse,
cchiù de le frastìire, sò pròbbie le barìse”
Per prenotazioni e info sul libro: felicegiovine@libero.it
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Conosco da tempo Felice Giovine ed ho partecipato a qualche incontro, dai quali è sempre emersa la necessità di completare il grande lavoro del padre Alfredo, teso ad uniformare, nobilitandola, la nostra lingua. Apprezzo molto questo lavoro. Sicuramente lo leggerò