Via Argiro: tra Bizantini e Normanni, la vita di un protagonista controverso
Argiro
Nel nostro viaggio fra le strade di Bari, abbiamo già parlato di via Melo da Bari e della vita del coraggioso combattente di cui porta il nome, oggi ci spostiamo sulla strada parallela in via Argiro, sempre nel cuore del quartiere Murat, e riprendiamo il nostro racconto quasi dal punto in cui lo avevamo interrotto con la morte di Melo, infatti la strada è intitolata ad Argiro, figlio di Melo.
Argiro figlio di Melo
Argiro (circa 1000-1068) fu una personalità complessa e controversa, molto diversa da suo padre. Come ci ricorda la storia, a causa delle alterne vicende della rivolta antibizantina guidata da suo padre, Argiro e sua madre furono deportati a Costantinopoli nel 1011 dopo la caduta di Bari. Qui, pur essendo un ostaggio, crebbe alla corte imperiale bizantina, guadagnando la loro fiducia.

Proprio grazie a questa fiducia riuscì a rientrare in Puglia fra il 1039-1040, grazie alla spedizione bizantina guidata dal generale Giorgio Maniace, con ruolo militare-politico più che amministrativo, direttamente su incarico dell’imperatore Michele IV.
Forte del prestigio familiare e dei legami con Bisanzio, si trovò ad essere ammirato e conteso da fazioni diverse e la sua fedeltà oscillò ora per i Normanni ora per l’impero bizantino. Nel 1042, schierandosi temporaneamente dalla parte dei Normanni, fu acclamato duca di Puglia nella chiesa di Sant’Apollinare.
Il cambio di fronte
Ma quando i contrasti fra il generale bizantino Maniace e il nuovo catapano Pardo portarono a un vuoto di potere, Argiro non ci pensò due volte e si presentò alla corte imperiale bizantina, ovvero all’imperatore Costantino IX, come l’uomo giusto per rimettere in riga il generale Maniace e riprendere il controllo sulla regione. La fortuna arrise alla sua mossa ardita ed ebbe la nomina di comandante degli eserciti imperiali.
Da alleato dei Normanni si trasformò in un loro nemico ma la cosa non gli giovò, il loro potere cresceva e dopo una sconfitta a Venosa, Argiro fu richiamato a Costantinopoli nel 1046.
L’astuto Argiro non si perse d’animo e visto che il nuovo catapano Eustazio Palatino si era dimostrato incapace di fronteggiare i Normanni, già nel 1051 il figlio di Melo tornò a Bari con il ruolo di catapano. Il suo rientro non fu certo ben visto ma grazie alle sue doti diplomatiche e alle sue amicizie riuscì a prendere il potere e a stringere rapporti diplomatici con papa Leone IX e l’Impero germanico per fronteggiare il sempre crescente potere dei Normanni nella regione.
Chiaramente, questa alleanza piacque poco al patriarca di Costantinopoli Michele Ceruliano che già era in contrasto con Argiro per la sua tolleranza religiosa riguardo ai rituali latini.
La sconfitta dell’alleanza
In ogni caso, anche questa alleanza non portò a nulla di buono, non solo i Normanni sgominarono e sequestrarono il papa a Civitate nel 1053 ma anche Argiro fu battuto nei pressi di Siponto e dovette ripiegare a Vieste da dove ripartì poi per Bari.
Intanto, nel 1054 dopo il Concilio dell’anno prima, avveniva ufficialmente lo scisma fra la chiesa cattolica romana e quella greco-ortodossa.
Argiro richiamato a Costantinopoli
Questo portò a inasprire le tensioni con Argiro che nonostante le avversità era riuscito a consolidare il suo potere in Puglia, fu poi richiamato a Costantinopoli, come ricorda padre Gerardo Cioffari:
Intanto lo stesso Argiro a Bari era al massimo del suo potere, sottoscrivendo atti pubblici come Argiro, per grazia di Dio, magistro, vesti e duca d’Italia, Calabria, Sicilia e Paflagonia, figlio di Melo. Purtroppo per lui, mentre in Italia le cose procedevano al meglio, male si mettevano a Costantinopoli.
Argiro dovette tornare a Costantinopoli diverse volte e nonostante la morte del patriarca suo avversario e la nomina di un nuovo imperatore, la sua politica di alleanze non fu un grande successo.

Quando il nuovo papa Niccolò II si alleò con i Normanni, l’astro di Argiro era ormai in declino e nel 1061 fu definitivamente destituito dal ruolo di catapano e richiamato a Costantinopoli.
E mentre il conflitto fra i Normanni e i bizantini si accendeva, segnando il lento declino dell’occupazione di questi ultimi in Puglia, la sorte di Argiro resta incerta.
La morte del catapano
La sua morte è avvenuta presumibilmente nel 1068, se consideriamo l’annotazione dell’Anonimo Barese:
Obiit Argiro proedro et Apochara Catap.
Traduzione:
Morì Argiro proedro, come pure il Catepano Apochara.
L’intitolazione della strada
Ma a differenza di quello che accadde per il padre, non ci furono celebrazioni solenni e sul luogo della sua morte restano solo ipotesi, gli storici sono discordi: Costantinopoli, Bari, Vieste e Atella.
L’amministrazione comunale però non ha dimenticato il catapano bizantino e gli ha concesso lo stesso onore ricevuto da suo padre: gli è stata intitolata una strada con deliberazioni decurionali del 4 ottobre 1833 e del 24 maggio 1837.
Bibliografia:
- Anonimo Barese, Anonymi Barensis Chronicon
- Gerardo Cioffari – Rosa Lupoli Tateo, Antiche Cronache di Terra di Bari, Centro Studi Nicolaiani, 1991, Bari.
- Vito Antonio Melchiorre, Le strade di Bari, Periodici Locali Newton, 1995, Bari.
- Gerardo Cioffari, Storia di Bari, Centro studi Nicolaiani, 1998, Bari.
- Antonio Beatillo, Historia di Bari, Cacucci Editore, 2018, Bari.
Link Treccani Bizantino, Impero:
https://www.treccani.it/enciclopedia/impero-bizantino
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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.

