Via Antonino Scopelliti: storia del magistrato che sfidò la mafia

Scopelliti

Scopelliti

Ancora una volta ci immergiamo nelle mille storie della città di Bari e nel farlo indaghiamo sui personaggi a cui sono dedicate le sue strade. Oggi, siamo nel quartiere Libertà nei pressi del cimitero e dopo aver attraversato via Hrand Nazariantz in direzione nord e aver continuato su via Tommaso Fiore in una traversa sulla sinistra, che ospita il Tribunale per i minorenni, ci troviamo davanti una targa commemorativa che così recita: “via Antonino Scopelliti, vittima di mafia 1935-1991”.

In via Antonino Scopelliti…
… era presente Tribunale per i minorenni
Targa della strada

Il nome di questo magistrato, legato a doppio filo a quello di altri eroi come Borsellino e Falcone che hanno sacrificato la loro vita per la giustizia, ritorna con forza a farsi strada nella nostra memoria.

Ma chi era questo eroe dei nostri tempi?

La vita e la carriera di Scopelliti

Nato a Campo Calabro il 20 gennaio 1935, a soli 24 anni Scopelliti entra in magistratura. Come pubblico ministero lavora a Roma e Milano, facendo velocemente carriera per le sue indiscutibili capacità e diventando poi sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione.

Nel corso della sua attività, segue processi di alto profilo legati al terrorismo e alla criminalità organizzata.

Proprio per le sue note competenze e la sua inossidabile onestà, nel 1991 Scopelliti assume il ruolo di pubblica accusa, come sostituto procuratore generale, nel maxiprocesso contro Cosa Nostra presso la Suprema Corte di Cassazione.

Secondo quanto riportato in seguito nei resoconti dei collaboratori di giustizia, per questo motivo diventa come gli altri giudici del pool un bersaglio nel mirino della “Cupola”, l’organizzazione criminale siciliana. È quest’ultima a chiedere un “favore” all’organizzazione della Calabria, la ’ndrangheta, così da eliminare quel magistrato incorruttibile che sarebbe sicuramente riuscito a far confermare in Cassazione le condanne contro i boss mafiosi inquisiti.

Antonino Scopelliti

L’omicidio e il processo

Così con un agguato, due killer in moto, il 9 agosto 1991, mentre rientrava da una giornata a mare, affiancano la sua auto e sparano con un fucile al magistrato. Sulla strada provinciale tra Villa San Giovanni e Campo Calabro in località Piale, l’auto priva di controllo finisce su un terrapieno.

Antonino Scopelliti è ritrovato morto ma il suo nome diventa memoria ed è ricordato come uno dei più emblematici della storia della giustizia italiana: simbolo di onestà e spirito di sacrificio.

I suoi assassini restano ancora oggi ignoti, il processo ai suoi mandanti, fra cui il boss Salvatore Riina, ha avuto esito negativo.

Seppure considerati colpevoli presso la Corte d’Assise di Reggio Calabria, le condanne di primo grado furono successivamente annullate e si concluse con assoluzioni definitive, anche a causa della contraddittorietà delle testimonianze di alcuni collaboratori di giustizia.

Nel 2012 le indagini sono state riaperte e nel 2018 in Sicilia viene rinvenuto il fucile con il quale Scopelliti è stato ucciso.

Nuove piste sono state battute da allora ma ancora oggi non ci sono condanne definitive né per esecutori né per mandanti.

Il magistrato fu ucciso nel 1991 in un agguato

La sua eredità

Sua figlia Rosanna ha mantenuto viva la sua eredità creando la Fondazione Scopelliti nel 2007 che porta avanti iniziative di educazione alla legalità.

Ad Antonino sono state dedicate diverse piazze e strade e nel 2011, grazie all’interessamento del coordinamento pugliese di Ammazzateci tutti, associazione contro la mafia nata in Calabria nel 2005, anche il Comune di Bari ha intitolato una via al magistrato.


Link Fondazione Scopelliti:

https://www.fondazionescopelliti.com/

Link Ammazzateci tutti:

https://ammazzatecitutti.it

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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.

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