Quando le pecore baresi sconfinavano: la Dogana delle Pecore, la transumanza e le furbizie della Terra di Bari

Pecore

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Non è improbabile che durante lo studio di testi antichi o di saggi che trattano il periodo fra il XV-XIX secolo compaia un’antica istituzione di origine aragonese chiamata la Dogana delle Pecore o Regia Dogana della mena delle pecore di Puglia oppure semplicemente Gran Dogana.

La Regia Dogana della mena delle pecore di Puglia

Questa importante istituzione amministrativa e giurisdizionale fu creata a Lucera da Alfonso I d’Aragona il 1° agosto 1447 e poi trasferita stabilmente nel 1468 a Foggia. Aveva la funzione di regolare la transumanza e l’allevamento nel regno di Napoli e gestiva il demanio fiscale del Tavoliere di Puglia.

I proprietari di mandrie annualmente affittavano parte dei territori del Tavoliere, non destinati all’agricoltura e usati esclusivamente per il pascolo, pagando alla dogana un canone, la cosiddetta fida, che era praticamente un diritto di pascolo, proporzionato al numero di capi di bestiame (prevalentemente ovini e caprini).

A quanto pare la dogana portava un importante gettito all’erario del Regno di Napoli e proprio per la sua importanza fu affidata al catalano Francisco Montluber, il primo doganiere e commissario della Regia Dogana della Mena delle pecore di Puglia che stabilì le direttive su cui operarono anche i suoi successori per quasi 4 secoli fino all’abolizione della dogana nel 1806 da parte di re Giuseppe Bonaparte.

I proprietari di bestiame di Bari

Nei suoi scritti, lo storico Vito A. Melchiorre ci racconta che i proprietari baresi di mandrie di animali non erano affatto estranei alla dogana e molti erano associati a questa istituzione che prometteva inoltre, in caso di controversie, presso la Dogana di Foggia, un foro più rapido e a costi più elevati.

Purtroppo spesso questi proprietari di bestiame della Terra di Bari, oltre a sottostimare il numero di capi per pagare una fida più bassa e usare tratturi non consentiti, portavano a pascolare le loro bestie anche in altre terre non di loro pertinenza.

Chiaramente questo creava non pochi danni e dissapori e alla fine, quando la situazione divenne insostenibile e l’abitudine radicata, su richiesta dei danneggiati, l’Università inoltrò un reclamo alla Regia Camera della Sommaria. Quest’ultima nel 1596 dopo aver esaminato la contestazione, ordinò al marchese di Padulo, regio doganiere, di intervenire con fermezza e vietare agli associati della dogana di invadere con le proprie mandrie i terreni altrui.

Inoltre decise di istituire anche un’ammenda di 15 carlini per i trasgressori, somma rilevante per l’epoca.

Così la Regia Dogana tentò di mettere un argine a un fenomeno ormai fuori controllo, con divieti, richiami e pesanti ammende. Del resto, se non si riusciva a fermare le mandrie e la furbizia dei loro proprietari, restava almeno la speranza di far quadrare i conti dell’erario.


Bibliografia:

Vito Antonio Melchiorre, Storie baresi, Levante Editori, 2010, Bari

Link Wikipedia Regia Dogana della mena delle pecore di Puglia:

https://it.wikipedia.org/wiki/Regia_dogana_della_mena_delle_pecore_di_Puglia

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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.

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