Notte di Taranto: il raid britannico che ispirò l’attacco giapponese a Pearl Harbor

Taranto

Taranto

Il secondo conflitto mondiale è stato teatro di grandi vittorie e pesanti sconfitte, grandi atti di coraggio e azioni vili. Abbiamo parlato del deflagrante bombardamento tedesco sul porto di Bari del 2 dicembre 1943 e che fu considerato da allora la “Pearl Harbor italiana” ma è curioso scoprire che il famoso attacco giapponese contro le forze americane del 7 dicembre 1941 è basato sull’offensiva della flotta britannica ad un’altra città pugliese: Taranto. Oggi, vi raccontiamo la battaglia avvenuta nella notte fra l’11 e il 12 novembre del 1940 che sconvolse completamente gli equilibri bellici del Mediterraneo, ricordata come: la “Notte di Taranto”.

L’Italia entra in guerra

Nel 1940 l’Italia era entrata in guerra a giugno e a ottobre l’esercito italiano aveva iniziato a fine ottobre “la campagna di Grecia”, entrando tramite le basi albanesi nel territorio greco. Purtroppo per gli italiani, la Grecia riceveva aiuti e rifornimenti dal Regno Unito.

La base navale pugliese di Taranto era il vero e proprio cuore operativo della Regia Marina nel Mediterraneo, e vista l’imponente flotta schierata nel suo porto, rappresentava un problema per la Royal Navy britannica che doveva garantire la sicurezza delle navi sulle rotte verso l’Egitto, la Grecia e nel Mediterraneo orientale.

Per mesi, l’intelligence britannica, che aveva trasferito a Malta una squadra di ricognitori, grazie alle incursioni aeree della RAF (Royal Air Force) prese informazioni sulla base navale tarantina.

La flotta nella base navale di Taranto

Il porto militare poteva contare su ben sei corazzate (Andrea Doria, Duilio, Conte di Cavour, Giulio Cesare, Littorio e Vittorio Veneto), nove incrociatori e diversi cacciatorpediniere, sommergibili, torpedinieri, dragamine e posamine ma era carente di radar, infatti l’Italia nel 1940 non disponeva ancora di un sistema radar operativo diffuso, aveva sistemi di ascolto non all’avanguardia, le reti anti-siluri erano un terzo di quelle che sarebbero servite a coprire tutta la costa e i palloni di sbarramento erano quasi inutilizzabili a causa forte vento di quei giorni. Inoltre la contraerea pur avendo a disposizione decine di cannoni antiaerei, mitraglie pesanti e leggere disposte intorno al porto, era evidentemente insufficiente a fronteggiare un assalto ben pianificato.

L’operazione Judgement

Fu l’ammiraglio Andrew Cunningham, comandante della Mediterranean Fleet, a progettare l’operazione denominata Judgement, basata su una precedente studio teorico britannico pianificato nel 1935, ai tempi della “guerra di Etiopia”, che puntava a ridimensionare in maniera drastica l’influenza della flotta italiana sul Mediterraneo.

Ammiraglio Andrew Cunningham

Dalla portaerei HMS Illustrious britannica, posizionata a 170 miglia dalla costa tarantina, partirono 21 biplani del 824° Naval Air Squadron (unità operativa della Fleet Air Arm) modello Fairey Swordfish (un aerosilurante capace di trasportare un armamento composto da diversi quintali di bombe e razzioltre a un siluro da 457 millimetri) divisi in due gruppi separati.

La portaerei HMS Illustrious

Iniziarono a bombardare la flotta italiana sorprendendo la contraerea tarantina.

I danni subiti dalla flotta militare italiana

La corazzata Conte di Cavour fu colpita e si piegò su un lato, affondando nelle acque basse del porto e non fu più rimessa in servizio. Anche la Littorio e la Duilio subirono danni rilevanti. L’incrociatore Trento subì danni minori perché non fu colpito direttamente dai siluri così come vari cacciatorpediniere.

La corazzata Conte di Cavour danneggiata e semiaffondata

In poche ore, metà della flotta della Regia Marina era danneggiata e temporaneamente fuori combattimento.

Il Fairey Swordfish mentre sgancia un siluro

I marinai combatterono con valore e si distinsero anche per grandi atti di coraggio nel tentativo di difendere la flotta e la città di Taranto ma riuscirono ad abbattere solo due aerei britannici e a farne prigionieri i piloti.

Ci furono 58 morti e 581 feriti.

Ripresa aerea che mostra le conseguenze dell’attacco

Nel contempo, quella stessa notte, altre unità della Royal Navy attaccarono nel Canale d’Otranto un convoglio di quattro piroscafi scortati da una torpediniera e un incrociatore diretti in Albania. Altre 36 vittime si aggiunsero alla conta dei caduti.

Le conseguenze

La cocente sconfitta dimostrò da un punto di vista strategico, come ormai, più che una battaglia fra corazzate in mare, il futuro era basato sull’aviazione imbarcata sulle stesse portaerei, riscrivendo totalmente le regole degli scontri navali. Lo stesso ammiraglio Cunningham affermò:

Taranto, and the night of November 11th – 12th, 1940, should be remembered for ever as having shown once and for all that in the Fleet Air Arm the Navy has its most devastating weapon.

Tradotto:

Taranto, e la notte dell’11-12 novembre 1940, dovrebbero essere ricordate per sempre, per aver dimostrato una volta per tutte come la Marina abbia nella flotta aerea la sua arma più devastante.

Fairey Swordfish che partono da una portaerei (HMS Ark Royal)

Il Giappone invia i suoi osservatori

Proprio per questa ragione, poco tempo dopo, il Giappone, alleato dell’Italia nelle Seconda guerra mondiale, mandò alcuni osservatori, ufficiali della Marina imperiale giapponese, a studiare l’operazione inglese e i suoi esiti Lo studio di questa strategia militare fu alla base dell’Operazione Z che ebbe come risultato l’ancor più devastante attacco degli aerei giapponesi modello Nakajima B5N, Aichi D3A e Mitsubishi A6M al presidio militare di Pearl Harbor nelle isole Hawaii.

La notizia della disfatta fu accolta con una certa “freddezza” dal regime fascista e i giornali di propaganda minimizzarono i danni, trasformando una sonora sconfitta in una piccola scaramuccia, nondimeno il bombardamento di Taranto riscrisse completamente gli equilibri nel Mediterraneo, portando allo scoperto le tante carenze tecnologiche, logistiche e decisionali delle forze militari italiane.


Link Wikipedia Notte di Taranto:

https://it.wikipedia.org/wiki/Notte_di_Taranto

© 2026 Tutti i diritti riservati

foto
+ posts

Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *