Visioni tra realtà e immaginazione: intervista a Vincenzo Lamensa

lamensa

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Tratti mordaci che riecheggiano la pittura di Paul Gauguin, figure dagli accenti indigeni immerse in policromie flamboyant e dense di colore, scenari che sembrano lasciare alle spalle l’Occidente per proiettarsi in un altrove sospeso: così si definisce, in primo sguardo, lo stile di Vincenzo Lamensa, in arte L8V8. Un linguaggio pittorico che sa farsi a tratti impressionista, quasi alienante, capace di trasformare la natura viva in natura morta e di rileggere il classicismo come un culto di compianto più che di vanità. Poi, d’improvviso, le tele si fanno più terse, costellate da campiture scarlatte; compaiono paesaggi di esitazione, in cui l’abito del reale non riesce a cancellare un presagio cyberpunk, mentre affiorano omaggi ai volti alla finestra di Salvador Dalì, custodi di destinazioni inattese che avanzano incontro allo sguardo dello spettatore, incantato o smarrito.

Giovane artista originario del Parco Nazionale del Pallino, Lamensa ha conquistato una presenza sempre più incisiva nel panorama artistico nazionale e internazionale. Le sue opere nascono da paesaggi sospesi tra realtà e immaginazione: cieli screziati, albe e tramonti che sembrano provenire da un altrove onirico, alberi e montagne che si amalgamano in visioni ultraterrene. È il colore, soprattutto, ad imperare sulla tela, facendo da guida allo spettatore che riesce in questo modo a penetrare l’opera stessa e a vederla con prospettive inesplorate. Alla potenza immaginifica si affianca una strenua attenzione ai temi sociali e ambientali, che l’artista affronta con una sensibilità profonda.

Vincenzo Lamensa in arte L8V8

Le esposizioni in Italia e all’estero

Dopo una pausa, Lamensa riprende la sua ricerca nel 2015 con un video artistico per Matera 2019. Dal 2020 partecipa a numerose esposizioni in Italia e all’estero: Roma, Parigi (Louvre), Lussemburgo, Bruxelles (dove ottiene il riconoscimento di Artista dell’anno 2022), Cesenatico (Premio Da Vinci), USA Tour 2023/24, Firenze, Vienna, Madrid, Torino, Brera e Milano (Art Fashion Week). Nel 2025 è selezionato come Artista del Giubileo, esponendo tre opere presso la Cancelleria Vaticana. Un percorso in costante ascesa, alimentato da un talento nitido e maturo.

Oggi, su Sinestetiche, raccontiamo il suo lavoro e l’opera con cui partecipa a Luoghi della Bellezza 2026, l’agenda collettanea di LuoghInteriori che riunisce artisti e poeti: No Violenza, un monito urgente e necessario, che vibra con la forza di un messaggio sempiterno.

Lamensa in arte L8V8

Chi è Vincenzo Lamensa, in arte L8V8? Ci racconti un po’ di te e delle tue radici?

Sono Vincenzo Lamensa, in arte L8V8, nato a Chiaromonte, piccolo paesino in provincia di Potenza, nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, il 25 aprile 1988. Questo territorio ha profondamente influenzato la mia sensibilità artistica. Fin da piccolo sono stato affascinato dal rapporto tra luce, colore e natura, elementi che ancora oggi permeano la mia pittura. La mia arte nasce dall’osservazione del mondo reale, ma anche dal desiderio di trasportarlo in uno spazio immaginario, dove emozione e riflessione si incontrano. Il mio obiettivo è invitare chi osserva a non fermarsi alla semplice visione: desidero che cammini attraverso l’opera e viva il mondo attraverso i miei occhi.

Perché hai scelto il nome d’arte L8V8? Cosa rappresenta per te e che significato personale porta con sé?

Il mio nome d’arte, L8V8, nasce in modo originale da un gioco sul telefono chiamato PlugInk, in cui l’obiettivo era creare un virus e farlo diffondere il più possibile. Giocando, ho deciso di usare come acronimo il mio nome e la mia data di nascita, generando così L8V8.

Con il tempo, ho voluto dare a questo nome un significato più profondo e personale. Come nel gioco il virus si diffondeva rapidamente, così io auspico che la mia arte possa raggiungere quante più persone possibile. Non si tratta di un contagio negativo, ma di una diffusione positiva: la mia pittura e la mia creatività come messaggi capaci di arrivare ovunque, ispirando chiunque li incontri.

In questo senso, L8V8 rappresenta sia la mia identità, sia il mio desiderio di condivisione, trasformando un ricordo di gioco in un vero e proprio simbolo del mio percorso artistico.

Oltre l’universo
Abbisso
L’angelo della morte

L’amore per l’arte

Quando e come è nato il tuo avvicinamento all’arte? C’è stato un momento particolare in cui hai capito che la pittura sarebbe stata la tua voce espressiva?

Il mio avvicinamento all’arte risale a quando ero bambino: sin da piccolo non facevo altro che disegnare e dipingere. È un ricordo così lontano nel tempo che sembra quasi nascere con me stesso. L’arte è sempre stata per me uno spazio di libertà totale, un luogo in cui posso esprimermi al di là di ogni confine terreno o umano.

Non c’è stato un momento preciso in cui ho “iniziato”: dipingere fa parte di me, è qualcosa che respiro, che mi accompagna costantemente. Lo faccio perché mi fa stare bene, perché mi dona libertà. Continuare a creare è quindi un piacere naturale, un’espressione del mio essere che non smette mai di crescere.

Acqua

I maestri che ispirano le sue opere

La tua identità artistica si muove tra paesaggi reali e immaginari. Come descriveresti il tuo stile a chi non conosce ancora le tue opere?

Per quanto riguarda il mio stile, sebbene a volte possa richiamare elementi di metafisica, surrealismo o addirittura accenni a Van Gogh per facilitare la comprensione da parte di chi osserva, le mie ispirazioni principali vengono da grandi maestri del passato, come Leonardo da Vinci, Caravaggio, Michelangelo, Raffaello e Botticelli. Questi artisti rappresentano per me un punto di riferimento imprescindibile per il loro straordinario talento e la loro capacità di creare opere universali.

Tuttavia, il mio obiettivo non è riprodurre pedissequamente i loro stili. Voglio che la mia arte mantenga quella ricchezza culturale che ha caratterizzato la pittura per secoli, ma in una chiave moderna, capace di parlare anche a un pubblico più giovane e distante. La mia pittura nasce quindi da questo desiderio: coniugare la grande tradizione dei maestri con una visione contemporanea, per rendere l’arte viva e accessibile ancora oggi.

Apollo e Dafne nel 2022

Il colore nelle sue opere

Il colore è un elemento dominante nei tuoi quadri. Qual è il ruolo che attribuisci al colore e come guida lo spettatore dentro le tue visioni?

Il colore è per me un linguaggio autonomo: non serve solo a rappresentare, ma a evocare stati d’animo e percezioni. Ogni tonalità è scelta per trasmettere emozioni precise, per creare ritmo e profondità. Quando qualcuno osserva le mie opere, il colore è il filo conduttore che lo conduce attraverso il paesaggio visivo e interiore che ho voluto costruire.

Lungomare di Bari

Molte tue opere toccano temi sociali e ambientali. Quali sono i tuoi principi ispiratori e come cerchi di trasmetterli attraverso l’arte?   

Sì, molte delle mie opere affrontano tematiche sociali e ambientali. La realtà che ci circonda, purtroppo spesso problematica, mi ispira a creare lavori che mostrino ciò che normalmente la massa non vede.

Oggi i social e i media enfatizzano certi argomenti, ma spesso ne distorcono la realtà o ne riducono l’impatto. Io cerco di spogliare le tematiche dai filtri convenzionali e di mostrare il lato oscuro della realtà, talvolta in modo crudo e diretto. Credo che siano necessari piccoli “shock” per spingere chi osserva a vedere oltre i messaggi superficiali della vita quotidiana.

Il mio obiettivo è far riflettere autenticamente lo spettatore e stimolare una visione più profonda del mondo attraverso l’arte.

Amore di quell’ultimo istante

Le opere a cui è particolarmente legato

C’è qualcuno dei tuoi lavori con cui senti di avere una sinergia speciale o che ti rappresenta particolarmente?

Non ho un’opera in particolare che possa rappresentarmi nella sua totalità, perché ogni mio lavoro contiene un pezzo di me: ogni opera è un frammento del mio essere e del mio modo di vedere il mondo.

Detto questo, ci sono due opere a cui sono particolarmente legato. La prima è “L’Affogato”, che affronta una tematica sociale legata all’immigrazione e al concetto di immigrato, andando oltre i cliché mediatici per concentrarsi sull’essere umano. Questa opera, a cui ho dedicato otto mesi di lavoro, riflette molto del mio stato riflessivo e del messaggio che voglio trasmettere con la mia arte.

L’Affogato

La seconda è “Sipario”, un’opera con una visione futuristica. Quando l’ho realizzata, sembrava che ci sarebbero voluti cento anni per arrivare a quella realtà, e invece oggi la trovo incredibilmente attuale, settimana dopo settimana, suscitando in me ancora grande stupore. Queste due opere rappresentano dunque, ciascuna a suo modo, un legame profondo con ciò che sono e con ciò che voglio comunicare attraverso la mia arte.

Sipario

L’esposizione a Parigi

Hai partecipato a esposizioni prestigiose in Italia e all’estero, fino alla recente nomina come Artista del Giubileo 2025. C’è un momento espositivo che per te è stato particolarmente significativo e che porterai sempre con te?

Ho esposto le mie opere in diverse città italiane, tra cui Roma, Milano, Firenze e Torino, e moltre altre; all’estero, a Bruxelles, Madrid, Vienna e negli Stati Uniti, tra cui Los Angeles, Washington, Miami e New York. Tuttavia, senza dubbio, l’esperienza che porterò sempre nel cuore è stata l’esposizione alla Carrousel du Louvre, nella galleria d’arte contemporanea a Parigi. Non riesco a spiegare completamente l’emozione: avere una mia opera esposta in uno spazio che ospita così tante opere straordinarie è stato semplicemente magnifico, un momento indimenticabile.

Resti
8 marzo

No Violenza

Per l’agenda 2026 Luoghi della Bellezza di LuoghInteriori hai scelto di partecipare con l’opera No violenza. Perché questa scelta? Cosa volevi trasmettere con quest’opera e come la spiegheresti a chi la osserva per la prima volta?

Ho scelto di parlare dell’opera No Violenza perché, purtroppo, la violenza contro le donne è ancora oggi un tema estremamente attuale e quasi quotidiano. A differenza di molte opere che mostrano una donna fragile e martoriata dal suo carnefice, la mia rappresenta una donna che rompe le sue catene: esce da un vaso che simboleggia la prigione in cui a volte si rinchiude, credendo alle parole del suo carnefice.

Questa donna esplode dal vaso, mostrando la sua forza incredibile, capace di affrontare chi la opprime. Non ha un volto, ma una fragola, simbolo della passione e dell’amore che ogni donna deve avere per se stessa. Il volto assente permette a chi osserva, soprattutto a chi conosce una donna in difficoltà, di rivedere quella persona e ricordare la forza che ha dentro.

Lo sfondo dell’opera mostra ambienti comuni appena accennati – un’auto, un divano, una camera da letto, una cucina – luoghi in cui spesso si consumano atti di violenza, per rendere chiaro che il problema può essere vicino a tutti. L’obiettivo dell’opera è dare speranza e ricordare alle donne la loro forza interiore, invitandole a emergere con coraggio, come solo una donna sa fare.

No Violenza

Progetti futuri

Il tuo percorso è in continua ascesa. Guardando al futuro, quali sono i progetti artistici che desideri realizzare nei prossimi anni?

Per i prossimi anni ho diversi obiettivi, anche se è difficile prevedere esattamente cosa mi aspetta. Uno dei miei principali progetti è realizzare la mia bottega, dove poter unire pittura e scultura della ceramica. Vorrei introdurre sempre più elementi scultorei nelle mie opere, continuando a seguire il mio percorso artistico e a trattare tematiche sociali e ambientali, che da sempre mi rappresentano. Oltre a questo, non so ancora esattamente cosa succederà, ma voglio continuare a creare e a esplorare nuove possibilità per la mia arte.


Link Istagram L8V8:

https://www.instagram.com/vincenzolamensa?igsh=MTlzdXBkZnR5cXlmag%3D%3D

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Laureata in Filologia Moderna, scrivo per varie testate giornalistiche. Sono editor e correttrice di bozze per libri eterogenei. Appassionata di poesia, ho sempre pensato che scrivere sia una sonda ed io continuerò ad esplorare.

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