L’educazione affettiva e sessuale: uno strumento per costruire relazioni sane
sessuale
L’educazione affettiva e sessuale è un argomento che da tempo sta dividendo l’opinione pubblica. Il suo obiettivo primario è quello di promuovere la consapevolezza del soggetto, affinché impari a gestire le proprie emozioni, così da instaurare con coloro che lo circondano relazioni sane e rispettose. Sensibilizzare la comunità, soprattutto le fasce più giovani, sull’introduzione di questi temi come l’alfabetizzazione emotiva e l’educazione affettiva e sessuale è il motivo che ha portato l’associazione Puglia Cultura Aps a organizzare a Bari, presso la sede di Meetingroom Bari di via Argiro 135, un incontro dal titolo: Quanto è difficile dire di “no”?
Ha tenuto l’incontro la dott.ssa Roberta Giusto, psicologa esperta del settore. Al margine dell’incontro che ha visto nel pubblico anche un gruppo di giovanissimi del “Centro Diurno I ragazzi di Don Bosco”, abbiamo posto alcune domande alla dottoressa per approfondire alcuni argomenti trattati.

L’assertività nei rapporti
L’assertività ci aiuta a cercare un punto d’incontro, ma cosa succede quando il compromesso non esiste? Come ci si muove quando due persone sono molto diverse nei valori o nei bisogni?
Risulta facile intuire che quando non si riesce a trovare un compromesso che soddisfi entrambi gli individui possono nascere conflitti, tensioni, distanza emotiva e soprattutto un forte senso di risentimento che diventa un vero e proprio “muro” all’interno della comunicazione e anche nella relazione in essere. Questo potrebbe portare alla rottura di quella relazione, poiché si stanno perseguendo due strade parallele e nessuno crede che anche la strada opposta possa portare alla medesima meta. Tuttavia si può – in una fase iniziale – definire un bilancio personale della relazione. Se quest’ultima presenta delle componenti positive caratterizzate da rispetto, sincerità, sentimento, fiducia, ecc., allora uno dei due potrebbe decidere di venire meno al proprio bisogno e di soddisfare principalmente quello altrui in nome di una “compensazione” all’interno della coppia. Se questo succede vicendevolmente, seppur su bisogni diversi e in conversazioni differenti, entrambi i componenti della relazione sperimenterebbero accettazione consapevole e sincera.
Diversamente, se nonostante la fiducia, il sentimento e la collaborazione non si riesce – in autonomia – a svincolarsi da queste dinamiche oppositive, si potrebbe considerare l’idea di una terapia di coppia. Questa possibilità regala un’occasione fondamentale: osservare la dinamica comunicativa da parte dell’esperto, sviscerare possibili meccanismi di difesa caratterizzanti di entrambi e chiarificare i motivi personali per cui non si riesce/non si vuole/non si può mettere in atto il compromesso come previsto. Aprendosi così alla possibilità di definire, magari, un nuovo compromesso più accessibile per entrambi.
Imparare a dire “no”
In che modo il dire “no” o l’esprimere un confine può rinforzare l’autostima?
Imparare a dire “no” ed esprimere un confine senza sensi di colpa e/o senza lasciarsi sopraffare dall’ansia ci può aiutare a sentirci più sicuri e fiduciosi nelle nostre capacità comunicative. Ad esempio, nel concreto, mantenere un contatto visivo nella conversazione, mantenere una postura di autorevolezza ma allo stesso tempo accoglienza, mantenere un tono di voce calmo e scandito aiuta nella percezione di noi stessi come individui capaci di comunicare un messaggio e trasmettere un contenuto, un’emozione, un’idea. Con la “pratica” e l’esperienza di questa pacifica modalità comunicativa si può imparare a riconoscere il nostro limite nei confronti dell’altro e della sua libertà individuale, e si possono iniziare a stabilire dei nostri confini oltre i quali gli altri non potranno accedere.
Stabilire questi perimetri ci permette di avere un più “sano controllo” sul nostro spazio personale e ci aiuta ad imparare, conseguenzialmente, a difendere il proprio “sentire emotivo” senza paragonarlo a quello degli altri e/o senza definirlo meno legittimo o importante. È facile immaginare, quindi, quanto si tratti di un circolo virtuoso che ha tutte le potenzialità per autoalimentarsi egregiamente.
Valorizzare un’emozione
Cosa significa valorizzare un’emozione? Come si fa nella vita quotidiana?
Valorizzare un’emozione vuol dire soddisfare tre punti cardine: riconoscimento, accettazione e validazione. Nella vita quotidiana possiamo aiutarci proprio con la comunicazione che offriamo a noi stessi quando entriamo in contatto con la nostra emotività. Per riconoscere un’emozione possiamo iniziare verbalizzandola (anche per iscritto): “Mi sento delusa!”; “Mi sento frustrata”; “Sento la rabbia dentro di me”. In un secondo momento sarà necessario accettarla: “È normale che io mi senta così, può capitare”. Quest’ultima fase dovrà essere seguita da quella di ascolto attivo e un’attività di validazione del nostro sentire: “La mia rabbia/delusione/tristezza/ansia è comprensibile, è normale sentirmi così dopo quello che è successo. Cosa ha scaturito in me questa emozione?” Si procede con un’auto-analisi su cosa/come/perché ci siamo sentiti particolarmente attivati emotivamente e si cerca, laddove possibile, di darne un senso e un significato.
Sia che questa auto-analisi finisca con una risposta chiara e immediata, sia che rimanga un grosso dubbio a riguardo, sarà necessario passare ad una fase di espressione dell’emozione. Qualsiasi canale è utile per esprimerla: scrittura, pittura, arte, musica, cucina, sport, pianto, momento di solitudine e raccoglimento, ecc. Sono tutte modalità personali e soggettive che serviranno a scaricare e lasciar andare quell’emozione come fosse – metaforicamente – un fulmine che arriva sul suolo tramite le gomme di una macchina e si ferma, svanisce, si circoscrive. Allo stesso modo, circoscrivere un’emozione senza portarla ad implosione, viverla senza procrastinarla, ci aiuta a lasciarla andare con la consapevolezza che è esistita, che è legittimo che ci sia stata, ma che è nostra responsabilità non trascinarla con e/o su di noi come un peso da smaltire. Emozionarsi non è mai un peso, ma è la caratteristica che ci rende più umani, più autentici, più vivi.
La comunicazione nella sfera sessuale
Sessualità: quanto quello che abbiamo detto fino ad ora influisce anche nella sfera sessuale? Le dinamiche sono condivise? Quali fattori concorrono e quali sono le conseguenze a livello psicologico?
Certamente sì, la comunicazione risulta fondamentale anche nella sfera sessuale, poiché consente di: esprimere i propri desideri, bisogni e preferenze sessuali; stabilire dei limiti e dei confini su quelle che possono essere le pratiche sessuali richieste e/o il consenso sull’utilizzo di precauzioni durante l’atto; costruire un’intimità caratterizzata da un’atmosfera di fiducia e consapevolezza corporea individuale e reciproca; prevenire malintesi, fraintendimenti e incomprensioni che probabilmente in quel momento stesso non riuscirebbero ad essere esplicitati e si tradurrebbero in “detti non detti” procrastinati a data da destinarsi. Le dinamiche suddette sono condivise, poiché ciò che si modifica è solo lo strumento della comunicazione: dalla voce al corpo.
Se manca questo tipo di comunicazione possono verificarsi delle spiacevoli conseguenze a livello psicologico (e fisico) come: insoddisfazione sessuale che si traduce spesso in pensieri intrusivi di colpevolezza o inadeguatezza; sviluppo di ansia e stress legato al momento di intimità che porta a limitarlo notevolmente; difficoltà relazionali, poiché si smette di parlarne e questo deteriora i momenti laddove la comunicazione era funzionale; presenza di veri e propri traumi sessuali, se non si rispettano i confini e i consensi sul proprio corpo; problematiche di autostima e identità, poiché tendiamo ad affrontare questo argomento come un tabù tanto quanto una gara alla performatività. Nella sfera sessuale non esistono risultati, ma piacere, accoglienza, protezione, vicinanza, intimità, fiducia, rispetto. Tutti aspetti raggiungibili con una onesta e trasparente comunicazione sulla e della sessualità.
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Laureata in Filologia Moderna, scrivo per varie testate giornalistiche. Sono editor e correttrice di bozze per libri eterogenei. Appassionata di poesia, ho sempre pensato che scrivere sia una sonda ed io continuerò ad esplorare.

