Via Vittorio Bottego: la strada barese che ricorda l’esploratore dell’Africa

Bottego

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Come sempre passeggiamo per le strade di Bari, cercando di svelare le vite e le imprese dei personaggi ai quali è dedicata la toponomastica della città. Oggi ci soffermiamo su via Vittorio Bottego, nel quartiere Libertà, strada che porta da corso Mazzini a via Crispi.

Via Vittorio Bottego…
… nel quartiere Libertà

Lo stradario di Bari riporta: Vittorio Bottego esploratore (1860-1897).

Vittorio Bottego l’esploratore

Ma chi era Vittorio Bottego?

Vittorio fu uno dei più importanti esploratori del territorio africano del XIX secolo.

Bisogna specificare che non era barese, era nato a San Lazzaro Parmense (frazione di Parma) l’11 agosto del 1860. Frequentò l’Accademia Militare di Modena, la Scuola di Artiglieria a Torino e a Pinerolo, diventando tenente. Nel 1887 riuscì a farsi destinare in un corpo speciale in Eritrea. Inquieto e pieno d’energie e domande, iniziò a studiare la geografia e gli aspetti naturalistici africani, inviando a Parma una grande quantità di reperti, che poi sarebbero finiti nel Museo naturale della città.

Vittorio Bottego (1860-1897)

Spedizione in Dancalia

La sua voglia di esplorare e conoscere nuovi luoghi lo portò a pianificare un’esplorazione delle zone più remote della Somalia, allora in gran parte sconosciute agli europei. Inizialmente, appoggiato dal governo Crispi, dovette rinunciare al suo obiettivo quando questo cadde, ma non si perse d’animo e preparò invece l’esplorazione della Dancalia, regione a cavallo tra Eritrea ed Etiopia, su suggerimento del marchese Giacomo Doria, presidente della Società Geografica Italiana.

Purtroppo, dopo pochi giorni dal suo inizio, la missione fu interrotta e Bottego ricevette l’ordine di tornare a Massaua e poi in Italia. Così a malincuore l’ardito Bottego dovette limitarsi a tornare indietro percorrendo l’itinerario costiero Massaua–Assab e poi in Italia.

Durante il viaggio l’esploratore scrisse una lunga relazione dal titolo Nella terra dei Danakil: giornale di viaggio.

Territorio esplorato dal Bottego

Seconda missione esplorativa

Non riuscendo a stare a lungo fermo in un posto, mentre continuava i suoi studi di botanica, astronomia e perfino di fotografia, iniziò a far pressione per poter procedere all’esplorazione della regione del fiume Giuba in Somalia, visto che le precedenti spedizioni erano finite in modo disastroso. Con l’appoggio del governo e della Società Geografica, si unì al capitano Matteo Grixoni e nel 1892 iniziò la penetrazione di quei territori inesplorati.
L’impresa non fu facile: raggiunsero i fiumi Imi e Uebi e proseguirono a ovest fino ad entrare nel bacino del Giuba, raggiungendo il ramo principale, ribattezzato col nome di Ganale Doria in Etiopia, risalendolo poi alle sorgenti dei monti Faches (oggi monti Faci).

La spedizione fu decimata da morti e diserzioni a causa di stenti e pericoli, perfino Grixoni disertò. La popolazione della zona Arsi-Sidama, attaccò più volte la carovana, costringendoli anche a cambiare percorso.
A metà agosto la spedizione arrivò a Bardera e proseguì per Brava, sulla costa somala, per poi rientrare in Italia.
Nonostante tutti i problemi, Vittorio Bottego portò a termine la sua impresa e fu accolto da vincitore. Anche questa impresa portò a una nuova relazione che faceva luce sui territori africani: Il Giuba esplorato.

Bottego provò ad entrare in politica per agevolare le sue spedizioni ma le cose non andarono come sperava e non poche furono le contestazioni degli invidiosi che gettavano ombre sui suoi resoconti.

Il mistero da risolvere

Inoltre, la sua relazione creava un problema circa la conoscenza geografica della regione tra l’alto Giuba e il lago Rodolfo (oggi lago Turkana): non era chiaro il corso del fiume Omo che per alcuni finiva nell’Oceano Indiano e per altri era un affluente del Nilo.

L’ultima spedizione di Bottego

Bottego si offrì volontario per risolvere l’enigma: nel 1895 riuscì a farsi patrocinare dalla Società Geografica un’altra spedizione e, con al suo fianco alcuni tecnici come Lamberto Vannutelli geografo, Maurizio Sacchi naturalista e Carlo Citerni fotografo, a dicembre partì dall’Italia per arrivare a Brava e poi a Lugh, in Somalia, dove il comandante Ugo Ferrandi prese il comando di una stazione italiana sul luogo. Da qui partì una nuova esplorazione.

La ricerca in quelle terre selvagge portò alla scoperta desiderata: il fiume Omo si immetteva nel lago Rodolfo. Purtroppo Vittorio non era al corrente che, a causa di tensioni politiche sopravvenute durante i suoi viaggi, la sua presenza non era affatto gradita dalle popolazioni etiopi.

La morte dell’esploratore

Nel marzo del 1897, l’esploratore e tutta la carovana furono accerchiati sul colle Daga-Roba. Il valoroso Bottego cercò di aprirsi la strada fra gli indigeni ma cadde sotto la schiacciante forza degli aggressori.

La relazione dell’impresa questa volta fu redatta da Vannutelli e Citerni, fra i pochi sopravvissuti, fatti prigionieri dagli etiopi.

Nel 1898 Vittorio Bottego ricevette la medaglia d’oro al valor militare alla memoria.

Francobollo del 1960 dedicata a Bottego.

Anche Bari non ha dimenticato quest’uomo intrepido, e la denominazione della strada nel quartiere Libertà gli è stata attribuita con la delibera podestarile n. 1371 del 21 agosto 1935.


Link Wikipedia Vittorio Bottego:

https://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Bottego

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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.

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