Le campane della basilica di San Nicola: una storia secolare
campane
Torniamo a occuparci di storie e curiosità baresi, oggi parleremo di un oggetto che da sempre richiama i fedeli di tutto il mondo in chiesa: la campana. In particolare, ci occuperemo delle campane della basilica di San Nicola che secondo gli storici baresi, risalirebbero addirittura al XIII secolo quando furono fuse grazie al bronzo di una precedente campana arrivata da Manfredonia.
La vicenda inizia nel XIII secolo quando a causa di terremoti e dell’impaludamento della zona l’antica Siponto fu completamente devastata, in maniera così definitiva e irrimediabile da risvegliare un secolo e mezzo dopo il “misticismo” di santa Brigida che in tanta distruzione vide il segno di una punizione divina. Al posto della città in rovina re Manfredi (1232-1266) fece costruire un’altra città a pochi chilometri dalla prima, e diede ordine agli abitanti della ormai in rovina Siponto di trasferirsi presso il nuovo sito.
La campana di Manfredonia
Al centro di questa nuova città chiamata Manfredonia in onore del re, ma da molti abitanti ancora ricordata come Siponto Novella, fu edificata una chiesa con una campana di notevoli dimensioni e dal suono così potente da richiamare l’attenzione dei fedeli per chilometri.
Così scrive lo scrittore e storico Francesco Capecelatro (1595-1670):
[…] Fece ancora non molto tempo dopo fondere una campana di notabil grandezza, il cui suono fosse udito cinquanta miglia da lungi, conforme dice la sua cronica, per dar segno alle circonvicine contrade in tempo di necessità, se, mentre essendo ancora poco abitata, fosse la città o da’ suoi nemici, o da corsari assaliti.
Le vicende politiche nel frattempo fecero avvicendare, dopo la battaglia di Benevento del 26 febbraio 1266, Carlo I d’Angiò (1226-1285) a Manfredi che trovò la morte sul campo di battaglia.

Il voto di Carlo
Da quanto riporta il gesuita Antonio Beatillo (1570-1642), Filippo uno dei figli di Carlo, si ammalò gravemente e il re chiese una grazia a san Nicola di Bari, promettendo di visitare la sua tomba e di portarvi dei doni, se il suo erede fosse guarito.
Ma essendosi tre anni prima ammalato a morte, nel 1266, Filippo, un de’ figliuoli del Re Carlo, fece voto a San Nicolò di Bari, se ‘l guariva, d’andare a visitare il suo Sacro corpo e portargli alcuni doni degni di lui e del suo Santo benefattore. Ottenne miracolosamente la gratia e, conferitosi a Bari, dove fu ricevuto con sommi honori, adempì alla promessa e consolò con la sua presenza i Baresi, che molto amavano il Re suo padre.
Per onorare il suo voto, l’8 aprile del 1269 emanò un decreto che ordinava alla chiesa di Manfredonia di cedere alla basilica di Bari la grande campana, in caso di inottemperanza avrebbero dovuto pagare una salata ammenda di 1000 once d’oro.
[…] per mostrare al Santo qualche atto di gratitudine, scrisse di là al Maestro Portulano della Puglia che subito trasferisse a Manfredonia e quivi dal Giustitiero di Capitanata si facesse consegnare una campana grande, ch’era della Maestà sua, qual donasse da sua parte alla Chiesa Barese di San Nicolò.
Lo storico Vito Antonio Melchiorre ci rivela che la suddetta campana era chiamata Tammaccarra e ci racconta il suo destino.
La squilla prese il suo posto nel campanile della basilica, ma questa risultava poco maneggevole e molto più squillante dell’altra che era stata affiancata alla prima, così nel XVI secolo il capitolo decise di fondere la Tammaccarra e di crearne due più piccole.
Le campane della basilica
Da questa fusione vennero fuori due campane: la “Tammaccarella” e dallo stesso bronzo successivamente fu forgiata una seconda campana dedicata a Maria SS.ma di Costantinopoli. A quanto pare però le nuove campane non avevano il suono che ci si aspettava, tanto che nel 1637 furono rifatti i battenti.
Con ogni probabilità il problema della sonorità delle campane non fu mai completamente risolto perché Melchiorre ci tiene a sottolineare che i padri domenicani ne affiancarono un’altra alle prime due:
Una terza campana venne installata nel corso degli anni Cinquanta del Novecento.
Sembra ormai chiaro che in un posto così suggestivo e ricco di storia come la basilica di San Nicola perfino le campane hanno una qualcosa da raccontare.
Bibliografia:
- Antonio Beatillo, Historia di Bari, Cacucci Editore, Bari 2018
- Vito Antonio Melchiorre, Storie Baresi, Levante Editori, Bari 2010
- Vito Antonio Melchiorre, Bari Vecchia strade, vicoli, corti e piazze, Mario Adda Editore 2003
- Francesco Capecelatro, Storia del Regno di Napoli, Borel e Bompard, Napoli 1840
Link basilica di San Nicola:
https://www.basilicasannicola.it
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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.