Il pastificio Tamma e l’apocalittico incendio che lo distrusse

Tamma

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«Sul terrazzo della nostra villa, mio nonno piangeva guardando la nube di fumo nero che si elevava dal pastificio Tamma in fiamme». Gianni custodisce gelosamente questo ricordo del nonno che non ha conosciuto, ereditato da suo padre nella dimora di famiglia, la scomparsa Villa Papa che sorgeva in Corso Alcide De Gasperi. Fin lì, dalla lontana via Extramurale Capruzzi, infatti, era visibile il terribile incendio che il 1° aprile 1953 devastò completamente uno dei più grandi stabilimenti industriali di Bari, il Pastificio “Francesco Tamma e C.”.

A contemplare lo spaventoso spettacolo, che durò un giorno intero, non fu solo il nonno di Gianni, ma migliaia di cittadini accorsi da tutte le parti della città. L’incendio infatti, divampato alle 18,45, fu domato solo la sera del giorno successivo.

La notizia dell’incendio del pastificio Tamma

La Gazzetta del Mezzogiorno dava notizia del “pauroso” e “apocalittico” incendio il giorno successivo, pubblicando la foto (Ficarelli) delle fiamme eruttanti da tutte le finestre dei quattro piani dell’edificio prospiciente l’angolo di viale Ennio. Leggiamo:

… tutte le numerose finestre dell’edificio rilucevano di sinistri bagliori, mentre i vetri scoppiavano sotto l’azione del calore intenso. Lo spettacolo diveniva tragico ed apocalittico. Da ogni parte della città, sulla quale era intanto scesa la sera, era visibile l’alta colonna di fumo arrossato che si levava verso il cielo e migliaia di persone salivano sulle terrazze per guardare l’incendio. Numerose vie, dalle quali la visuale verso l’incendio era libera, erano gremite da una folla silenziosa e stupefatta. Il sottopassaggio di Via Quintino Sella era pure pieno di gente che di là osservava il pauroso spettacolo.

La Gazzetta del Mezzogiorno, 2/04/1953

Le fiamme, sprigionate da una anomala fiammata – successivamente identificata nelle “scintille provocate in un cuscinetto a sfere surriscaldato” – erano partite da un forno al pianterreno, e si erano subito propagate ai piani superiori attraverso la condotta dell’aria in funzione, cogliendo tutti di sorpresa. Persino i vigili del fuoco, tempestivamente sopraggiunti, domate le fiamme nel pianterreno si trovarono a fronteggiare quelle più devastanti dei piani superiori.

L’azione eroica dei vigili

Con particolare enfasi, l’anonimo cronista descrive l’azione eroica dei vigili del fuoco:

Le sagome dei Vigili si stagliavano, in bilico sulle lunghe scale, contro la facciata dello stabilimento che sembrava illuminato a giorno. Ma le fiamme avevano ormai preso il sopravvento. Di tanto in tanto, quando esse sembravano calmarsi, nuove vampate, alimentate da materiali cadenti dall’alto risplendevano di luce accecante e si avventavano verso il tetto.

Sfida nella sfida, la scarsità d’acqua e la non adeguata pressione, aumentata troppo tardi dall’acquedotto. Alla fine, quattro vigili resteranno feriti. Immediatamente soccorsi – continua l’articolista – “hanno rifiutato il ricovero e sono tornati al loro posto”.

La dura lotta si protrasse tutta la notte per impedire che le fiamme raggiungessero anche l’edificio sul fronte Extramurale dove era presente un grande sylos di grano e farina.

Pianta del complesso (1940)

Tutta la città con le sue più alte cariche era sul posto a sostenere le azioni dei vigili. l’articolista con puntuale precisione le nomina tutte, dai Comandanti dei vigili del fuoco e dei Carabinieri alle autorità cittadine, dal Questore al presidente dell’Associazione Industriali.

Sarà un trafiletto del giorno successivo della Gazzetta del 3 aprile a registrare la fine dell’incendio alle 18,30 del 2 aprile, ben 24 ore dopo! – e la conta dei danni. Eccetto i quattro vigili feriti, non ci furono per fortuna vittime: l’ammontare dei danni stimato in 300 milioni di lire.

La fine dell’attività produttiva dei Tamma a Bari

Quell’incendio segnò la fine dell’attività produttiva dei Tamma a Bari, risalente addirittura agli inizi dell’800. Lo stabilimento, sito al vecchio numero 93 di via Estramurale, era nato nel 1907. Copriva un vasto isolato – oggi soppiantato completamente da edifici residenziali – che si estendeva fino all’attuale viale Quinto Ennio.  Un complesso chiuso strutturato intorno ad un ampio cortile sovrastato, appunto, da un edificio di 4 piani. Produceva ogni giorno 50 quintali di pasta e 250 di farina. Al momento dell’incendio vi lavoravano ben 170 operai.

Ma questo non compromise il futuro della nobile impresa fuori dalla città.

Raffaele Tamma, figlio ed erede del fondatore Francesco Tamma, infatti, già nel 1933 aveva acquistato un altro mulino e pastificio a Cerignola. Successivamente negli anni 60, dopo l’incendio di Bari, con il cognato Giulio Carella Raffaele acquistò un terreno a Foggia, e vi piantò negli anni 70 un moderno mulino e pastificio, oggi tra i più tecnologicamente all’avanguardia del Paese.

Sventure recenti

Ma il destino “pirotecnico” ha raggiunto la famiglia Tamma anche in capitanata. La cronaca più recente infatti registra altri due incendi. Il 31 agosto 2012 prende fuoco un’aria dello stabilimento di Foggia interessando “vari materiali plastici come tubi, bobine e pneumatici generando una colonna di fumo denso e nero visibile da vari punti della città”. E il 29 giugno 2023 prendono fuoco le macerie dell’ex-mulino Tamma a Cerignola.

Due episodi certamente meno spettacolari e devastanti rispetto a quello di Bari del ‘53, che resta fortemente impresso nel ricordo dei baresi più anziani, soppiantato nelle mente dei più giovani forse solo da un altro evento altrettanto nefasto, quello del rogo del teatro Petruzzelli avvenuto il 27 ottobre 1991.

Ubi fumus, ibi ignis, dice un proverbio latino: il fumo rivela la presenza del legno, cioè di una causa nascosta. Saperne far tesoro può fare la differenza tra una fine definitiva o l’inizio di un futuro migliore.


Copertina: foto Michele Ficarelli, rielaborazione Nicola Antonio Imperiale

Bibliografia:

  • Francesco Mattia – Cesare Verdoscia, Bari industriale. Documenti per una archeologia degli edifici produttivi dal XIX secolo agli anni ‘40, Edipuglia, 2012
  • Picone e Poggiofranco, a cura di Giulia Perrino, Grecale Edizioni, 2021
  • La Gazzetta del Mezzogiorno, 2-3 aprile 1953
  • www.foggiatoday.it
  • www.lanotiziaweb.it

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1 ha pensato a “Il pastificio Tamma e l’apocalittico incendio che lo distrusse

  1. Quel fatidico giorno per molti ritenevano il giorno del pesce di aprire.
    I vigili del fuoco di rifirnivano di acqua in piazza Giulio Cesare davanti al Pilickonuco uno avendo la approvvigionamento di acqua 24 su 24 ore per i motivi noti mentre la erogazione acqua veniva sospesa in tutta la città.

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