Il coraggio di una città: la battaglia e l’eccidio di Barletta del 1943

Barletta

Barletta copertina

Urla, dolore, vittime queste sono alcune delle conseguenze comuni di ogni guerra che sia “sacra” e “giusta” o che sia semplicemente considerata “un’aggressione vigliacca”. Questa piaga ha colpito e segnato i popoli di tutto il mondo portando con sé atti di violenza insensata verso civili e militari che neppure il miglior revisionismo storico può giustificare. Oggi, vogliamo ricordare una di queste strazianti barbarie, ma senza dimenticare di narrare il coraggio di una città che si è opposta all’occupazione straniera durante la Seconda guerra mondiale. Parliamo della resistenza di Barletta nel settembre ’43 e del conseguente eccidio che cercò di spezzare, invano, l’animo indomito di una città.

L’armistizio con le truppe anglo-americane

Come ci insegna la storia, l’8 settembre 1943 viene firmato l’armistizio con gli anglo-americani e in un attimo l’Italia passa di fatto da alleata a nemica della Germania nazista. Le Wehrmacht però erano ancora presenti sul territorio e il Comando militare italiano si dimostra confuso sul modo di comportarsi con l’ex alleato e non riesce da subito a prendere in mano la situazione e a coordinare le truppe, inviando le giuste disposizioni e i rinforzi ai diversi presidi presenti sul territorio.

Immediata è invece l’azione tedesca che sotto il comando del feldmaresciallo Kesselring inizia a organizzarsi per creare una resistenza tedesca sul territorio italiano partendo proprio dal Sud.

“Per ordine superiore considerate truppe germaniche come nemiche ed agite in conseguenza” la disposizione del Comando Maggiore arriva solo nelle prime ore dell’11 ai presidi militari italiani sul territorio, già messi in allarme dalle voci dell’armistizio. Nonostante ciò, molte sono le città che si arrendono alle forze tedesche senza opporre resistenza, ma come Bari anche Barletta si comporta diversamente.

Barletta si prepara a resistere

In quelle ore d’incertezza, il colonnello Francesco Grasso, al comando del presidio barlettano, convoca al castello gli ufficiali dei reparti e dispone che siano costituiti capisaldi sulle vie di accesso alla città, usando ogni mezzo possibile per ostacolare l’avanzata delle forze nemiche. Nonostante l’inferiorità numerica e le scarse risorse di armi e munizioni, le truppe barlettane si fanno subito onore, ricacciando gli assalitori, facendo prigionieri e distruggendo carri armati e mezzi corazzati.

La battaglia del Crocifisso, svoltasi nella contrada omonima, finita a favore delle truppe italiane in rilevante inferiorità numerica, non solo blocca temporaneamente l’avanzata dei tedeschi provenienti da Andria, ma impressiona e spaventa gli stessi ufficiali tedeschi.

I tedeschi entrano in città

Purtroppo, mentre alle forze tedesche, meglio organizzate, sono subito forniti rinforzi e perfino supporto aereo, la città di Barletta è isolata e le sue truppe sono lasciate da sole ad affrontare la soverchiante potenza del nemico. Nonostante l’estremo coraggio, il 12 le Wehrmacht entrano in città.

Per evitare inutili spargimenti di sangue, il colonello Grasso, che non è fuggito dalla città ma è rimasto coraggiosamente al suo posto, accetta la resa. Lui e altri ufficiali sono picchiati e deportati in un Lager nazista dove resteranno fino al’45.

Ma l’atto più atroce e insensato di questa guerra non è stato ancora compiuto. Le truppe tedesche entrano nella caserma dei vigili urbani, intimano agli undici vigili e due netturbini presenti di uscire. Il maresciallo dei vigili, Francesco Capuano, per evitare rappresaglie ha già dato precedentemente l’ordine ai suoi di liberarsi delle armi, di conseguenza tutte le persone fermate sono disarmate.

L’eccidio di Barletta

I tredici uomini sono posti davanti al muro del lato sinistro dell’Ufficio delle Poste e Telegrafi.

Ufficio delle Poste e Telegrafi

Il fotoreporter Benschel tedesco scatta una foto agli uomini, che visibilmente preoccupati ma per nulla arrendevoli, si lamentano del trattamento subito dai tedeschi.

Vigili e netturbini vengono posti al muro (ph Benschel)

Lo scatto successivo invece ritrae l’atroce spettacolo di corpi senza vita sul marciapiede. Infatti, in pochi istanti, diverse raffiche di mitragliatrice hanno falciato vigili e netturbini, ancor prima che questi si rendessero conto di quello che stava per accadere.

I corpi martoriati dei vigili (ph Benschel)

Un’azione assurda, spietata e senza giustificazione che mira a terrorizzare i barlettani e a soffocare ogni resistenza sul nascere.

Ma l’eroismo non ha età, sesso o nazionalità, non può essere soppresso semplicemente istillando paura, perché questa emozione non sempre è una ragione sufficiente a piegare lo spirito e a scegliere di non agire.

Il coraggio di due donne

Addolorata Sardella e Lucia Corposanto, due donne del popolo, si accorgono che in quell’intreccio di corpi martoriati qualcosa si muove ancora. Il vigile urbano Francesco Paolo Falconetti è ferito ma non morto. Le coraggiose barlettane, trascinano Falconetti lontano dal luogo della strage e a rischio delle loro vite, lo salvano.

Le due donne nel 2007 sono decorate alla memoria con la medaglia di bronzo al merito civile, la città di Barletta nel 1998 ha ricevuto la medaglia d’oro al merito civile e nel 2003 al valor militare. Inoltre, in piazza Caduti in guerra, luogo della strage, è apposta una lapide commemorativa.

Lapide commemorativa

Ma di quella coraggiosa battaglia di due giorni e dei suoi tragici avvenimenti successivi, le più importanti testimonianze resteranno sempre quei buchi di proiettile, mai ricoperti, lasciati nel muro dell’Ufficio delle Poste e Telegrafi: un monito eterno alla follia dell’uomo e all’insensatezza di ogni guerra.

I buchi di proiettile…
… sono ancora visibili…
… sul muro dell’Ufficio Postale

Foto moderne: Carol Serafino

Fonti:

www.barlettaresistenzaememoria.it

http://www.unimri.it

http://www.anpibrindisi.it

https://www.anpibat.it

https://www.bundesarchiv.de

https://www.barlettaviva.it

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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.

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