Il ponte 21 archi e la cava di bauxite: le meraviglie nascoste dell’agro di Spinazzola
foto in evidenza ponte e cava
Un antico ponte ferroviario e una cava dalle pareti rocciose di colore rosso, due luoghi suggestivi sperduti nelle campagne della provincia della BT. Parliamo del “ponte dei 21 archi” e della “cava di bauxite” entrambi nell’agro di Spinazzola. Siti che seppure abbandonati ormai da tempo, mantengono un fascino così esotico e particolare da divenire negli ultimi anni mete di turisti e ciclisti.
Per raccontare le loro storie, decidiamo di visitarli.
Ci dirigiamo, verso la nostra prima destinazione: il ponte dei 21 archi. Da Spinazzola percorriamo la SP230 per circa 5,6 km, per poi svoltare a destra sulla SP7. Sin dall’ingresso della provinciale scorgiamo prima un complesso di case coloniche, ordinate ma in evidente stato di degrado, e oltre questi edifici il viadotto ottocentesco ancora in ottime condizioni.
Il ponte dei 21 archi
Questa imponente costruzione in pietra calcarea lunga 250 metri e alta 15, è costituita da 21 archi a tutto sesto ed è sorretta da pilastri. Fu edificata in Contrada Macchia fra il 1888 e il 1891 anno della sua inaugurazione, come riportato sul fronte del ponte stesso, e per più di un secolo è stata considerata un punto essenziale della linea Gioia del Colle – Rocchetta Sant’Antonio che con i suoi 140 km di lunghezza collegava Puglia e Lucania al Subappennino Dauno. Tuttavia, nel 2011, a causa del miglioramento delle vie di comunicazioni su gomme, l’intera tratta è stata valutata antieconomica dalla Rete Ferroviaria Italiana che ha deciso di sospenderla e così il ponte è rimasto inutilizzato e abbandonato.
Posto nelle verdi pianure dell’avanfossa bradanica, la struttura congiunge idealmente i paesaggi selvatici dell’altopiano della Murgia a quelli rocciosi dell’Appennino Meridionale.
Raggiungiamo il ponte e scendiamo fin sui binari. Il fischio delle locomotive in transito è solo un ricordo del passato, infatti passeggiamo indisturbati immersi in un silenzio rigoroso interrotto solo dal tenue fruscio del vento. Da questa prospettiva privilegiata, ci godiamo lo spettacolo delle distese di campi sotto di noi.
Il “viaggio” sulle rotaie del ponte dei 21 archi
Seguiamo le rotaie fin quando queste all’improvviso scompaiono, lasciando sulla breccia solo solchi, bulloni e dadi. Nel marzo del 2018 ignoti ladri hanno trafugato quasi 300 metri di binari, un’azione criminale ripetuta solo pochi giorni fa su un altro punto della stessa tratta.
Finora tante sono state le proposte per ripristinare il ponte e la sua linea, ma al momento ancora nulla di ufficiale è stato deciso.
Torniamo sulla SP230 e, dopo averla percorsa per quasi 3 km, voltiamo sulla sinistra sulla SP138. Dopo altri 2,7 km prendiamo sulla destra una strada serrata che ci porta in Località Seranico – zona Murgetta Rossa, arrivando così alla nostra seconda tappa: la cava di bauxite.
La cava di bauxite
Immersa nel suggestivo paesaggio del Parco dell’Alta Murgia, con scenari che ci ricordano i canyon americani, la cava si distingue dal paesaggio circostante per le sue rocce dalle molteplici gradazioni di rosso.
Il giacimento, scoperto nel 1935, è stato utilizzato per l’estrazione della bauxite, minerale che serve alla creazione dell’alluminio. Per anni fu una delle più importanti miniere italiane. La roccia grezza qui estratta veniva trasportata a Marghera, dove la Sava (società detentrice dei diritti di sfruttamento della cava) aveva gli stabilimenti per la lavorazione del minerale. Nel’78, con il sopraggiungere di materiali di provenienza estera, meno costosi di quelli nostrani e di più facile reperimento, l’attività di estrazione cessò e il sito fu dismesso e da allora dimenticato.
La cava
Oltre alle imponenti rosse pareti di roccia calcarea, scopriamo un piccolo stagno nel cuore della cava. Attraverso una sorta di mulattiera, è possibile scendere per esplorarla, così da calarsi interamente in un paesaggio straordinario, dove la vegetazione cresce selvaggia e rigogliosa e sembra aver totalmente riconquistato il sito.
La fauna della cava
Anche la fauna locale è molto variopinta: farfalle dai mille colori, libellule e lucertole fuggono al nostro passaggio. Il canto degli uccelli fa eco fra le alte pareti di roccia e ci accompagna mentre ci addentriamo fra gli anfratti del luogo alla scoperta di angoli inesplorati.
Persi in questo spettacolo di colori e suoni, abbiamo quasi la sensazione di trovarci in un mondo surreale dove la frenesia della vita moderna lascia il posto ai lenti ritmi della natura.
A fine escursione, torniamo sui nostri passi e mentre rientriamo in macchina, non possiamo fare a meno di porci una domanda: cosa accadrebbe se si intervenisse per rivalutare in qualche modo queste meraviglie? Sfortunatamente, sappiamo bene che il nostro quesito non avrà una celere risposta e sarà solo il tempo a decidere la sorte di questi luoghi incantevoli.
Galleria fotografica
Foto:
Tiziana Torello; Nicola Antonio Imperiale

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OTTIMA INIZIATIVA
Mi chiamo Florestano Monestier,sono stato nella cava di bauxite di Spinazzola nell’estate 1963 come stagista diplomando dell’istituto minerario di Agordo(Belluno).sbo un bellissimo ricordo dei luoghi e della gente di Spinazzola .Amici di cui non ricordo i nomi ma ricordo la loro gentilezza e disponibilità.Forse ,salute e età permettendo tornerò a visitare quei luoghi,e chissà che qualcuno mi riconosca.