Il MeP: la “poesia d’attacco” che in strada sfida volgarità e indifferenza
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Abituati a vedere per strada i muri dei palazzi immolati all’estetica del cattivo gusto, con difficoltà si riesce a cogliere l’apparizione improvvisa di un foglietto bianco incollato con cura, una timida presenza che invece diventa un richiamo forte, un grido soffocato che invita l’amareggiato passante a fermarsi, mettere a fuoco la piccola scrittura e leggere.
L’umile e timido invito ad abbandonare la solita lamentela per la incivile balordaggine delle pennellate fatte di memorial con date, cuori, “ti-amo”, e soliti improperi e volgarità commentati con rabbia da disegni altrettanto espliciti.
Mi avvicino al foglietto, e subito una sorpresa: la stampa di una poesia anonima, giovane, fresca e sorgiva, con un numero, una lettera e la sigla MeP, Movimento di emancipazione della Poesia.

Emancipazione da chi, da cosa? Si prova a rispondere. Poesia libera dalla richiesta di favori, dall’obbligo di appartenenza al canone, dalla corrente di successo, libera dalla fatica di entrare per la porta stretta dell’editoria se non con un contratto costoso, libera dalla vanità di sentirsi poeti laureati a caro prezzo, libera dal giudizio degli esperti della comunicazione mediatica?
In attesa di conoscere i veri intenti di tale iniziativa e il parere della critica sul reale valore poetico del componimento, questi foglietti bianchi vergati in piccoli caratteri a stampa, fugacemente incollati sui muri si impongono sulla vasta, disinvolta brutalità del panorama trash della comunicazione di strada condita dalle esalazioni maleodoranti degli zampilli canini resistenti per la prolungata siccità.
Il primo merito di questa poesia “d’attacco” è l’umiltà nel modo di presentarsi all’attenzione del passante per esprimergli la ricerca di un’idea di bellezza e di speranza contro l’infelicità della vita.

L’ “attacco” della poesia è un monito rivolto anche a noi “adulti di ogni età” a ritrovare il contatto perso con i giovani. Noi che siamo pronti a rispondere ai loro desideri materiali e a risentirci delle loro esuberanze, ma senza cercare di conoscerli veramente, di ascoltare le loro profonde debolezze e paure. Ignoriamo il loro linguaggio, quello che si esprime nell’imbrattare i muri, nella chiusura in un ostinato silenzio, ma anche nella delicata richiesta di attenzione in una poesia.
Torno qualche giorno dopo davanti allo stesso foglietto: è stato strappato. Resta appiccicato al muro ancora qualche frammento di verso, indelebile memoria di quel grido soffocato di aiuto e di bellezza.

Due passi dietro l’angolo, e un nuovo foglietto è apparso su muro di fronte: una nuova poesia è sbocciata, il messaggio corre veloce, silenzioso, ma inarrestabile.

Il Mep, “Movimento di Emancipazione della Poesia”:
- Sito – https://mep.netsons.org/poesia/specchio/
- Pagina Facebook – https://www.facebook.com/MovimentoEmancipazionePoesia/
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Mariella Castoro
Nasce ad Asmara, ex colonia Eritrea, e vive a Bari, tranne un breve periodo di studio a Bologna. Laureata in lettere, ha sempre insegnato nelle Scuole superiori e dal 2006 ha attivato un corso di Scrittura creativa nell’Università della Terza Età, Eurolevante dove dal 2016 è Presidente.