Storie di Puglia – Lo ius primae noctis e il Guercio delle Puglie
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Oggi parliamo di una delle figure più discusse della storia pugliese: Giangirolamo II Acquaviva d’Aragona (1600-1665) detto il “Guercio delle Puglie“, Duca di Nardò, Conte di Castellana e Conte di Conversano. Cosa rende famoso questo personaggio? La sua vita è arrivata a noi attraverso un misto di leggenda e verità storica. Gli stessi storici riportano informazioni contrastanti sulle sue imprese e malefatte.

Lo ius primae noctis
Andiamo con ordine. Gli abitanti di Conversano, ancora oggi, tra il serio e il faceto vengono chiamati “I figli del Conte”, questo perché la leggenda vuole che il buon conte approfittasse del suo potere di feudatario, per usare lo ius primae noctis: il diritto di sostituirsi al marito e quindi giacere con le giovani spose la prima notte di nozze.
C’è anche un racconto sull’argomento. Si narra che il feudatario invaghitosi di una giovane contadina, si presentò a cavallo e senza invito al pranzo di nozze della popolana, costringendo la donna a seguirlo nel suo castello, nonostante le furenti proteste del neosposo. Il meschino piano del feudatario però pare non ebbe l’esito sperato, perchè la giovane pur di sfuggire alle attenzioni non gradite, preferì il suicidio gettandosi dalla torre del castello. Secondo questa storia, anche lo sposo in cerca di vendetta, andò incontro ad un triste destino, ucciso dalle guardie del nobile.
Cosa c’è di vero in questo racconto? Forse molto poco dato che secondo molti storici, fra i quali il noto Alessandro Barbero, lo “ius primae noctis”, così inteso, non è mai esistito ma era solo una fantasia medievale, esisteva però una tassa pagata dallo sposo al signore per convolare a nozze. In breve, è molto probabile che un’imposta in denaro sia stata trasformata dal folklore in ben altro.
Dai documenti dell’epoca non ci sono tracce che il buon Giangirolamo II, pur considerato un amante delle donne, facesse uso di questo barbaro diritto.
Le dicerie sul “Guercio”
Come se non bastasse, ci sono molte altre dicerie su questo ambiguo personaggio noto per la sua capacità di comando, la sua crudeltà ma anche per la sua fede e la sua propensione al mecenatismo, fu infatti su suo mandato che il pittore napoletano Paolo Domenico Finoglio eseguì le dieci tele della Gerusalemme liberata, presenti nel castello di Conversano.
Ma le maldicenze sul conte non finiscono qui. Sembra che il nobile sparasse dall’alto del suo castello alle donne che si recavano ai pozzi di Terra Rossa per attingere l’acqua. In realtà secondo il racconto cercava di centrare con il suo archibugio le brocche nelle mani delle popolane, ma a causa di un problema ad un occhio, che gli aveva fatto guadagnare il soprannome di “Guercio”, Giangirolamo II sbagliava mira, colpendo le povere contadine. Probabilmente, questa storia era solo un modo per schernire il prepotente signore feudale per il suo difetto fisico e del resto neanche di questi avvenimenti esistono tracce nei documenti storici.
Le sedie del Guercio
Però l’episodio più raccapricciante che accompagna il Guercio è quello sulla presunta esistenza di 24 sedie foderate in pelle umana. Questa storia ha contrapposto anche diversi storici. Secondo Giovanni Battista Biscozzi, nel suo “Libro d’annali”, Giangirolamo II dopo essere stato inviato dal re di Napoli a sedare la rivolta dei contadini a Nardò del 1647 (diretta conseguenza dei moti di Masaniello a Napoli), ne approfittò per eliminare anche alcuni canonici (probabilmente nemici politici) che furono prima archibugiati e poi decapitati, con tanto di successiva esposizione pubblica delle teste.
A 20 agosto 1647, fu tagliata la testa al Dr. abate Gio. Carlo Colucci, d’anni 47; al Dr. abate Benedetto Trono d’anni 70; arciprete Gio. Filippo Nuccio, di anni 42; abate Donato Antonio Roccamora, di anni 53; D. Francesco Maria Gabellone di anni 40; cherico Domenico Gabellone d’anni 37; prima furono archibugiati, e poi tagliate le teste, detto fatto fu dietro il convento di s. Francesco di Paola […] nell’istessa notte fu ammazzato il Barone Pietrantonio Sambiasi a pugnalate, essendo questo d’anni 87, morto che fu l’appesero per piede alle furche mezzo della Piazza, e le teste delli preti furono poste su il sedile, e li corpi de medesimi distesi nella piazza attorno le furche.
Altri storici affermano invece che i canonici furono addirittura ventiquattro e come se la fucilazione e successiva decapitazione non bastasse, secondo la loro versione, i poveri sventurati furono scuoiati e le loro pelli utilizzate per foderare alcune sedie del castello.
Insomma, Giangirolamo II era sicuramente un uomo violento, temuto e spietato, ma il folklore locale sembra averlo trasformato in un personaggio così sinistro da far impallidire il rumeno Vlad l’impalatore ispiratore del Dracula di Stoker.
In copertina: cartina di Conversano nel XVII secolo, archivio storico comunale
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