Musica barese, il beat degli anni ’60: gli HUGU TUGU
Hugu Tugu
Le esplorazioni stilistiche del fenomeno British invasion, nato a seguito del successo commerciale ottenuto dai gruppi originari del Regno Unito, ispirarono altri musicisti in ogni angolo della terra. Anche Bari venne travolta dall’ondata beat e può annoverare un gruppo che ha fatto sognare la città alla fine degli anni ’60: gli Hugu Tugu.

A fondare il gruppo è un entusiasta Armando de Cillis, che nel 1966, reduce dalla felicissima esperienza come contrabbassista de “I Giovani Giovani”, gruppo che apriva i concerti dei Beatles, torna a Bari e apre il primo locale beat in città: lo “Studio 394”, situato in via Dante Alighieri. «Era eccitato dall’esperienza beatlesiana e dal movimento culturale che si era creato intorno alla musica britannica», mi racconta il 72enne Paolo Lepore, oggi compositore e direttore d’orchestra, che mi ospita nel suo studio.
La formazione degli Hugu Tugu
Così nacquero gli Hugu Tugu, gruppo originariamente composto da Cesare Di Napoli, (cantante, morto nel 1968 e sostituito da Gigi Di Zanni), Paolo Lepore alla batteria, Franco Sciannimanico, un chitarrista d’eccezione, Vasco Bernetti al basso elettrico e Gianni Giannotti alla chitarra ritmica, arrangiatore di tutti i brani della band.
«Bari a quei tempi era ricca e vitale», mi confida Paolo Lepore. «Il “Caffè della Vittoria”, ad angolo tra corso Cavour e via Principe Amedeo, era una sorta di luogo d’incontro per gli artisti baresi ed è lì che sono nate le band storiche della città». Continua: «L’avventura iniziò nel 1966, anche se il gruppo esordì nel 1967, ma erano anni pazzeschi e lo studio 394 ebbe un successo incredibile!». E chiarisce: «Perché Hugu Tugu? Il nome ci venne in mente per dare un senso al nonsense ed evitare di essere confusi con altre band, perché gran parte dei gruppi, in quegli anni, avevano nomi di animali».

Geny Papa, che li ascolta per la prima volta al “394”, diventa il loro agente e decide di portarli a Roma dove la Rca pubblica i tre 45 giri della band, più uno in condivisione con Patty Pravo.
I successi
Se c’è chi ti ama, Fino a ieri, Chimmé chimmà, Il nido, Il colore dell’amore, Mattino di velluto, questi i nomi dei brani che il gruppo sforna tra il ’68 e il ’69, la stagione più produttiva che li vede non solo suonare nei locali alla moda della capitale, come per esempio il “Vun Vun” o il “Titan” (dove aveva suonato addirittura Jimi Hendrix), ma anche partecipare al Cantagiro e al Festivalbar. Frequenti anche i concerti nella nostra città, al “Notturno 22” e al “Grotta Regina” a Torre a Mare.
Tra le canzoni succitate ci sono due cover di brani che hanno fatto la storia della musica rock: Somebody to Love dei Jefferson Airplane, ribattezzata Fino a ieri, e Mattino di velluto, cover di Some Velvet Morning dei Vanilla Fudge, inseriti in una nota compilation sul beat italiano e dintorni targata Direct hits, U.S.A.
Chimmè Chimmà, titolo senza senso, inciso per la Rca Talent, con un fortissimo richiamo al successo planetario Obladì Obladà dei Beatles, rimane la loro traccia più conosciuta con la quale partecipano al Cantagiro del 1969.
L’album con brani originali
«Facevamo anche brani nostri», ricorda Lepore. «Ma non sono stati mai pubblicati e li suonavamo solo nei concerti». L’unico album discografico interamente con brani originali della band esce nel 2005, anno in cui cade il quarantesimo anno della fondazione, e contiene anche degli inediti.
«Questo gruppo era una bomba! – esclama salutandomi Lepore – Non ho rimpianti, ma tutti quanti avevamo altri impegni e così pensammo di dichiarare finita l’esperienza della band». Sebbene la loro avventura musicale sia finita troppo presto nel 1972, gli Hugu Tugu restano una bellissima storia della nostra terra, da raccontare, ricordare e riascoltare.
Foto:
Paolo Lepore e la Jazz Studio Orchestra di Alceste Ayroldi, Adda editore 2020
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Giuseppe Salamida – Sono insegnante di Lettere e appassionato di storia e musica; mi piace scoprire gruppi sconosciuti da tutto il mondo e comprenderne il loro periodo storico.

Bell’articolo sulla band degli Hugu Tugu,bravo Salamida Grazie.
Una bari creativa…..ricca di fermenti e diversità…….che nostalgia….adesso..zombieglobalizzati
Egregio prof. Giuseppe Salamida,
grazie per il bellissimo ed interessante articolo che ha voluto dedicare agli Hugu Tugu.
Ricordare quei tempi e quell’avventura mi emoziona tantissimo e mi fa sentire un privilegiato per aver vissuto un’esperienza tanto intensa e ricca di opportunità offertemi dalla vita.
Dato che questo suo interessante articolo, insieme ad altri nel tempo pubblicati, alla fine lascerà una traccia del passaggio degli Hugu Tugu nel nostro mondo musicale, desidero proporle alcune precisazioni, al solo scopo di meglio inquadrarlo nell’arco temporale che gli compete.
La nostra band è nata, in realtà, nell’autunno del 1966. Di ciò sono certissimo poiché fino ai primi mesi di quell’anno (1966), ho fatto parte di un’altra formazione musicale, denominata “Francolillo e i suoi Trotters”, con la quale mi sono esibito all’Estoril Club, night di Brindisi tanto in voga a quei tempi.
Per quanto riguarda la tragica scomparsa del “nostro caro fratello Cesare”, preciso che la data da ricordare è la seguente: prime ore del 27 maggio 1968.
Infine, il locale romano citato nel suo articolo si chiamava in realtà “VUN VUN”.
Sono sicuro che Lei comprenderà il senso di queste mie puntualizzazioni, ma ho voluto contribuire a mettere un pizzico di “storia” nel suo bellissimo racconto.
Grazie infinite. Grazie per quello sguardo al passato, inaspettato gesto di un giovane attento e innamorato della sua Bari.
Franco Sciannimanico
Bell’articolo Giuseppe!
Ce ne fossero di persone così appassionate alla scoperta e alla valorizzazione delle nostre radici.
ho passato gli anni forse piu belli della mia gioventu sono del46 all epoca avevo 20 anni circa ricordo molto bene quel periodo in quanto conoscevo vasco bernetti dai tempi del giulio cesare inoltre una nostra amica ora mia moglie era molto amica della sorella di paolo lepore grazia per cui noi alla grotta regina il sabato eravamo sempre in prima fila e condividevamo spesso con gli artisti i loro momenti di grande successo purtroppo la morte prematura di cesare di napoli ha segnato un irreversibile declino gli hugu tugu non erano bravi erano bravissimi e poi cesare aveva una voce da bridi se non moriva chi sa dove sarebbe arrivato cosiderate che avevano il contratto con la rca mica fichi e noccoline tempi indimenticabili saluto affettosamente tutti icomponenti della band paolo vasco franco gianni giannotti anche se loro dopo tanti tanti anni non credo che possano rcordarsi di me cosi bene come io di loro bunanotte
Sono del 47, ho vissuto quei tempi degli HUGU TUGU perchè avevo un club privato “LA LAMPARA” a Toritto con una capienza di 300 persone circa. Feci il contratto per una sola serata nel suddetto con il Sig. Papa. Qul contratto mi costò 150000 lire fine anni 60 inizio 70, quella sera andai oltre la capienza del locale. Era un gruppo di bravissimi musicisti che li seguii in alcuni locali di Bari e provincia. Vestivano tutti uguali con pantaloni neri, camicia bianca e foulard cosi li ricordo ancora. Qualcuno ha vociferato che il loro agente Geny Papa li “distrusse” Mi domando è possibile che un gruppo di musicisti bravi spariscono dalla scena in cosi poco tempo ?? La spalla degli HUGU TUGU erano “I MONGOLI 69” di cui eravamo amici.