Castello di Ceglie del Campo: il tesoro nascosto di Bari da riscoprire e valorizzare
Ci sono luoghi antichissimi e poco conosciuti che troppo spesso rischiano di cadere nell’oblio. Nel corso della nostra ricerca di questi luoghi, grazie alle Giornate FAI d’Autunno, abbiamo avuto modo di visitarne uno, almeno in parte: il castello di Ceglie del Campo.
La storia di Ceglie del Campo
Ceglie del Campo, o come anticamente era chiamata Cælia o Kaìlia peuceta, è ormai un quartiere di Bari appartenente al IV Municipio dal 2014, ma fino al 1928, era un comune autonomo, annesso alla città di Bari con Regio Decreto n. 364.
Il luogo è antichissimo perché fondato addirittura dai Peuceti e questo è testimoniato dai tantissimi ritrovamenti archeologici nei suoi agri, ma sebbene sia considerata addirittura “Madre di Bari”, forse più antica della stessa Roma, molto ancora bisogna scoprire della sua origine e della sua storia. Il suo castello non fa eccezione.
Il Castello di Ceglie del Campo
Il Castello di Ceglie del Campo sorgeva nel centro storico dell’antico abitato, su una lieve altura che dominava un territorio prevalentemente agricolo compreso tra il torrente Picone e Lama Fitta, sull’antica via Minucia che collegava Benevento a Brindisi.
Come dicevamo le sue origini non sono documentate con certezza. Oggi il castello si presenta come un complesso architettonico stratificato, inglobato nel tessuto urbano e restaurato più volte nei secoli. Gli studiosi ipotizzano che il complesso sia nato come fortificazione rurale destinata al controllo del territorio, sviluppandosi attraverso successive trasformazioni medievali e moderne.
Le prime notizie
Le prime notizie certe del castello, che non è riportato nel Codice Diplomatico Barese o nelle principali cronache medievali, risalgono al 1156, quando la tradizione vuole che abbia accolto i cittadini baresi in fuga dopo la distruzione della città da parte di Guglielmo I il Malo.
Giornate FAI
Grazie al Fai e guidati dagli studenti dell’ITC Perotti-Calamandrei di Ceglie del Campo, ripercorriamo prima le mura esterne del castello, una parte delle quali in passato è stata utilizzata per realizzare il lungomare di Bari ed edifici privati.

L’elemento più riconoscibile è la torre quadrangolare sul lato settentrionale, alta circa 35 metri. Tradizionalmente attribuita all’età normanna, presenta murature che documentano differenti fasi costruttive. Incastonati nelle sue mura ci sono i blasoni delle famiglie nobili Nicastro e Attolini. Alla base sono state individuate strutture in opus reticulatum, tecnica edilizia romana.
Anche sul lato orientale è presente una struttura quadrangolare più bassa, inglobata negli edifici successivi. È quindi ipotizzabile che il complesso originario avesse almeno tre torri poi inglobate dalle costruzioni successive.

Le famiglie nobiliari e la regina
Il castello ha subito importanti trasformazioni, legate ai nobili che lo hanno posseduto o che hanno vissuto fra le sue mura gli Arcamone, i Lopez de Noghera, la regina Isabella d’Aragona, i De Angelis, i Pappacoda, i Filomarino, i Cito-Filomarino, i Nicastro di Bitetto e gli Attolini.
Il complesso assunse progressivamente funzioni residenziali. Al suo interno erano presenti ambienti abitativi decorati con affreschi, un giardino pensile, cucine, forno, scuderie e il trappeto, adibito alla lavorazione delle olive.
La sala del castello
Finito il giro delle mura, varchiamo l’ingresso del castello e visitiamo due delle sue sale. All’interno le antiche mura ci trasportano nel passato del luogo e armature, vessilli sui muri e un plastico del castello stesso ci aiutano a immaginare com’era la vita nelle epoche passate.
Il piccolo museo
A fianco alla sala principale, superati i suoi archi in pietra, c’è un piccolo corridoio dove sono riportate le copie di importanti reperti archeologici ora custoditi nel Museo Archeologico di Bari, a Taranto e perfino all’estero.

Dalla parte opposta, superata una stanza che sembra adibita a ripostiglio per un presepe e una testa di cavallo in legno, entriamo in un piccolo locale con una porta che dà sulla strada. Da qui, attraverso un ingresso nel muro, bloccato dalla rete, possiamo osservare proprio quell’opus reticulatum di cui parlavamo poc’anzi.
Tornati nella sala sotto un altro arco notiamo un cancello che dovrebbe portare al pozzo, a cui non possiamo accedere. Purtroppo gran parte della struttura non è ancora visitabile e inagibile.
Il giardino pensile
Per chiudere la nostra visita, ci viene offerta la possibilità di salire sul castello ad ammirare il luogo dove si trovavano i giardini pensili voluti da Isabella d’Aragona nel Cinquecento. Per grandezza è il terzo giardino pensile in Europa sito in un castello.

Purtroppo del giardino resta poco, qualche albero e un po’ di verde, ma solo guardare la location, con la torre come sfondo, ci fa immaginare quanto fosse mirabile e rilassante affacciarsi da lì e ammirare le campagne circostanti al tempo della regina Isabella.
Un castello antico, un’antica testimonianza, una bellezza del passato che però è in gran parte in una situazione di degrado e meriterebbe ben altro destino.
La dichiarazione del rappresentante della Delegazione FAI Bari
Prima di andarcene, ci fermiamo a parlarne con Vincenzo Inchingolo, della Delegazione Fai di Bari. «Come fondazione abbiamo lo scopo di valorizzare e mettere un riflettore sulle bellezze che sono trascurate o misconosciute e ce ne sono tantissime come questa del castello di Ceglie che ha una storia millenaria».
E aggiunge: «Non facciamo altro che evidenziare, sollecitare, dare consapevolezza alla cittadinanza che può visitarle, con auspicio di sensibilizzare le amministrazioni perché siano coinvolte nel recuperare e nell’attuare operazioni di persuasione rispetto alle proprietà frazionate, così che si possa finalmente dare valore e rilievo a bellezze, come il castello» e conclude: «è bellissimo, peccato che sia tenuto male perché è proprietà di privati ma già con la nostra presenza si smuove qualcosa. Oggi è presente l’assessore Petruzzelli che sta contribuendo a tutto questo. È un segnale forte e non molleremo».
Fonte:
Triggiani M., Violante F., Il Castello di Ceglie del Campo ed i Castella rurali del territorio di Bari, Bari: Edipuglia, 2017
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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.




















