Il matrimonio nella Bari medievale: così nasceva il contratto nuziale

Matrimonio

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Abbiamo già più volte descritto legge e consuetudini, particolarmente del passato barese, ad esempio le severe pene che toccavano a colui che baciava una donna senza il suo permesso. Oggi, grazie a un commento del giurista Vincenzo Massilla (1499-1580), tratto dai suoi Commentarii super consuetudinibus praeclarae civitatis Bari, che riportano note, commenti e appunti sulle consuetudini baresi, scopriamo come funzionavano i matrimoni secondo il costume longobardo, nello specifico gli atti gli preliminari o sponsali, antenati di quello che ora è il contratto nuziale o convenienza matrimoniale.

Il rito del notaio

I due promessi sposi si presentavano davanti ad alcuni testimoni e a un pubblico notaio. Il notaio, per conferire validità giuridica ai capitoli matrimoniali, da parte sua seguiva un rito molto particolare:

Il notaio scritta la stipulazione e prestato il giuramento innanzi al giudice, ai testimoni ed al popolo, prendeva in mano gli stipiti di cinnamomo […]

Il pubblico ufficiale prendeva quindi un mazzetto di steli di cinnamomo, un albero sempreverde, e, tiratone fuori uno, poneva una domanda allo sposo:

Signore, tu dài questo primo guadio alla tua consorte, e prometti con esso di donare a lei la dimane la quarta parte dei tuoi beni?

Infatti, sotto pena del pagamento di una salata multa, lo sposo doveva dare garanzia di sposare la donna, di non tradirla o recarle male, di cercare di liberarla se fosse stata rapita dai predoni (erano chiaramente tempi diversi) e infine di donarle il morgincap, chiamato anche morgengabe, quarta o dono del mattino, che consisteva nella donazione alla consorte di un quarto dei propri averi dopo l’avvenuta consumazione del matrimonio per carnis copulam.

Quando lo sposo rispondeva affermativamente, il notaio consegnava lo stelo “al più degno o al più vecchio” fra i testimoni maschi presenti, che a sua volta divideva l’omaggio con tutti i suoi compagni.

La formula veniva ripetuta una seconda volta dal notaio e, dopo la risposta dello sposo, questa volta il rametto di cinnamomo andava alla “più degna o attempata” delle donne presenti, che procedeva anche lei a ripartirlo con le altre signore presenti.

Il morgincap nel matrimonio medievale

Come specifica il Massilla:

Quest’era propriamente la stipulazione della promessa del morgincap.

Normalmente, dopo dieci o quindici giorni, c’era la cerimonia dei voti nuziali davanti al sacerdote e i due sposi giuravano poggiando le mani sull’icona della Madonna.

Poi finalmente la consorte veniva portata a casa del marito.

Il giorno dopo, alla sposa veniva chiesto se il matrimonio fosse stato consumato e, dopo la sua risposta affermativa, riceveva dal coniuge la donazione del morgincap e del meffio, che consisteva in una somma di denaro, oggetti preziosi o beni di valore.

Un’usanza oggi scomparsa, che testimonia come anche in passato il matrimonio fosse considerato non solo un’unione affettiva, ma anche un solenne patto sociale ed economico.


Copertina: Gemini Google e Photoshop, rielaborazione grafica Nicola Antonio Imperiale

Bibliografia:

  • Vincenzo Massilla, Commentarii super consuetudinibus praeclarae civitatis Bari, Stampatore Giacomo Fabriano, 1550
  • Giulio Petroni, Il testo delle consuetudini baresi: volgarizzato ed annotato, Stamperia e cartiere del Fibreno, 1860, Napoli
  • Vito Antonio Melchiorre, Storie baresi, Levante Editori, 2010, Bari.

Link Wikipedia Morgincap:

https://it.wikipedia.org/wiki/Morgengabio

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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.

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