Sgombero ex-Socrate: un esempio fortunato di convivenza inter-etnica rischia di sparire
ex-socrate07
BARI – Sono circa sessanta, tra eritrei, etiopi, sudanesi e un palestinese, donne, uomini e bambini e oramai da ben dieci anni hanno creato una comunità autogestita nello stabile occupato dell’ex liceo Socrate di Bari in via Fanelli al civico 116, perfettamente integrata nel tessuto cittadino e in pacifica e serena convivenza con il resto del quartiere San Pasquale.
Un esempio fortunato da indicare come modello da seguire e esportare? Un fiore all’occhiello di cui la città può andare orgogliosa? Nulla di tutto questo, anzi. Il 7 gennaio 2021 il Comune, proprietario dello stabile, ha chiesto ai residenti, pur in assenza al momento di un’ufficiale ordinanza di sgombero, di liberare l’edificio dichiarato inagibile, promettendo “temporanee” sistemazioni alternative.
Ma qui non si tratta solo di uno stabile. È in ballo la vita di una comunità, oramai radicata, solidale, che vive nell’assoluto rispetto della legalità e che negli anni si è fatta promotrice di iniziative culturali e sociali significative.
La situazione si è incrinata il 22 dicembre 2020 quando verso le 10 del mattino si è improvvisamente sviluppato un incendio al piano terra dell’edifico in un sottoscala adiacente all’ingresso. Il rogo è stato subito domato e, nonostante la gran quantità di fumo propagatasi inizialmente, non ha provocato danni visibili al resto della costruzione e ai residenti, in buona parte assenti perché impegnati sul posto di lavoro.
«Ero tra i pochi presenti quando è divampato l’incendio e, dato che mi è capitato in altre occasioni della vita, sapevo cosa fare per sedarlo – ci racconta Ashraf, 56enne palestinese residente e membro dell’associazione “Ex-Socrate”-. Uno dei nostri vicini ha subito allertato i vigili del fuoco ma la cosa incredibile è stata che assieme a loro sono intervenuti anche decine di poliziotti, anche quelli del reparto antisommossa, e tecnici del comune che ci hanno fatto immediatamente sgomberare e hanno proceduto alla perquisizione dell’edificio. Il tutto per un incendio spento in poco tempo».
Eppure è bastato così poco per far dichiarare all’improvviso inagibile un edificio che necessita di un sostanziale recupero da anni, come l’associazione dei residenti “Ex-Socrate” ha sempre lamentato. E a soli due giorni dalla ricorrenza della festività del Natale, con il freddo che incombeva e la contingente situazione creata dall’emergenza dell’epidemia, il Comune ha disposto lo sgombero immediato ignorando la difficoltà nel trovare altre sistemazioni e la possibilità di disgregare nuclei familiari e legami consolidati.
«Ciò che non si aspettavano e non potevano immaginare – continua orgogliosamente Ashraf- era la reazione non solo di tutto il vicinato accorso per sodalizzare, ma di buona parte della cittadinanza che è intervenuta a presidiare lo stabile sino a permetterci di superare il cordone della polizia e riprendere possesso del nostro spazio».
Ma sembra che lo sgombero sia stato solo posticipato e, nonostante i tavoli di incontro a Palazzo di Città e in Prefettura, del 4 e 7 gennaio, la decisione di provvedere a rendere agibile l’edificio, allontanando la comunità da dislocare diversamente, non è stata revocata. Eppure un progetto per la riqualificazione dell’immobile e per l’autorecupero volontario gestito dai residenti è stato presentato nel 2014 e perfino siglato dal comune, dalla regione, dall’associazione “Ex-Socrate” e da ingegneri del politecnico che hanno lavorato gratuitamente. Ma non è mai stato attuato.
«Quando nel 2009 abbiamo occupato la scuola ci siamo trovati di fronte a un fabbricato abbandonato (il primo plesso del liceo classico Socrate è stato attivo in quella sede dal 1975 al 2004 circa), una vera e propria discarica, ritrovo anche di eroinomani», chiarisce Ashraf. «All’epoca eravamo un centinaio e abbiamo provveduto alla sua sistemazione e manutenzione a nostre spese. Ma se lo stabile è sempre stato inagibile, perché lo dichiarano solo ora? E perché in seguito ad un piccolo incendio che ha annerito solo un sottoscala? L’ufficio tecnico ha periodicamente effettuato controlli che hanno sempre avuto esito positivo. Perché dopo questo incendio hanno rilevato che l’impianto elettrico da noi configurato non è a norma? Ci basterebbe sapere come modificarlo».
Ashraf mi mostra l’unico rubinetto da cui possono attingere un po’ d’acqua grazie ad un allaccio ottenuto solo nel 2013. Spostandomi da un piano all’altro rimbalzano prepotentemente sui miei occhi numerosi e coloratissimi murales che ricoprono stanze, corridoi e scale. Molti di essi sono stati realizzati, nel corso delle edizioni del CaCofestival, da noti artisti come Ericailcane e Blu che hanno lasciato la loro impronta indelebile soprattutto sulla facciata dell’edificio dominata da sagome di animali fantastici che solcano onde in cui si immerge una città immaginaria. Oramai abbandonato è il palco dove si sono tenuti tanti concerti e la grande ex palestra scolastica, da sempre aperta ai residenti e non, rimasta vuota e buia.
«Abbiamo sempre avuto ottimi rapporti con i nostri vicini – conclude Ashraf -. Loro ci portano da mangiare, da coprirci e noi facciamo per loro piccole commissioni. Non c’è mai stato uno screzio, uno scontro. I negozianti ci portano persino la frutta! Negli anni abbiamo provveduto ad allontanare sempre chi non si comportava correttamente e l’associazione ha fatto in modo che ognuno di noi fosse in regola con i documenti e che nessuno lavorasse in nero. Ciascuno di noi ha un’occupazione regolare e detiene qui la propria residenza. Siamo oramai un punto di riferimento per tutti gli immigrati che sono in città anche solo di passaggio e ai quali forniamo consulenza e sostegno. Davvero si vuole smantellare una realtà del genere?».
Gramsci scriveva: “Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire partecipare. Chi vive veramente non può non essere cittadino partecipe”. Non l’illegalità, quindi, ma saranno l’indifferenza e la miopia delle istituzioni a cancellare l’unico esempio riuscito di convivenza inter-etnica di un quartiere difficile ma solidale?


Docente di letteratura e storia, laureata in lettere e diplomata in archivistica, ha collaborato per 5 anni con la Soprintendenza archivistica e ha scritto per 4 anni per la testata online Barinedita. Appassionata di fotografia ha seguito corsi di fotografia e fotoreportage e ama viaggiare con una Nikon al collo







