Un modugnese alla corte borbonica: la storia di Giuseppe Mario Arpino – il libro di Gianvito Armenise

Gianvito-Armenise-Giuseppe-MarioArpino

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“Impressionante”! È la prima parola che mi viene in mente per la mole di lavoro che Gianvito Armenise ha dedicato alla figura di Giuseppe Mario Arpino, Il diplomatico alla corte di Ferdinando II di Borbone, Edizioni Solfanelli. La seconda parola è “straordinario”, un ‘lavoraccio’ splendido, lucido, ricco, unico. Armenise meriterebbe un premio soltanto per il grande, paziente lavoro di ricerca e per aver redatto un volume come nessuno fa più da anni, nonostante, “il nostro estensore non sia uno storiografo di professione”, come scrive Marino Pagano nella sua introduzione

Armenise si definisce un “ricercatore appassionato”. Solitamente gli “appassionati” sono più meticolosi dei ricercatori di professione. Per un autore la passione, unita alla curiosità, prescinde in qualunque opera biografica… specialmente se la persona riguarda un personaggio storico mai oggetto di studio. Ed ecco allora che, nella ricerca delle opere di Giuseppe Mario Arpino, un personaggio che lo stesso Autore definisce poco noto, Armenise ci conduce per mano nella moltitudine di personaggi che hanno arricchito la corte di Napoli: un tuffo nel mare azzurro del regno di Ferdinando II di Borbone, Re di Napoli e delle due Sicilie dal 1830 al 1859. Un Re autorevole, risoluto e bellicoso che i suoi sudditi chiamavano “Re bomba”.

Chi è allora Giuseppe Mario Arpino nato a Modugno in provincia di Bari l’8 settembre 1804? Com’è che il padre, Agostino, un napoletano di Vico Equense, si trova a Modugno dove conosce e sposa la bella Rachele Alfonsi dando alla luce Giuseppe? 

Con dovizia di particolari il libro ci racconta tutto. Come Agostino e Rachele, privi di mezzi, riescono a mantenere Giuseppe a Napoli facendogli frequentare l’Università per laurearsi in economia e giurisprudenza; in che modo il giovane pugliese fresco di studi riesce ad emergere e farsi valere in una delle corti più corrotte d’Europa. 

Come diventa giudice civile a Napoli e Ambasciatore del regno di Ferdinando II a Londra. E come, per la sua onestà e benemerenze, nel 1839 viene inviato a Palermo in missione per una ferma di nove anni quale avvocato generale della Corte dei conti e Capo dipartimento, per tentare di sanare i conti del Regno delle due Sicilie e limitare lo strapotere dei baroni. In Sicilia infatti si stenta ad applicare la Costituzione varata nel 1812 con l’intento di abolire feudi e baronie ma che in realtà lasciava tutto come prima.

Tra le altre cose, Armenise ci descrive lo scontro, nel 1841 a Palermo, fra l’avvocato Giuseppe Mario Arpino e il furbo, squattrinato giovanotto che risponde al nome di Francesco Crispi, lo stesso Crispi che ancora, nel 1893, quale presidente del Consiglio del Regno d’Italia, è sempre a corto di denaro e finisce coinvolto nel famoso caso della Banca Romana, un Istituto di credito battente moneta, che elargiva denaro a ministri e parlamentari per finanziare le loro campagne elettorali senza mai restituirli. 

E accade che la stessa vita di Ferdinando II, alla fine dei suoi giorni, s’interseca con un altro modugnese, il medico Nicola Longo affiliato alla carboneria

Intanto a Palermo Giuseppe Mario Arpino trova l’amore in Maria Cristina Anselmo, una giovane sensibile poetessa di sedici anni più giovane di Giuseppe e, nel settembre del 1840, la sposa. Anche sulla figura di Maria Cristina l’Autore è prodigo di notizie piacevoli e interessanti: Storia, insomma, quella storia intima che si trova nelle chiese, nei registri dei matrimoni, negli archivi parrocchiali. 

Tornato poi a Napoli nel 1849, in una metropoli totalmente diversa da come l’aveva lasciata dieci anni prima, una città che aveva già assaporato il frutto proibito della libertà “concessa” da Giuseppe Bonaparte prima e da Gioacchino Murat dopo e che Ferdinando II non poteva ignorare, Giuseppe Mario Arpino, che gode ormai la piena fiducia del Re “per le sue indiscusse qualità morali e intellettuali” è chiamato al delicato compito di riallacciare e riavviare le relazioni diplomatiche tra il Regno di Napoli e gli Stati Uniti d’America e cercare di stipulare un accordo, “una convenzione di amicizia, commercio, navigazione ed estradizione tra i due Paesi”.

La controparte di Giuseppe Arpino è il diplomatico americano d’origine scozzese Robert Dale Owen, dedito alle arti dello spiritismo. Owen giunge a Napoli nell’autunno del 1853. I due s’intesero a meraviglia, Owen era sorpreso che Arpino sapesse leggere l’inglese e, alla fine della difficile trattativa, che si protrasse fino al 1855, il diplomatico americano definisce Arpino “il più grande uomo d’affari con cui ho avuto rapporti ufficiali a Napoli”. Il trattato venne firmato il 1° ottobre 1855, il 2 ottobre, e “Don Giuseppe Mario Arpino rese la sua anima al Signore”, scrive Gianvito Armenise. 

Di lì a poco anche Ferdinando II renderà l’anima a Dio, non senza prima passare dalla Puglia e incontrare un altro modugnese, il medico Nicola Longo, che visiterà più volte il sofferente monarca Borbone durante la sua lunga permanenza a Bari

Re Fardinando II di Borbone

Il Re muore nella Reggia di Caserta il 22 maggio 1859, ma era già moribondo quando arrivò a Bari, il 1° febbraio, per assistere al matrimonio del figlio Francesco II, celebrato il 3 febbraio nella chiesa di San Domenico, alle spalle del palazzo dell’Intendenza, con la duchessa Maria Sofia di Baviera, sorella della più famosa Imperatrice d’Austria, Sissi. 

La comitiva Reale lascerà la città il 7 marzo 1859 via mare. In nessun modo il Re avrebbe potuto viaggiare in carrozza tanto era malridotto. Ma anche la casa Borbonica era ridotta male e 16 mesi dopo la dipartita di Ferdinando II, il figlio Francesco II, dovrà arrendersi ai “mille” di Giuseppe Garibaldi

Un lavoro minuto, certosino, puntiglioso con tante domande che nel corso della stimolante lettura di questo volume avranno tutte le necessarie risposte. Il pregevole libro di Gianvito Armenise assolve egregiamente alla funzione per cui nasce un’opera storica: informare e dare risposte documentate. Ma per averle, e l’Autore è molto esauriente, “è d’uopo” avrebbe detto il modugnese Arpino , acquistare il volume e, garantisco: l’arricchimento storico-culturale che se ne riceve dal ricco contesto sociale è di gran lunga superiore al costo del libro!

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Nicola Mascellaro è nato a Gravina in Puglia nel 1939, risiede a Bari dal 1950. Dal 1966 al 1996 ha lavorato presso La Gazzetta del Mezzogiorno come impiegato responsabile dell’Archivio di documentazione.

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