Via Guglielmo Appulo: alla scoperta dello scrittore medievale legato alla storia di Bari
Nelle pieghe della storia molti nomi si sono persi nell’oblio, ma di alcuni di questi personaggi dimenticati, le cui opere o azioni sono invece sopravvissute. Abbiamo già parlato di casi simili, come Schiavo di Bari, poeta del XIII secolo il cui nome è riportato sul torrione del Duomo, e Lupo Protospata, cronachista di cui, come per il primo, abbiamo soltanto scarse notizie. A queste personalità aggiungiamo oggi anche Guglielmo di Puglia, detto Appulo o Pugliese.
Guglielmo Appulo
Di Guglielmo si conosce ancora meno dei due personaggi sopra elencati. Non è nota la data di nascita o quella di morte perché non documentate. Secondo la storica Marguerite Mathieu, che ha studiato a lungo la sua unica opera conosciuta, il poema Gesta Roberti Wiscardi è stato scritto fra il 1095 e il 1099 durante la prima crociata.
Qualche elemento emerge dal modo in cui si esprime nel testo: dato che nel suo scritto traspare il disprezzo verso i bizantini, si ipotizza fosse di origini normanne trasferitosi in Puglia o proprio pugliese, di Giovinazzo, vista la conoscenza che dimostra della città e degli avvenimenti della stessa.
Altra ipotesi è che fosse un monaco o un teologo per la dedica all’inizio del poema a papa Urbano II e per il suo stile di scrittura, ma di tutto questo chiaramente non ci sono certezze.
Nonostante la mancanza la scarsità di informazioni, il suo poema è così importante per comprendere la storia del Mezzogiorno che il Comune di Bari e tante altre città lo ricordano nella loro toponomastica. Infatti nel quartiere Japigia c’è una lunga strada con il suo nome.
L’opera di Guglielmo
L’opera per cui è noto, è appunto Gesta Roberti Wiscardi, ovvero le Gesta di Roberto il Guiscardo, poema epico-celebrativo appartenente alla tradizione letteraria dell’XI-XII secolo, composto da oltre 2800 esametri diviso in cinque libri, con prologo ed epilogo.

Il tema è chiaramente basato sulle imprese di Roberto il Guiscardo ed è stato composto su sollecitazione di papa Urbano II e dedicato al figlio di Roberto, Ruggero Borsa, committente e protettore di Guglielmo Appulo.
Nel poema il Guiscardo è descritto come un uomo eccezionale che combatte con fermezza i bizantini, scacciandoli dall’Italia Meridionale e dando ai normanni quel ruolo che un tempo apparteneva ai Longobardi, legittimando così la loro dominazione sul Sud. Nel testo compaiono anche le figure di Melo da Bari e Argiro, suo figlio, anche loro personaggi noti della storia barese.
Vengono inoltre descritti l’assedio e la conquista di Bari da parte del Guiscardo, avvenuta nel 1071.
Urbem Barenses terraque marique tuentur. Post, ubi Robertus desperat moenia Bari posse capi pugna, coepit promittere multa nobilibus patriae, quorum pollebat in urbe nobilitas potius, quorumque potentia maior. Et sic allectis maioribus, alliciendos promissis credit fore muneribusque minores; saepe minas faciens, ut civibus incuteretur terror, omnimodis pro deditione laborat urbis, cuius erat capiendae magna libido. Venturum auxilio Gocelinum fama ferebat multis imperii cum navibus. Ad capiendum esploratores posuit dux callidus illum.
Tradotto:
Gli abitanti di Bari difendono la loro città per terra e per mare. In seguito, rendendosi conto che non sarebbe riuscito a espugnare le mura di Bari con la forza, Roberto iniziò a fare molte promesse ai nobili del luogo, ovvero a coloro che godevano di maggiore prestigio e potere in città. Dopo essersi guadagnato il favore dei notabili, ritenne che anche gli uomini di rango inferiore potessero essere convinti con promesse e doni. Ricorrendo spesso alle minacce – nel tentativo di incutere terrore tra i cittadini – cercò in ogni modo di ottenere la resa della città, che desiderava ardentemente conquistare. Si sparse la voce che Gocelin (Jocelin/Gozzelino) stesse arrivando in loro soccorso con numerose navi imperiali; l’astuto duca dispose allora degli esploratori per intercettarlo.
Il manoscritto
Il manoscritto contenente il poema fu rinvenuto nell’abbazia di Bec, in Normandia, e successivamente utilizzato dall’umanista Jean Tiremois per la pubblicazione dell’opera, oggi perduta nella sua versione manoscritta. Tiremois ne curò la prima edizione a stampa (editio princeps), pubblicata a Rouen nel 1582 con il titolo Guillielmi Apuliensis Rerum in Italia ac Regno Neapolitano Normanicarum libri quinque.
A metà Ottocento è stato rinvenuto un secondo manoscritto presso l’Abbazia di Mont-Saint-Michel ed è ora conservato presso la Bibliothèque Municipale d’Avranches.
Insomma, di Guglielmo Appulo restano poche notizie e nessuna certezza sulla sua vita, ma la sua opera ha attraversato i secoli. Il suo nome continua a essere ricordato, a testimonianza di come, se il tempo può cancellare le tracce di una persona, le sue parole e il suo contributo alla storia possano sopravvivere e continuare a vivere nella memoria collettiva.
Link di Wikipedia Guglielmo di Puglia:
https://it.wikipedia.org/wiki/Guglielmo_di_Puglia
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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.


