Storie di Puglia – Lo Jazzo del Demonio: la leggenda nata nel cuore dell’Alta Murgia

Raffigurazione in IA del demonio che spaventa i pastori

Ci sono luoghi che sembrano volersi raccontare, la Murgia è uno di quei luoghi: ogni pietra, albero o foglia, sembra volerci narrare una storia, una favola, una leggenda. Nella sua bellezza, questo polmone verde della Puglia, raccoglie tanti racconti, a volte dimenticati dalle nuove generazioni, che hanno lasciato il loro segno nei nomi e nelle opere dell’uomo. Oggi siamo nell’agro di Ruvo di Puglia per raccontare la leggenda che si cela dietro lo Jazzo del Demonio.

Jazzo del Demonio a Ruvo di Puglia
Lo Jazzo del Demonio è nel Bosco Scoparella

Lo jazzo è immerso nel bosco Scoparella, nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia, a circa 12 km dal paese di Ruvo di Puglia. La caratteristica principale di questa area verde è la presenza della ginestrella che si manifesta normalmente nel sottobosco di roverelle. Questa pianta un tempo era usata per la fabbricazione delle scope, proprio questo probabilmente ha dato il nome al bosco.

Oltre a questa pianta, sono presenti appunto querce roverelle, biancospini, asparago selvatico e numerose piante officinali, usate per guarire un gran numero di malanni.

Nel bosco sono presenti querce roverelle e numerose piante officinali

Proprio in questo luogo incantevole è presente lo Jazzo del Demonio.

Lo Jazzo del Demonio

Per chi non conosce la Murgia, lo jazzo è una costruzione tipica della Murgia e del Gargano. Sono presenti in prossimità dei tratturi e sono composti da una serie di muretti a secco che servivano da ricovero stagionale per le greggi e le mandrie durante la transumanza. Qui, pastori e mandrie potevano riposare, protetti dalle intemperie e dagli animali predatori, come lupi o volpi che avevano difficoltà a superare i muretti. Oltre ai muretti, ci sono anche dei locali con il tetto composti da assi di legno o in pietra, chiamati lamioni, dove appunto i pastori potevano dormire al coperto e non a cielo aperto.

Lo jazzo è composto da muretti a secco
Il locale chiuso è il lamione

Una di queste antiche strutture, famosa anche per la sua roverella secolare, è lo Jazzo del Demonio.

Lo Jazzo del Demonio

La tradizione vuole che tanti anni fa, due pastori si fossero fermati nello jazzo per passare la notte e difendersi dal freddo invernale. I cani all’esterno, posti a protezione del gregge, avevano iniziato all’improvviso ad abbaiare con furia. I due pastori però non si erano affacciati a guardare cosa stesse succedendo, una strana paura gli attanagliava, emozione che aumentò notevolmente quando all’improvviso arrivò il silenzio. Un silenzio più raggelante e preoccupante del latrare degli animali.

Lo straniero bussa alla porta

Poi sentirono bussare alla porta, dall’altra parte dell’uscio un forestiero chiedeva con insistenza di potersi scaldare al fuoco dato che aveva smarrito la strada e faceva molto freddo. Con molta esitazione e titubanza, i due pastori lo lasciarono entrare. Rimasero alquanto perplessi però, l’uomo oltre a essere alto e con la voce rauca, aveva un cappuccio che gli copriva completamente il viso. La figura si sedette vicino al fuoco e altra legna venne posta per scaldare la stanza, ma più fasci di legna venivano posti sul fuoco e più i locali si illuminavano, scacciando l’oscurità che sembrava ammantare l’ospite.

E proprio grazie a questo, uno dei due pastori si accorse che lo straniero aveva degli zoccoli da capra al posto dei piedi. I due uomini in preda al panico corsero nella stanza attigua dove avevano posto i loro giacigli e si nascosero dietro un crocifisso di metallo posto su una parete della stanza.

L’ospite, che ormai nudo mostrava senza più alcuna remora il suo corpo da caprone nero in piedi sulle zampe posteriori e gli occhi fiammeggianti. Fu però sorpreso dalla presenza del crocifisso.

Quell’essere mostruoso, fatto un balzo indietro, scomparve lasciando una macchia nera come di bruciato sulle lastre di pietra che pavimentavano la stanza oltre a una tremenda puzza di zolfo.

Così riporta la guida ambientale escursionistica Giuseppe Carlucci nel libro Frammenti di Murgia, dove racconta la storia narratagli da bambino da un abitante della zona.

Il demonio spaventa i due pastori

La scoperta della voragine

Ma giungiamo al finale, secondo il racconto pochi giorni dopo i due pastori nei dintorni dello jazzo scoprirono una profonda voragine e sospettando che il demonio avesse usato quella strada per salire dagli Inferi, provarono inutilmente a riempire la fossa con delle pietre. Quando tutto si rivelò vano, recintarono quell’apertura nella terra con pali di legno per evitare che qualcuno vi cadesse dentro.

Dopo aver lasciato per sempre quel luogo infausto, i due pastori raccontarono la storia e da quel giorno il luogo prese il nome di Jazzo del Demonio.

Considerata la bellezza del luogo e la pace che ancora oggi lo avvolge, sorprende che proprio questo angolo di Murgia sia stato associato all’Inferno e al demonio. Eppure è proprio questo il fascino delle antiche leggende: trasformare una semplice voragine in una porta verso gli Inferi, un ricovero di pastori in un luogo maledetto e un bosco silenzioso in uno scenario popolato da presenze misteriose. Da secoli questo racconto continua a riecheggiare tra gli alberi dello Scoparella, ricordando che la Murgia non conserva soltanto jazzi, boschi e sentieri, ma anche un patrimonio di storie che il tempo non è riuscito a cancellare. Perché, in fondo, ci sono luoghi che non si limitano a custodire la memoria: continuano ancora oggi a raccontarla.

Un luogo dove trovare un po’di pace

Foto dello Jazzo del Demonio: Dominga Abbondanza

Copertina: Gemini Google + Photoshop rielaborazione grafica Nicola Antonio Imperiale

Bibliografia:

Autori Vari, Frammenti di Murgia, Secop Edizioni, 2020, Corato.

Link Wikipedia Jazzo:

https://it.wikipedia.org/wiki/Jazzo

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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.

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