Il processo ai frati di Bari del 1915: la spy story della Grande Guerra che divise la città
Non c’è bisogno di leggere un libro di John le Carré o Ian Fleming per poter assaporare l’intrigo, il tradimento e la tensione che contraddistinguono una buona storia di spionaggio, alle volte basta soffermarsi su un buon libro di storia e sfogliare i documenti che ci sono stati tramandati per ritrovare racconti ancora più avvincenti che sfidano la fantasia degli scrittori. Oggi ci soffermiamo a raccontare proprio una storia che nel 1915 ha coinvolto cinque frati domenicani del convento di San Francesco da Paola di Bari.
Il libro di padre Pio Scognamiglio
L’episodio è riportato con dovizia di particolari, e malcelato livore (non credo sia possibile biasimarlo per questo!), nel libro “il processo ai frati di Bari durante la Grande Guerra” edito dall’editore La Grafia nel 1940 e ristampato in versione integrale nel 2019 da LB Edizioni. A narrare la vicenda è uno dei suoi protagonisti, il priore del convento padre Pio Scognamiglio nel 25° anniversario della vicenda che lo ha visto coinvolto.
Tutto inizia alle 23.30 del 1° giugno 1915, qualcuno bussa insistentemente al portone del convento, ad aprire va proprio padre Scognamiglio. Dall’altra parte dell’uscio c’è il tenente del 139° Reggimento di Fanteria Alfredo Caloro in compagnia di due carabinieri che, senza tanti convenevoli, pretende di perquisire il convento.
La perquisizione
L’ispezione procede stanza per stanza, senza che alcuna spiegazione sia data al priore o ai suoi confratelli destati nel pieno del sonno. In una stanza viene constatata la presenza di una cartina geografica con degli appunti, nella stanza del priore la somma di 30.000 lire con parecchie missive, e in un’altra un apparecchio per proiezioni.
All’apparenza niente di rilevante ma i sei frati presenti nel convento: padre Pio (Andrea Scognamiglio), padre Matteo (Angelo Coniglione), padre Pietro (Fiorello Salvatore), fratello Vincenzo (Giovanni Antonio Cristofaro), fratello Ceslao (Manocchio Saverio) e il cappellano militare Domenico Borruto Domenico loro ospite, quest’ultimo subito rilasciato, sono accompagnati in Questura per essere interrogati.
In realtà i cinque frati rimasti, aspettano tutta la notte e la mattina successiva per conoscere, finalmente, il perché del loro allontanamento dal convento.

La strana luce
In piena notte, in prossimità del convento, è stata vista una strana luce. La stessa è stata notata da più persone che non sono riuscite a localizzare con precisione la sua provenienza. Bisogna ricordare che l’Italia era entrata in guerra con l’Impero austro-ungarico solo pochi giorni prima, precisamente il 24 maggio dello stesso anno, e c’era la massima allerta.
Infatti a Bari già si temevano incursioni aeree austriache, di conseguenza le ronde controllavano le strade e segnalavano ogni anomalia.
L’arresto dei frati
Tornando ai nostri protagonisti, finalmente ai domenicani fu comunicato ufficialmente il loro arresto e le accuse relative: tradimento e spionaggio.
Da quel momento per 56 giorni, i poveri frati subirono un atroce calvario. Abbandonati e additati da fedeli, amici e stampa, accusati di ogni turpe azione, insultati e maltrattati dalle guardie del carcere del Castello Svevo dove erano stati trasferiti. Iniziarono addirittura a temere per le loro stesse vite, dato che già si parlava di fucilazione.
Inizia il processo
Più dura la prigionia, più il loro animo si riempie di sconforto, finché il 19 luglio inizia il processo. Per l’occasione il Tribunale è spostato in via De Rossi. Per giorni i testimoni così sicuri prima di entrare in aula, iniziano a contraddirsi e a mostrare dubbi nelle loro testimonianze davanti al Collegio dei Giudici e al presidente del Tribunale.
Dopo aver ascoltato i testi, al Collegio giudicante diventa chiaro che la luce non veniva dal convento ma forse da una casa nelle vicinanze. I soldi trovati nella stanza del priore altro non sono che oblazioni per scopo di propaganda religiosa e di elemosina per il Montenegro da inviare su indicazione del papa Benedetto XV all’arcivescovo di Antivari, mons. Nikola Dobrečić.
E che la macchina per le proiezioni, la lanterna magica, scambiata per un apparecchio da segnalazione, non funzionava al di fuori del locale dove era stata trovata e dalla quale non si poteva fare alcuna segnalazione, per un problema di resistenze e cavi come dimostrato dal perito del Tribunale il professore Luigi Lombardi. Inoltre è facilmente provato che la cartina geografica sia dovuta solo alla passione di padre Coniglione per gli studi storici.
Così ogni prova, ritenuta inconsistente dal Tribunale, crolla come un castello di carte.
Fine del processo ai frati
Il 26 luglio, dopo aver attentamente ascoltato i testimoni e analizzato le prove, il presidente Antonio Del Re e il Collegio dei Giudici del Tribunale Militare di Guerra decidono di emettere una sentenza di non luogo a procedere ad alcun procedimento penale per inesistenza di reato.
La sentenza è accolta con giubilo non solo dai frati ma anche da quegli stessi spettatori che solo qualche giorno prima avrebbero lapidato i cinque frati innocenti, senza pensarci due volte.
Dopo quasi due mesi, le porte del convento si riaprirono e le sue stanze accolsero nuovamente gli sventurati, forse ancora traumatizzati dalla brutta esperienza ancora più consapevoli del potere della speranza.
Secondo la teoria di padre Scognamiglio, le prove furono create ad arte dai membri della Massoneria barese con la quale il convento era in aperto conflitto. Noi non facciamo ipotesi e ci resta solo da rileggere una storia piena di intrigo, false accuse, presunte spie e forse agenti corrotti, che ci ricorda tanto una spy story ma dal sapore tutto barese.
Copertina: Gemini Google e Photoshop rielaborazione grafica Nicola Antonio Imperiale
Bibliografia:
- P. Pio Scognamiglio, Il processo ai frati di Bari durante la Grande Guerra, La Grafia, 1940, Bari
- Nicola Filieri, Bari dalla Preistoria al XX secolo, Edizioni del Sud, 2022, Bari
- https://www.basilicasannicola.it/sez/3/178/263/riapre-il-convento-di-s.-francesco-da-paola-1911
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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.