Bari, quartiere Libertà: viaggio nel Centro Socio-Educativo “I ragazzi di Don Bosco” che aiuta i minori a costruire il futuro
Don Bosco
Supportare e seguire i più giovani, aprire le loro menti a nuove prospettive e orientarli verso le loro naturali inclinazioni, questo è il lavoro duro ma stimolante che ogni giorno gli educatori sono chiamati a compiere, specialmente in realtà e quartieri a rischio. Oggi visitiamo il Centro Socio-Educativo diurno per minori “I ragazzi di Don Bosco” all’interno dell’Istituto Salesiano del Redentore nel cuore del quartiere Libertà, dove i minori vengono accolti e seguiti da un gruppo di professionisti e volontari, attraverso attività e progetti rivolti all’integrazione sociale e lavorativa.

La Cooperativa Sociale “Il Sogno di Don Bosco”
Tutto inizia nel 2007 quando la Cooperativa Sociale “Il Sogno di Don Bosco”, che attualmente conta nel suo Consiglio di Amministrazione il dott. Domenico Di Palma, il dott. Paolo Danza e l’avv. Elisabetta Volpe, decide di implementare nuovi servizi socio-educativi per minori e famiglie.
Questi servizi sono di diverso genere, da progetti dedicati a donne e madri in situazione di difficoltà per maltrattamento familiare, disagio sociale e relazionale, a progetti sull’integrazione e l’accoglienza e soprattutto servizi di carattere socio-educativo per minori.
Questi sono attuati tramite due centri: uno a Conversano, il Centro Aperto Polivalente per minori “Beltempo”, e uno appunto a Bari nel quartiere Libertà.

Il centro
Ed è proprio quest’ultimo che visitiamo. L’ingresso del centro, dal 2016 anno della sua fondazione, è in via Mons. Francesco Nitti 43 alle spalle dell’Istituto Salesiano.
Dopo aver attraversato un’anonima porta di metallo e vetro ci troviamo catapultati in una realtà frenetica fatta di risa di bambini, parole e tanta energia, dovuta principalmente ai tanti bambini che scorgiamo mentre si muovono indaffarati nei locali del centro. Nell’aria si respira un entusiasmo che non può lasciare indifferenti.

Ci viene incontro la dott.ssa Jacqueline Pinto pedagogista clinica, coordinatrice del centro, che ci fa visitare il posto.
«Ospitiamo 30 minori dai 6 ai 17 anni. Il diurno garantisce al ragazzo, oltre al supporto scolastico, la possibilità di sperimentare nuove attività attraverso i laboratori proposti dagli educatori», e continua: «I ragazzi fanno sport o usufruiscono di progetti esterni educativi rivolti anche agli aspetti emotivi, comportamentali e alle dipendenze».
Sostegno e integrazione dei minori
Il centro si occupa di sostegno e integrazione dei minori, sostegno alla genitorialità e all’integrazione scolastica, prevenzione della dispersione e dell’abbandono e tanto altro. Tutto questo è però possibile oltre che, grazie all’impegno costante degli educatori, ai tirocinanti, agli stagisti e ai volontari del Servizio Civile e tutto il resto dello staff, anche per merito di una fitta rete che il centro ha tessuto negli anni con associazioni e cooperative sociali, servizi sociali, istituzioni scolastiche e consultori.
Cittadinanza attiva e progetti
«Orientiamo il ragazzo alla cittadinanza attiva. Un ragazzo che resta chiuso solo nella struttura in realtà non vive. Facciamo tutto quello che possiamo per portarlo fuori», e aggiunge facendo degli esempi «siamo andati a Roma per un progetto, collaboriamo tutte le estati con il circolo della vela e ultimamente i ragazzi hanno usato la loro voce per raccontare delle tematiche importanti grazie al supporto di MGradio».
Inoltre, ci racconta che sono stati organizzati laboratori di grafica, make-up artist, street art e teatro, oltre ad attività ludico-ricreative come la pet therapy, padel presso il PalaMartino.

L’utenza del centro
La coordinatrice inoltre ci spiega quale è l’utenza a cui si rivolge il centro: «i ragazzi all’interno sono divisi in tre gruppi: elementari, medie e superiori. Ci sono ragazzi che abbiamo iniziato a seguire a sei anni e ora ne hanno 16-17. Qui, combattiamo ogni giorno contro l’abbandono scolastico».
E aggiunge: «la metà dei ragazzi proviene dal Bangladesh, dalla Nigeria e notiamo che più passa il tempo e più abbiamo una richiesta maggiore da questi paesi rispetto agli italiani, ma questo non ci spaventa anche perché non guardiamo da dove provengono».
La missione del centro è guidare i minori affidati alla struttura verso le predisposizioni che possono valorizzarne il potenziale. Per questo, ogni intervento è calibrato sulle esigenze specifiche dei ragazzi, con un’attenzione costante al loro percorso di crescita.

E proprio per questo i progetti con il tempo cambiano, si evolvono e prima di lasciarci, Jacqueline ci rivela quelli futuri:
«Con altre cooperative e associazioni stiamo cercando di proporre dei laboratori orientati all’agricoltura per una sessantina di giovani dai 14 ai 25 anni, oltre ad altri progetti con la radio, che sembrano funzionare molto bene con i ragazzi».
Link per info sul Centro Socio-educativo diurno “Il Sogno di Don Bosco”:
https://www.ilsognodidonbosco.it/aree-di-intervento/centro-socio-educativo-diurno.html
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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.




