Accadde a Bari – Il viceduca fa decapitare due ufficiali regi dopo un tentato omicidio (1468)
viceduca
Correva l’anno 1468. Sabato 5 marzo (secondo il calendario giuliano), il viceduca Azzo Visconti ordina la decapitazione di due ufficiali regi per i loro reati contro i baresi e il patrimonio della città.
Nel 1465 re Ferdinando I d’Aragona o Ferrante (1424-1494), aveva ufficialmente donato il ducato di Bari al giovane Sforza Maria Sforza (1451-1479), il quale aveva mandato un suo rappresentante Azzo Visconti con il titolo appunto di viceduca, a governare la città.

Il viceduca di Bari
Lo stesso aveva quindi il compito non solo di riordinare le istituzioni ma anche di amministrare la giustizia e per questo si informò sulle consuetudini baresi. Il suo governo fu particolarmente apprezzato dai baresi perché considerato saggio e imparziale.
Uno dei più grandi esempi di questa imparzialità si ebbe quando Azzo fece punire due uomini al servizio dell’esercito regio: Morello di Rieti ed Ettore Caracciolo di Napoli. Questi “uomini d’arme” in città si erano macchiati già di diversi reati, saccheggiavano botteghe e facevano violenze di ogni tipo. Definiti persone “scandallose et de mala natura”.
Quando la notte del 27 febbraio, una bottega in piazza che vendeva indumenti, fu depredata per la somma di 300 ducati di merce, e i sospetti ricaddero sui due, il governatore decise di intervenire.
Non avendo delle vere prove, Azzo Visconti li invitò a colloquio sperando di poter strappare loro un qualche tipo di confessione. I due uomini astuti, intuendo la possibile trappola, accettarono ma una volta sul posto, bloccarono la porta, posero un loro uomo fidato a fare da palo alla dimora, e cercarono di far passare con l’uso della forza e della spada a miglior vita il governatore.
Fortunatamente, le urla e i rumori della lotta portarono all’arrivo di sentinelle e rinforzi che misero in fuga i due malfattori e il loro seguito. Inseguiti fino a piazza Mercantile e trovate le porte della città chiuse, furono accerchiati dal popolo. Rischiarono il linciaggio. Grazie agli uomini del governatore però furono portati al castello ancora vivi e qui interrogati.
La condanna e le conseguenze
Dopo la loro confessione e il ritrovamento della refurtiva, furono condannati e decapitati pubblicamente, come racconta lo stesso viceduca Azzo, in una lettera a Bianca Maria Visconti (1425-1468), madre del duca Sforza Maria Sforza:
[…] el sabato seguente che io alli cinque del presente (marzo), li feci tagliare la testa a tuti duy et con tanto piacere et contenteza generalmente de tuti quisti gentilhomini et citadini quanto dir se possa.
Per evitare problemi con re Ferrante, Bianca Maria scrisse al re lagnandosi del comportamento inadeguato dei suoi ufficiali. La risposta di re Ferdinando fu alquanto spiazzante, pur con gentilezza, fece notare all’ambasciatore Antonio da Trezzo che essendo ufficiali regi, dovevano essere messi in carcere, e avrebbero dovuto attendere le sue direttive riguardo la pena da assegnare loro, certamente non giustiziarli in pubblica piazza.

Bianca Maria rispose che se il re lo desiderava, il governatore sarebbe stato rimosso dal suo incarico o punito in altra maniera e raccomandò ad Azzo Visconti che:
[…] quando mai accadesse simile cosa o altro caso et inconveniente grave et importante, prima che tu proceda a punitione alcuna, debii avisare la Maestà del re et governarte in tuto et per tuto como per la Maestà Soa te sarà commisso, perché volemo te rezi et governi in tuto secondo la volontà soa.

Copertina: Google Gemini rielaborazione grafica Nicola Antonio Imperiale
Bibliografia:
- Nicola Ferorelli, Il Ducato di Bari, tipografia Milesi & Nicola, 1914, Milano
- Gerardo Cioffari, Storia di Bari, Centro Studi Nicolaiani, 1998, Bari
Link Wikipedia Ducato di Bari:
https://it.wikipedia.org/wiki/Ducato_di_Bari
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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.
Grazie. Molto interessante.
Ti ringrazio per il commento e per l’attenzione.